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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Economia

Borsci, verso la rimozione delle ipoteche: concordato più vicino

TARANTO - Congelati i debiti verso i due maggiori creditori: la cessione della Borsci è sempre più vicina. Due le ipoteche destinate ad essere rimosse: la prima conseguenza dei debiti maturati nei confronti dell'Agenzia delle Dogane (che vanta circa 1,7 milioni di arretrato dall'azienda in liquidazione) e la seconda derivante dalle insolvenze in piedi con la Banca Carime (per oltre 600mila euro). Per evitare che il concordato (strumento che consentirebbe di evitare la dichiarazione di fallimento) possa saltare a causa delle ipoteche sospese, l’Ufficio legale delle Dogane di Taranto ha proposto che fermo restando i crediti vantati da Dogane e banca, le ipoteche stesse vengano rimosse per favorire l'operazione di cessione e ripresa produttiva della Borsci.

TARANTO - Congelati i debiti verso i due maggiori creditori: la cessione della Borsci è sempre più vicina. Due le ipoteche destinate ad essere rimosse: la prima conseguenza dei debiti maturati nei confronti dell'Agenzia delle Dogane (che vanta circa 1,7 milioni di arretrato dall'azienda in liquidazione) e la seconda derivante dalle insolvenze in piedi con la Banca Carime (per oltre 600mila euro). Per evitare che il concordato (strumento che consentirebbe di evitare la dichiarazione di fallimento) possa saltare a causa delle ipoteche sospese, l'Ufficio legale delle Dogane di Taranto ha proposto che, fermo restando i crediti vantati da Dogane e banca, le ipoteche stesse vengano rimosse per favorire l'operazione di cessione e la ripresa produttiva della Borsci.

A tale fine l'Agenzia delle Dogane si dichiara disponibile a ordinare ad Equitalia (società incaricata alla riscossione fiscale da parte dell'ente) di rimuovere l'ipoteca, purché faccia altrettanto anche il secondo creditore di peso, ossia l'istituto di credito (Banca Carime Spa). I crediti vantati sarebbero poi recuperati in sede di concordato. Un primo passo, dunque, destinato a ristabilire serenità attorno al concordato, sul quale l'assemblea dei creditori dovrà esprimersi definitivamente il prossimo 12 novembre.

La notizia giunge a conclusione di una settimana ad alta tensione, in cui pareva seriamente a rischio l'operazione salvataggio avviata dal gruppo guidato dall'imprenditore ostunese Raffaele Casale. Le voci in corso d'opera relative all'interessamento da parte dei fratelli Paola e Paolo Togni all'acquisto dello stabilimento avevano destato scalpore, in quanto piovute dal cielo proprio alla vigilia dell'assemblea dei creditori (poi slittata, appunto, al 12 novembre), creando un certo scompiglio e facendo vacillare il piano di rilancio aziendale avviato dal gruppo Telcom e ratificato dal Tribunale fallimentare.

Mesi di trattative, di lavoro, di mediazioni, dietro la proposta di concordato da 5 milioni e 200 mila euro che ha consentito al gruppo societario guidato dall'imprenditore ostunese di assumere le redini dello stabilimento e di riavviare, salvaguardando i 26 posti di lavoro, la produzione e la commercializzazione dello storico "elisir".

L'intesa raggiunta nel maggio scorso tra Casale e Egidio Borsci (liquidatore della Ilbi) garantirebbe la copertura totale dei crediti privilegiati (come quello di Equitalia che vanta somme per circa 700mila euro) ed un rimborso del 10% per gli altri. Lo stesso Casale si è impegnato peraltro con le parti sociali a non delocalizzare l'attività di produzione. Ad oggi l'imprenditore ostunese avrebbe investito, nel riavvio della fabbrica, 400.000 euro, rimettendo in moto gli impianti e la rete commerciale. Anche qualora il concordato dovesse saltare, lo stabilimento resterebbe sotto la sua gestione per un altro anno e mezzo, sulla scorta del contratto d'affitto siglato nella scorsa primavera.

Non sono state ancora ufficializzate, invece, le reali intenzioni del Gruppo marchigiano che fa capo ai fratelli Togni, che nel novembre del 2009 avevano manifestato interesse a una proposta di concordato, formulando una valutazione di 3 milioni e 300 mila euro. Le indiscrezioni parlano oggi, invece, di una proposta di acquisto lievitata del doppio (6 milioni e 600 mila euro). Da qui il tentennamento dei potenziali creditori.

La controversia, al momento, è soltanto di natura economica. L'impresa ostunese non avrebbe accolto di buon grado l'intromissione in questa delicata fase di fattori esterni che rischiano di generare aspettative evanescenti, trasformando il concordato per quello che non è, né può esserlo: un'asta. All'incanto si rischia davvero di arrivare soltanto qualora il concordato già proposto e sottoscritto nel luglio scorso dovesse essere bocciato dall'assemblea dei creditori, slittata al prossimo 12 novembre.

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