Una ambiziosa sfida verde per risanare i danni dell'industrializzazione

E' il progetto Grande Foresta Orientale: piante, colture di canapa per la fitodepurazione dei terreni, creazione di leccete e sugherete nel Sito inquinato di interesse nazionale di Brindisi. Occorreranno decenni

BRINDISI – Il futuro di Brindisi, territorio in parte fortemente segnato dagli effetti collaterali dell’industrializzazione, non passa solo da un nuovo tipo di sviluppo ma anche dal recupero e dalla rinaturalizzazione, soprattutto, delle migliaia di ettari compresi all’interno dell’area del Sito inquinato di interesse nazionale (Sin, sotto nella cartina), istituito e perimetrato addirittura prima di quello di Taranto. Ci vorranno decenni, ma bisogna partire ora. Questo progetto si chiama “Grande Foresta Orientale”, una grande opera di forestazione a sud-est della città.

Il perimetro dell'area Sin di Brindisi

Saranno le piante a risanare il paesaggio rurale, a recuperare le vaste aree interdette alle coltivazioni lungo l’asse del nastro trasportatore del carbone, a produrre i processi di fitodepurazione del suolo e della falda, ad assorbire le polveri e il diossido di carbonio (CO2), a ridurre l’impatto delle isole di calore industriali sugli equilibri ambientali globali. È una strada in via di sperimentazione, sia pure isolata, in Canada e negli Stati Uniti. Anni fa in Germania hanno sepolto intere aree industriali della Ruhr sotto parchi e colline. Ma, assicurano gli amministratori comunali brindisini, qui nella nostra zona Sin la sperimentazione sarà ancora più avanzata.

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Molti di noi non vedranno il compimento di questo progetto, ma è una eredità positiva, una opportunità di rinascita anche economica oltre che ambientale e paesaggistica, per le nuove generazioni, per la Città Bella che sopporta dal 1959 gli effetti della politica dei poli industriali. La Grande Foresta Orientale è una idea strategica del “Piano Città Campagna” che viene – spiega il documento ufficiale del progetto – dal Piano Paesistico Territoriale Regionale (Pptr) della Puglia e accolto nel Piano urbanistico generale (Pug) della città di Brindisi attualmente in itinere.

Brindisi - Grande Foresta Orientale (2)-2-2

È esteso per ben 30mila ettari, il territorio di Brindisi. Nessuna città della Puglia ha un agro tanto grande. Settemila di questi ettari sono rinchiusi nel perimetro del Sin, assieme a 6mila ettari di superficie marina. Una eredità pesante, che si vuole trasformare in una eredità positiva e determinante. Non è una novità, la strategia del greening per le città, per ridurre gli effetti del calore urbano, le urban heat island, sul riscaldamento globale del pianeta. A Brindisi l’operazione Grande Foresta Orientale ha però anche il compito di bonificare e recuperare il paesaggio rurale, e di introdurre nuove attività (come la piantagione della canapa, che ha un forte effetto di fitodepurazione), di produrre nuovi redditi.

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Bisognerà sapere inoltre integrare anche la campagna, il verde, con le case e le strade, e non a caso si pensa di cominciare a creare – parallelamente agli interventi per la Grande Foresta Orientale – corridoi ecologici naturali e artificiali lungo le arterie cittadine e del territorio esterno, come raccordo anche con le aree naturali protette già esistenti, come quelle dei boschi e dei Sic, i siti di intere comunitario, o dello stesso Parco Regionale delle Saline di Punta della Contessa. È singolare che nei settemila ettari dell’area Sin, accanto ai 2.500 occupati da insediamenti industriali, ci siano anche 1.500 ettari di aree naturalistiche già protette.

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Sul resto di questo perimetro l’idea è quella di utilizzare una forma di forestazione bassa (macchia, canneto, ma come già detto anche colture come quella delle canapa), sfruttando i terreni agricoli privati interdetti alle produzioni destinate al consumo alimentare, che ripristini da un lato forme di economia agricola e turismo, ma faccia anche da frangivento per la forestazione alta che si vuole realizzare più nell’interno, con leccete e sugherete, la foresta primordiale di questa parte della Puglia sopravvissuta solo sino all’introduzione estensiva dell’olivo.

Terreni agricoli attorno alla centrale di Cerano

È una grande sfida: la tavola rotonda tra esperti della serata di oggi 19 luglio 2019 nella sala delle Università a Palazzo Granafei-Nervegna, intendeva definirne i contorni, la portata, l’impegno. E richiederà il varo del Pug, intanto, la ricerca dei finanziamenti, la progettazione accurata. Ma se si riuscirà a cominciare questo cammino, le future amministrazioni comunali vi daranno continuità, oppure Brindisi sarà nuovamente riportata al punto di inizio? Per evitare ciò, la Grande Foresta Orientale deve essere necessariamente, obbligatoriamente una idea profondamente condivisa.

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