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"Noi, operatori del settore benessere, stritolati tra chiusure e abusivismo"

Il grido d'aiuto di una categoria. Parlano il parrucchiere Michele Padula e l'estetista Ilenia Passaseo, entrambi di Confartigianato Brindisi

BRINDISI - “Così non ce la facciamo più, siamo stretti in una morsa: tra le chiusure dettate da Covid e contagi e il lavoro abusivo che ci strappa clienti”. E' il grido di allarme del settore benessere brindisino in tempo di pandemia e “zona rossa”, lanciato dalla voce di Michele Padula e Ilenia Passaseo. Sono entrambi di Confartigianato Brindisi, il primo è vicepresidente, la seconda è componente del direttivo. In questi giorni hanno annunciato, insieme al direttore di Confartigianato, Teodoro Piscopiello, di essere pronti al lancio di una campagna social di sensibilizzazione sui due temi che stanno “mettendo in ginocchio questo settore”, spiegano all'unisono Michele e Ilenia.

Ilenia (foto sotto) è un'estetista. Per lei il quadro è chiaro: “I protocolli sono stati studiati, esistono da tempo. L'anno scorso, durante la prima ondata di Covid, ci dissero di adattarci, per essere pronti alle riaperture. Noi lo abbiamo fatto, lavoriamo in sicurezza. Ci siamo attenuti, adeguati alle regole che ci hanno richiesto. Dopo un anno il risultato è stato di nuovo chiuderci. La domanda sorge spontanea: 'perché'? Nei centri estetici non si sono registrati focolai, anzi. Un altro problema è quello dei ristori, che non bastano. Abbiamo le spese vive da sostenere. Se noi siamo chiusi, come si fa? Chi ha superato il 30 percento della perdita ha diritto ai ristori, ma questo è inconcepibile. Se non abbiamo superato quella soglia di perdita, noi comunque abbiamo spese da sostenere”.

Ilena Passaseo estetista confartigianato-2

Per Ilenia l'altro problema che andrebbe affrontato è quello dell'abusivismo. “Perdiamo clienti così – spiega Ilenia – Ci sono persone che mi hanno esplicitamente detto che, a centri estetici chiusi, si stanno rivolgendo a ragazze che lavorano in casa. Perché in alcuni casi i nostri interventi non sono solo di natura estetica, c'è chi ha bisogno dell'estetista anche per camminare, per vivere meglio. Ma così i clienti non sono al sicuro, noi abbiamo protocolli stringenti, già prima eravamo attenti, ma ora le procedure sono precise e codificate”.

E' dello stesso avviso anche Michele Padula (foto sotto). Michele è un parrucchiere, per uomo e per donna. La Confartigianato brindisina sta cercando da mesi di aiutare gli operatori del settore benessere, da un'idea di Teodoro Piscopiello, che cercò di fare “gruppo”. Adesso Michele è un po' scoraggiato, ma non perde la combattività: “Siamo messi male, non ci sono ristori. Io sto passando le giornate al telefono per coinvolgere i colleghi a organizzare delle proteste bianche. Per sensibilizzare chi ci governa, per farci aprire prima. L'abusivismo dilaga, noi siamo chiusi e perdiamo i clienti. Non nego che viviamo male questa situazione, abbiamo le mani legate. Chi riceve a casa si mette a rischio ulteriormente, non si possono avere le stesse precauzioni che si hanno in bottega”.

Michele Padula parrucchiere confartigianato-2

E poi c'è il tasto dolente delle perdite e dei ristori: “Chi ha sempre lavorato in nero ora ne approfitta, ma alla grande. E chi registra perdite su perdite siamo noi regolari. Il fatturato cala, siamo chiusi da tempo. La cosa brutta è che non se ne parla, di ristori. C'è molta confusione su questo argomento, eppure siamo una fascia produttiva. Però su questo argomento siamo ancora all'anno zero. Così, ci sentiamo abbandonati”.

Il malcontento cresce, Ilenia Passaseo e Michele Padula hanno il polso della situazione. Ma di proteste in piazza, non se ne parla. Spiega Michele che è meglio operare con campagne di sensibilizzazione: “Con Confartigianato stiamo facendo il massimo, eppure abbiamo le mani legate. Manifestazioni di protesta non se ne possono fare, sarebbero rischiose. Faremo con il Comune una campagna di sensibilizzazione sull'argomento 'abusivi'. Perché in questo caso, senza procedure, è tutto rischioso. Noi, qualora potessimo riaprire, saremmo pronti – chiosa Michele – abbiamo precauzioni rigide”.

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