Ex allieva: "Proposte per il Marconi"

BRINDISI - Il dibattito sulla chiusura o sulla prosecuzione della vita dell'Itc Marconi il dibattito non è chiuso. Ha registrato una pausa dopo la confernza stampa in cui l'assessore provinciale all'Istruzione, Paola Baldassarre, aveva proposto un suo riutilizzo come contenitore culturale (operazione che però non avrebbe affatto ridotto la spesa della Provincia per il mantenimento della struttura, che è uno dei motivi dell'annunciato trasferimento degli studenti all'Itc Flacco), mentre il collega ed omonimo assessore alla Finanze, Enzo Baldassarre, ha lanciato l'idea di farne la nuova sede dei corsi di Economia del polo brindisino dell'Università di Bari.

La sede del Marconi di Brindisi

BRINDISI - Il dibattito sulla chiusura o sulla prosecuzione della vita dell'Itc Marconi il dibattito non è chiuso. Ha registrato una pausa dopo la confernza stampa in cui l'assessore provinciale all'Istruzione, Paola Baldassarre, aveva proposto un suo riutilizzo come contenitore culturale (operazione che però non avrebbe affatto ridotto la spesa della Provincia per il mantenimento della struttura, che è uno dei motivi dell'annunciato trasferimento degli studenti all'Itc Flacco), mentre il collega ed omonimo assessore alla Finanze, Enzo Baldassarre, ha lanciato l'idea di farne la nuova sede dei corsi di Economia del polo brindisino dell'Università di Bari.

Oggi BrindisiReport.it riceve e pubblica un nuovo appello ad evitare la chiusura della prima scuola di istruzione superiore secondaria di Brindisi (1926). Proviene da una ex allieva oggi avvocato che esorta chi abbia proposte da fare per ridare linfa vitale al Marconi di renderle note.

"Sono stata un’alunna dell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Marconi” proprio nel bel mezzo degli anni ’80, precisamente dall’anno scolastico 1984-85 all’anno scolastico 1988-89, preside il compianto prof. Vito Giannone. Credo sia stato uno dei periodi di maggior fulgore della scuola. Ho frequentato la sezione D indirizzo mercantile e ne sono fiera. Ho incontrato docenti preparati che mi hanno insegnato a studiare e, perché no, anche a vivere.

E’ sui banchi del Marconi che ho acquisito il metodo di studio che mi ha consentito di laurearmi e di diventare una professionista; è sui banchi del Marconi che ho imparato a dire e a scrivere ciò che penso con schiettezza ed eleganza; è sui banchi del Marconi che è cominciata la mia formazione umana e culturale.

Per questo, mi sento fortemente “toccata” dalla decisione di chiudere la “mia” scuola, un pezzo di storia, della mia storia personale e della storia di tanti altri che, come me, si sono diplomati ragionieri, nella benemerita istituzione scolastica.

In fondo, la storia di una città è fatta dalla vita dei suoi abitanti e chiudere il Marconi, significherebbe ignorare questa verità oltre che ritornare a compiere gli errori/orrori che si sono susseguiti a Brindisi a far tempo dagli anni ’50 in tema di edilizia e urbanistica.

Perché gettare nel dimenticatoio una struttura quale quella del Marconi, ex convento dei frati domenicani? Perché, come ha scritto il direttore Vittorio Bruno Stamerra, non essere aperti a soluzioni alternative anziché drastiche?

Non lasciamo che l’Istituto Tecnico faccia la stessa fine del Teatro Verdi o della Torre dell’Orologio o del palazzo originariamente destinato a sede del Banco di Napoli. Non rimaniamo inermi a guardare; non facciamoci scivolare addosso situazioni che ci vengono prospettate come ineluttabili, ma che forse ineluttabili non sono; appropriamoci della nostra città, nel senso di viverla e di amarla; aiutiamo gli amministratori a compiere le scelte più giuste.

Sarebbe bello se ognuno di noi cittadini (in particolar modo ex studenti e/o docenti e/o collaboratori del Marconi), si impegnasse a proporre un’idea, un progetto che, adeguatamente “rivisto” dagli esperti, possa portare alla salvezza della scuola. Si potrebbe creare un blog o un forum on line destinati ad accogliere proposte, iniziative, suggerimenti, pareri per il recupero di un bene della nostra città.

Scrivo questo, nella convinzione che la storia siamo noi e che essa (come canta De Gregori) non rimane dietro ad un portone ad aspettare, ma prosegue inesorabile".

Maria Elisabetta Caputo, avvocato

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