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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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L'arcivescovo, Brindisi e i nove mesi più lunghi per la città

Le parole di esortazione a non vendersi agli avventurieri della politica, rivolte ai brindisini dall’arcivescovo Domenico Caliandro, cadono all’inizio di una lunga stagione che riporterà la città alle urne tra nove mesi

Le parole di esortazione a non vendersi agli avventurieri della politica, rivolte ai brindisini dall’arcivescovo Domenico Caliandro, cadono all’inizio di una lunga stagione che riporterà la città alle urne tra nove mesi. L’appello del presule va letta come una incitazione morale, rivolta alle coscienze, ed è dettata da una profonda preoccupazione per i segnali allarmanti che giungono sia dalle periferie della comunità locale, che dall’economia chiamata ad affrontare grandi sfide nei prossimi mesi: alcune certe come quella per il rilancio del porto, alcune ipotizzabili e temute come quelle che riguardano gli assetti industriali.

I migranti e i veri problemi 

La festa patronale è simbolicamente lo spartiacque, a Brindisi, tra i mesi dell’estate in cui si tira il fiato, e il ritorno alla vita ordinaria. Questa volta, sullo sfondo, ci sono anche le strumentali “reazioni sociali” al problema dell’assistenza ai migranti in cui non mancano incitamenti alla violenza che le forze dell’ordine non devono assolutamente sottovalutare. L’arma della focalizzazione dello stress sociale sul presunto pericolo legato ai fenomeni dell’immigrazione è una vecchia strategia acchiappavoti non solo della destra, ormai, da cui Papa Francesco tra i primi mette in guardia i cattolici e l’intera società civile.

Ciò si combatte anche a Brindisi riportando in prima fila i problemi reali e urgenti dei cittadini, da un lato, e dall’altro dando prova di una diversa attenzione a tutto ciò che può costituire speculazione attorno agli interventi dello Stato e delle amministrazioni locali in tema di assistenza ed integrazione. Siamo, infatti, tra coloro che si dichiarano profondamente convinti della natura storica del fenomeno, che non si potrà certo risolvere con gli accordi tra il nostro Paese e l’Unione europea da un lato, e le precarie amministrazioni dei paesi terminal del traffico di essere umani, come Libia e la Turchia, e quelli di origine a transito nell’area sub-sahariana.

I lasciti di una politica incapace

Ma non è la questione immigrati il problema cruciale di Brindisi. Né i problemi del lavoro, del welfare locale, dell’ambiente, del futuro dell’industria, del blocco del riassetto urbanistico della città e del suo territorio, della qualità della vita, dipendono dal luogo dove si dovranno collocare poche decine di esseri umani arrivati qui in cerca di una vita migliore. I brindisini pagano da un lato i lasciti di una politica assolutamente disinteressata ai loro problemi di comunità civile, ma concentrata invece esclusivamente sulle vacue aspirazioni dei suoi rappresentanti; dall’altro, l’alto tasso di disprezzo delle regole da parte di una quota rilevante di cittadini.

Non solo. La cattiva amministrazione della cosa pubblica dei lustri più recenti ha privato ulteriormente il Comune di Brindisi, in un panorama generalizzato di riduzione dell’intervento dello Stato, di risorse e capacità di spesa e programmazione, tanto da ridurre la scena amministrativa alle sorti delle municipalizzate, su cui si sono giocate, si giocano e si continueranno a giocare le partite elettorali della stessa schiera di personaggi già visti alla prova, ai quali si continua a rinnovare il mandato.

Il vesco Domenico Caliandro-2

ll trucco è semplice: imbottire partiti e liste civiche (con pochissime, purtroppo, eccezioni) dei “clientes” giusti, quelli che rastrellano voti nelle periferie pronte a scatenarsi in piazza e sui social network contro i migranti. E poi gestire assunzioni, operazioni di soccorso improbabili secondo il codice civile, appalti, servizi sempre secondo metodi che nulla hanno a che vedere con la crescita, la qualità, il decoro, l’efficienza. E come tacere di fronte a tutto questo?

Perché l’arcivescovo non avrebbe dovuto richiamare sabato sera , sul palco bagnato dalla pioggia, il malessere della città operosa, civile ma fuori dalla mischia (il 60 per cento dei brindisini non votò all’ultimo ballottaggio per l’elezione del sindaco)? Nei prossimi mesi si capirà se l’invito di monsignor Caliandro alla città sia stato un segnale di maggior impegno, non politico, della Chiesa locale, ma almeno il messaggio è partito ed ha anche un senso, secondo noi: nessuno ora tiri per la giacca del clergyman l’arcivescovo, ma faccia ciò che deve. 

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