menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

Caldarola: «Prima un buon Presidente della Repubblica, poi il governo»

«Serve un buon presidente della Repubblica, poi il governo e magari una legislatura costituente». Intervista a Peppino Caldarola, che dice la sua su Bersani, Renzi e Barca.

BRINDISI - Peppino Caldarola è oggi a Brindisi per partecipare alla presentazione del "Quaderno sulle Province", prima di una serie di pubblicazioni che l'associazione Left stamperà per lasciare traccia dei dibattitti sulle problematiche politico-sociali d'attualità. Il giornalista e politico discute con BrindisiReport dell'attuale situazione politica italiana e pugliese.

Come si esce da questa situazione di stallo?

Con la nomina di un buon presidente della Repubblica.

Cosa intende?

Un presidente eletto a larga maggioranza dal parlamento.

Le piacciono i nomi che circolano? I partiti propongono dei politici, mentre i 5 Stelle puntano su personaggi come Gabanelli e Strada. C'è una grande differenza.

Non credo che il presidente possa essere un esponente della società civile. Quel ruolo richiede saggezza, competenza e professionalità, quindi servono donne o uomini di Stato. La presidenza della Repubblica e ormai il luogo di snodo della politica italiana, al punto che penso che dovremmo convincerci ad adottare il sistema semi presidenziale francese.

Chi vedrebbe bene al Quirinale dopo Napolitano?

Il prossimo presidente dovrà gestire un dossier molto difficile e dovrà avere alle spalle esperienza, appena internazionale, conoscenza dell'economia. Quindi vedo tutti, meno che un outsider.

Qualcuno dirà che ha tracciato il profilo di D'Alema...

Il nome di D'Alema non lo faccio per la ragione che buttare nella mischia un nome, anche nel nostro piccolo, significa non aiutare la discussione. Ma D'Alema, insieme ad altri, ha sicuramente quelle caratteristiche. A prescindere da chi sarà eletto, è certo che il nuovo presidente avrà di fronte lo stesso problema di Napolitano: accettare l'idea di Bersani, di un governo di minoranza, oppure sciogliere il parlamento. A meno che i partiti non trovino un accordo di sei mesi per approvare pochi provvedimenti e avviare una legislatura costituente, per la quale sarebbero necessari però almeno diciotto mesi. Ma intanto sarebbe importante individuare i problemi...

E intanto infuria la battaglia nel PDL: Bersani, Renzi, ora anche Barca. Come li vede?

Bersani ha al suo passivo due cose: un risultato elettorale negativo, malgrado sondaggi ultra favorevoli, e una gestione della crisi politica abbastanza incomprensibile. Renzi ha avuto un atteggiamento, e lo dico da non elettore di Renzi, di grande lealtà. Quando dice «governo subito o elezioni» dice una cosa saggia. Si sta dimostrando un leader della sinistra e mi dispiace che spesso venga criminalizzato. Barca ha idee buone, specie sul tema "partito e suo radicamento". Per fare il leader c'è però bisogno di saper catalizzare consenso elettorale. Non credo alle leadership partorite a tavolino. Barca è colto e preparato, ha una visione. Va messo alla prova.

Intanto per ora non si parla più di congresso.

Ma il congresso è inevitabile. E spero che dimostri che il PD può davvero essere la casa comune dei riformisti, non una ridotta in cui un gruppo dirigente si asserraglia.

Vendola ha sciolto la prognosi: resta in Puglia. È contento?

Ha fatto la scelta giusta. Ha davanti a se molti mesi per provare a far riaffezionare l'opinione pubblica al centrosinistra, perché il voto ci dice che il feeling è finito. Servono mesi di fatti concreti, più che di parole importanti.

Per ora ha siglato il patto-staffetta con Emiliano...

Temo molto un quadro politico pugliese che presenta una foto a caratteri ingialliti. Anche perché penso che le due leadership si siano consumate. Sono state importanti, ma non hanno certo dato vita ad un soggetto politico moderno. Mi piacerebbe che emergessero figure nuove.

Del tipo?

Ancora non ne vedo all'orizzonte, ma queste figure nascono da un crogiolo, e dalla capacità di chi detiene il potere di aprirsi al nuovo, rinunciando alla cooptazione. Non vorrei che la Puglia fosse alla conclusione di un itinerario dei due leader e di una storia d'amore il centro-sinistra. Il voto, da questo punto di vista, è stato un segnale d'allarme.

Anche perché nel centrosinistra come al solito si sottostimano gli avversari, specie quelli del centrodestra, perché magari non hanno ancora un candidato forte per la Regione

È uno dei limiti del PD: pensare che il centrodestra sia alla canna del gas. Invece il centrodestra, prima che una manifestazione di leadership, è un sentimento che nel paese convince più di un terzo degli italiani. E quando poi trova un leader c'è l'effetto moltiplicazione. L'idea di considerarlo fuorigioco è una follia totale.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Lutto per l'arcivescovo Satriano, è deceduta la mamma Giovanna

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento