Fanghi Belleli: 13 indagati, sequestro Tir

BRINDISI - Sigilli a 17 autotreni e a un impianto di smaltimento, 13 indagati, quattro società coinvolte tra Brindisi e Taranto: sono proseguite fino a raggiungere risultati importanti le indagini avviate circa un anno fa sui fanghi di dragaggio provenienti dall’area Belleli.

Gli uffici della procura e del gip a Brindisi

BRINDISI - Sigilli a 17 autotreni e a un impianto di smaltimento, 13 indagati, quattro società coinvolte tra Brindisi e Taranto: sono proseguite fino a raggiungere risultati importanti le indagini avviate circa un anno fa sui fanghi di dragaggio provenienti dall'area Belleli, azienda operante nel porto di Taranto e anche per conto dell'Ilva, che a quanto pare venivano interrati nel Brindisino in terreni poi adibiti a uliveto o frutteto.

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno eseguito stamattina il sequestro di un impianto per lo smaltimento con sede a Mesagne, di 17 autotreni nell'ambito dell'inchiesta del pm Giuseppe De Nozza. Sono 13 al momento le persone indagate. Nei mesi scorsi erano stati eseguiti sequestri preventivi di urgenza di terreni di diverse migliaia di metri quadri ubicati fra Brindisi e Mesagne, a ridosso della Statale 7 per Taranto e in cui era stata accertata la gestione illecita di rifiuti speciali e l'esercizio di discarica abusiva.

Secondo quanto accertato il materiale di risulta, costituito oltre che dai fanghi di anche da plastiche ed inerti da demolizioni edili, non sarebbe stato utilizzabile per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo i fanghi impiegabili solo per ricolmamenti in aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata. Era stato invece mescolato col terreno, lì dove si era proceduto poi a piantare gli alberi di ulivo. Gli investigatori ritenevano che l'operazione, oltre a essere illegale, fosse una minaccia per la salute pubblica per via della possibile contaminazione dei prodotti della terra. In zona, tra l'altro, vi sono diversi frutteti.

Nell'aprile del 2013 furono sequestrati due siti da 20mila metri quadri tra Brindisi e Mesagne. Nel marzo precedente in contrada Mascava, tra Brindisi e San Vito dei Normanni, era stata sequestrata una ex cava dismessa in cui erano state 'tombate' circa 15.000 tonnellate di fanghi di dragaggio provenienti dall'ex area 'Belleli' del capoluogo ionico.

Il sequestro aveva allora interessato tre aree: una di 10mila metri quadri, un'altra di 17mila e una terza di 300. Nel primo sito sono stati interrati fanghi composti da conci di tufo, pezzi di calcestruzzo solidificato e altro materiale da demolizione. Nel secondo e nel terzo, invece, sono stati scaricati fanghi di dragaggio, terra e rocce da scavo, spianati e in cumuli.

Le indagini erano state avviate il 4 febbraio scorso, l'area è stata monitorata per un mese. I fanghi derivavano dall'intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nell'area ex Belleli, a ridosso dell'Ilva, in cui la "Belleli Offshore", a partire dal 1981, ha svolto attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere.

 

 

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