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Droga verso la provincia di Taranto: arrestati anche due fratelli di Francavilla Fontana

Un terzo fratello è al momento irreperibile. Un quarto francavillese indagato a piede libero. All'alba di oggi il blitz dei carabinieri. Sono venti gli indagati, di cui 15 sottoposti a custodia cautelare in carcere e quattro ai domiciliari

Proveniva dal territorio di Francavilla Fontana la droga spacciata nei comuni di Sava e Torricella, nel Tarantino. Questa realtà emerge da un’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Taranto che alle prime luci di oggi (lunedì 27 marzo) è sfociata nell’arresto di 19 persone, di cui due residenti a Francavilla Fontana. Si tratta dei fratelli Carlo Di Palmo, 50 anni, e Daniele Di Palmo, 34 anni, accusati di reati in materia di droga. Anche un terzo fratello 40enne, al momento irreperibile, è stato raggiunto da misura restrittiva, sempre per presunti episodi di spaccio. Sono in totale 15 gli indagati nei confronti dei quali è stato disposto il carcere. Arrestate in regime di domiciliari, invece, altre quattro persone. Vi è poi un quarto francavillese indagato a piede libero. Ad eccezione dei quattro residenti nel Brindisino, tutti gli altri indagati risiedono fra i comuni di Sava e Manduria, in provincia di Taranto. I fatti contestati si sono verificati fra la fine del 2019 e ottobre 2020. 

Le accuse

Gli indagati sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. La misura è stata eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Taranto, con l’ausilio dei Nuclei Cinofili di Modugno e Tito, delle Aliquote di Pronto Intervento di Brindisi, dello Squadrone carabinieri Eliportato “Cacciatori Puglia”. Sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo e ricettazione, nei comuni di Sava (Taranto) e Torricella (Taranto).

I canali di spaccio

L’indagine, coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, è stata condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, con sistemi tradizionali, come servizi di osservazione e pedinamento, e mediante sofisticate attività tecniche.  Così come anche indicato nell’ordinanza del gip, lo stupefacente sarebbe provenuto dal territorio di Francavilla Fontana, da “soggetti evidentemente ben inseriti nel settore dei narcotici”.  Il canale dello spaccio sarebbe terminato, poi, nelle piazze savesi, grazie ad un nutrito gruppo di pusher. 

Le indagini, concentratesi nella parte iniziale su di uno degli indagati, il quale, come affermato nell’ordinanza, “dopo un lungo periodo di detenzione, riacquistata la libertà, forte del suo carisma criminale, aveva sin da subito ripreso le redini delle attività criminose del suo territorio”, grazie al “suo elevato e riconosciuto spessore criminale” ed avrebbe iniziato ad “imporre le sue regole”. In particolare, lo stesso avrebbe costretto altri gruppi criminali presenti sul territorio sud-orientale della provincia di Taranto al “fermo”, non permettendo agli stessi di poter gestire alcun traffico criminale, legato allo spaccio di droghe, se non sotto il suo diretto controllo.

Armi occultate nei loculi

Il sodalizio avrebbe “riconvertito il cimitero di Sava nella base operativa logistica del gruppo, dove al sicuro da occhi indiscreti, sarebbero avvenuti gli incontri con i fornitori, con i pusher”. “In quel luogo, sarebbero avvenuti, poi, i conteggi dei proventi dell’attività di spaccio, la suddivisione degli utili e in alcune occasioni anche il taglio dello stupefacente”.  Due degli indagati avrebbero, addirittura, occultato armi illegalmente detenute, all’interno di un loculo vuoto, di proprietà di una ignara famiglia savese, all’interno del quale gli investigatori, durante le indagini, hanno rinvenuto 3 fucili, di cui uno a pompa, e vario munizionamento, anche per pistole, che da successivi accertamenti sono risultati rubati. Come si desume dall’ordinanza, “uno degli aspetti più allarmanti, verificatisi nel corso delle indagini, è di sicuro la disponibilità di armi (pistole e fucili) da parte degli indagati, che avrebbero più volte anche portato in pubblico le stesse”. Gli indagati sarebbero stati in possesso anche di giubbotti antiproiettile.

Gli indagati e gli assuntori di droghe avrebbero continuato imperterriti nelle loro attività illecite anche durante l’emergenza sanitaria da “Covid-19” e nonostante i periodi di “lockdown”.  Questa notte, nel corso delle perquisizioni, presso l’abitazione di uno degli indagati è stato rinvenuto e sequestrato un fucile a canne mozze con matricola abrasa, munizionamento vario, alcune “cipollette” di sostanze stupefacenti del tipo verosimilmente cocaina e hashish, nonché un paio di manette. 

È importante sottolineare che l’eventuale responsabilità degli indagati dovrà essere accertata con sentenza definitiva, valendo, fino ad allora, la presunzione di innocenza.

Le accuse ai francavillesi 

A Daniele Di Palmo e al fratello al momento irreperibile sono contestati complessivamente sei capi di imputazione. I due, in particolare, insieme ad altri 12 indagati, sono accusati di aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti pluriaggravato dall’essere superiore a 10 e dall’avere disponibilità di armi. 

Il sodalizio sarebbe stato costituito e avrebbe operato fra Sava e Torricella. Il ruolo dei Di Palmo sarebbe stato quello di rifornire i presunti sodali di “ingenti quantitativi di diverse tipologie di sostanza stupefacente” da destinare appunto presso le piazze di spaccio presso Torricella e Sava. 

I due devono poi rispondere di cinque presunti episodi di spaccio in cui, da quanto appurato dagli inquirenti, avrebbero ceduto diversi quantitativi di cocaina e marijuana a degli indagati residenti nel Tarantino, per un valore complessivo di diverse migliaia di euro. In uno di questi episodi sarebbe coinvolto anche il terzo fratello, Carlo, che risponde di un unico capo di imputazione. I tre francavillesi, nello specifico, avrebbero ceduto un “quantitativo non inferiore a 532 grammi di cocaina” agli indagati del Tarantino.

Nei prossimi giorni si svolgeranno gli interrogatori di garanzia, davanti al gip del tribunale di Lecce. Daniele Di Palmo è difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri. Carlo Di Palmo è assistito dai legali Ladislao Massari e Danilo Cito. 

Articolo aggiornato alle ore 10.35 (le accuse ai francavillesi)
 

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