Economia

"Non può essere solo un problema di costi, ci dicano perché Ingegneria chiude"

"Non riesco a capire la reale motivazione per cui sia stata presa questa decisione". Perché si è arrivati alla chiusura del corso triennale di Ingegneria industriale e della specialistica in Ingegneria aerospaziale ospitati presso la Cittadella della ricerca?"

BRINDISI – “Non riesco a capire la reale motivazione per cui sia stata presa questa decisione”. Perché si è arrivati alla chiusura del corso triennale di Ingegneria  industriale e della specialistica in Ingegneria aerospaziale ospitati presso la Cittadella della ricerca? Se lo chiede più volte Paolo Cavaliere, uno dei fondatori della Cittadella della ricerca e professore in pensione di Ingegneria che nella parte finale della sua vita accademica si è speso per tenere la facoltà di Ingegneria, e in particolare il corso di Ingegneria aerospaziale, a Brindisi.

Ma ieri (9 maggio)  il consiglio di amministrazione dell’università del Salento, come si apprende in una nota diramata dal professore Alfredo Anglani, presidente del Consiglio di  Ingegneria - Area Industriale di Unisalento, ha deliberato la chiusura di tali corsi, a seguito dei tagli disposti dal commissario prefettizio del comune di Brindisi nell’ambito del bilancio consuntivo 2015.  “Bisognerebbe chiedere all’Università del Salento – afferma il professore Cavaliere, contattato da BrindisiReport - quanto passano la Provincia o il Comune di Lecce per tenere aperti tantissimi corsi? Non credo che mettano una lira. Perché si moltiplicano i corsi a Lecce senza che il Comune o la Provincia mettano un solo euro? Perché si pretende che per esserci dei corsi a Brindisi, la Provincia o il Comune di Brindisi debbano metterci i fondi? E quanto costa poi? Cosa costa?”. 

“I professori  - prosegue Cavaliere - sono tutti dell’Università di Lecce. Quindi o insegnano a Lecce o insegnano a Brindisi, il loro stipendio Il professore Paolo Cavaliereè comunque garantito. Se bisogna pulire le aule a Lecce le si possono pulire anche a Brindisi. I costi sono gli stessi. Cosa cambia?”
Cavaliere chiama in causa anche gli enti locali. In particolar modo vengono definiti “una cosa estremamente grave” i tagli da parte della Provincia, “anche perché sulla Cittadella – spiega il professore - sono stati investiti centinaia di migliaia di euro della Provincia”. “Chi è l’imprenditore che investe centinaia di migliaia di euro -  si chiede ancora Cavaliere - e poi chiude una iniziativa, soprattutto quando questa ha successo?”

Fra l’altro i corsi andavano a gonfie vele. Basti pensare che quest’anno gli studenti di Ingegneria a Brindisi sono quasi raddoppiati rispetto all’anno scorso. “L’anno scorso – afferma Cavaliere - erano 56. Quest’anno sono oltre 80. Questo è l’unico caso di un corso che è aumentato di tanto. Perché lo si chiude?” “Si vede che per il Comune e la Provincia – è la risposta che si da Cavaliere - l’università è una cosa trascurabile. Molto più trascurabile del teatro Verdi, che pure è un costo. Cosa dovremmo fare allora, chiudere anche il teatro Verdi?”

C’è poi un terzo attore in questa vicenda: la Regione Puglia. “Alla Regione – prosegue Cavaliere - bisognerebbe chiedere una riorganizzazione complessiva del sistema universitario pugliese”.  Questo anche in considerazione del fatto che “chiudere un’università – dichiara il professore - ha sempre delle conseguenze che anche quando non sono immediate sono invece strategiche per il futuro, se pensiamo che l’università aveva fatto sorgere il Distretto aerospaziale a Brindisi, uno dei meglio gestiti e con maggiore successo nel meridione e in Puglia".

E adesso invece la situazione si complica. “La chiusura dell’università – spiega Cavaliere - non è come la chiusura di una sezione di una scuola. Con la chiusura dei corsi si chiude una prospettiva per cui tantissimi di noi si sono spesi, hanno fatto sacrifici e investimenti. Questo è il problema. Ma perché poi?  - si chiede ancora Cavaliere - Cosa paga la Provincia? Cosa paga il Comune? Di certo non i professori. Perché deve chiudere?”

Si tratta di interrogativi più che legittimi, visto che i corsi di Ingegneria, aperti da 10 anni, stanno riscuotendo grande successo. Lo dimostra il fatto che “fra tutti quelli ingegneri che abbiamo formato  - spiega Cavaliere – non ce n’è uno che non lavori. Appena si sono laureati si sono subito occupati. Non erano dei corsi fantasma o non professionalizzanti”. 

Insomma Cavaliere proprio non riesce a comprendere le motivazioni che hanno portato alla chiusura. A suo dire non può trattarsi solo di un problema di costi. “Cos’è che costa o cos’è che si risparmia chiudendo? Si risparmia sui costi di pulizia? Ma la facoltà di Ingegneria occupa quattro aule, non mi pare poi questa cosa straordinaria. Non stiamo parlando di chissà quali costi. Facendo qualche risparmio si potrebbe mantenere la situazione, ma bisognerebbe sentire gli attori. Ci sono tante altre cose che si dovrebbero tagliare prima dell’università. Perché la Provincia non mette in vendita qualche edificio? Tutte le spese che si sono fatte per realizzare la fermata del treno, le aule, la biblioteca, la mensa, non sono investimenti che vanno sprecati? Ora cosa ce ne facciamo delle aule? Le facciamo invadere dai topi? La mensa a cosa serve se non ci vanno gli studenti?”

Quello dei costi, quindi, non è un problema poi così insormontabile, secondo Cavaliere. “Più che un questione economica – conclude il professore - qui va sollevata una questione di principio. Il problema è stato affrontato con leggerezza e superficialità”. 

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