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Lunedì, 15 Aprile 2024
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Perquisizione straordinaria nel carcere di Brindisi: trovati telefonini e Sim

L’operazione che ha investito tutto il carcere è stata organizzata dai vertici del penitenziario, e si è protratta fino alla  tarda serata di ieri, giovedì 21 aprile

BRINDISI - Ancora telefonini sequestrati a detenuti di origini baresi e foggiani ristretti all’interno del carcere di Brindisi. La scoperta è stata fatta durante una perquisizione straordinaria avvenuta nella serata di ieri, giovedì 21 aprile, in vari reparti. In tutto sono stati sequestrati tre telefonini cellulari, sim e un rudimentale caricabatteria costruito collegando delle ministilo. L’operazione che ha interessato tutto il carcere è stata organizzata dai vertici del penitenziario, e si è protratta fino alla tarda serata.

"Ciò è potuto avvenire grazie alla grande professionalità del reparto di polizia penitenziario che in maniera incessante, porta avanti una lotta senza quartiere per bloccare l’ingresso di materiale proibito nel penitenziario di via Appia". Commenta il Sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria) in una nota inviata agli organi di informazione, con il quale ha reso nota la vicenda. 

"Purtroppo questo sacrificio continuo teso ad affermare la legalità ed il rispetto delle regole all’interno del carcere, trova molte difficoltà a causa del sovraffollamento di detenuti, e della carenza dell’organico di polizia penitenziaria". Si legge ancora nella nota che porta la firma del segretario nazionale Federico Pilagatti. 

"Da tempo il Sappe chiede all’amministrazione penitenziaria  di contrastare l’utilizzo dei telefonini  da parte dei detenuti mettendo in campo delle apparecchiature che permettono di disturbare o inibire la trasmissione o ricezione dei cellulari per renderli inutilizzabili. Invece no, mentre  i delinquenti fanno uso di ogni mezzo compresi  anche piccoli droni (pilotati dall’esterno) per far entrare direttamente nelle loro stanze materiale vietato (telefoni, droga ecc.ecc.) ,(ultimo caso a Taranto) i poliziotti non hanno nessuna arma a disposizione se non l’intelligenza e la professionalità".

"Purtroppo si deve anche registrare che i detenuti che si rendono responsabili di questi reati, come per chi aggredisce i poliziotti, non vengono nemmeno adeguatamente puniti, per cui invece di essere trasferiti a mille chilometri di distanza, il più delle volte rimangono nello stesso carcere a vantarsi delle loro bravate. Se i detenuti non smettono di far entrare in carcere  materiale proibito, come si può pensare che abbiano una vera volontà di mettere la testa a posto e tornare a far parte della società (il famoso reinserimento)?". 

"La segreteria regionale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, non può che esprimere vivo compiacimento per questa ennesima operazione svolta dai poliziotti penitenziari in servizio a Brindisi tesa a prevenire l’introduzione di materiale proibito all’interno del carcere. E confortante e rassicurante per la comunità che dei lavoratori come quelli di Brindisi costretti a carichi di lavoro massacranti, non perdono la lucidità e la serenità  necessaria per far fronte con la dovuta professionalità, a tutte quelle situazioni che possono mettere in difficoltà o in pericolo la sicurezza del carcere".

"Tale livello di preparazione e responsabilità raggiunta dai poliziotti penitenziari in servizio presso il carcere di Brindisi non può bastare, poiché le problematiche sono tante a partire dalla carenza dell’organico dei poliziotti che sono costretti a carichi di lavoro iintenso con più posti di servizio da gestire. Proprio per questo il Sappe invita il ministro della Giustizia ed i vertici del Dap, a reintegrare al più l’organico di poliziotti che è carente almeno di 40 unità, nonché a consentire di poter combattere ad armi pari questa battaglia per affermare la legalità".

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