Economia

Decarbonizzazione, Cna: “Si utilizzino i fondi del Pnrr per la centrale a turbogas”

La proposta di Franco Gentile: "Brindisi non può e non deve fare a meno di un partner affidabile come Enel"

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Franco Gentile, presidente del Cna di Brindisi
 
Il secondo incontro del Comitato interministeriale di coordinamento per la riconversione della centrale Federico II non ha fatto registrare – come purtroppo avevamo abbondantemente previsto – i risultati auspicati. Dal governo nazionale, infatti, non sono arrivate disponibilità in termini finanziari, al contrario di ciò che in passato è accaduto per altre aree del paese. Anzi, è stato chiesto al territorio di formulare delle proposte prima di fissare un nuovo incontro. Come dire, insomma, che la palla è stata lanciata nella nostra metà campo e quindi spetterà a Brindisi fare sintesi delle aspettative e degli interventi che sono oggettivamente realizzabili.
 
Anche per questo assume particolare importanza la disponibilità fornita dal sindaco Marchionna il quale si è assunto l’onere di convocare un tavolo di concertazione territoriale (necessità più volte manifestata proprio dalla Cna). Servirà, in quella sede, mettere da parte contrapposizioni ideologiche e individuare gli interventi su cui c’è assoluta convergenza per poi candidarli ad un sostegno reale da parte del governo.
 
In questa occasione, però, si dovrà necessariamente partire da ciò che è effettivamente realizzabile, senza immaginare di poter chiedere la cosiddetta luna nel pozzo. Noi formuleremo nei dettagli, pertanto, la proposta già formulata nell’incontro interministeriale e che consiste in un impegno diretto da parte di Enel.
 
E’ evidente che, a nostro parere, Brindisi non può e non deve fare a meno di un partner affidabile come la società elettrica che in più di cinquant’anni di storia della nostra città ha avuto un ruolo importante per la crescita economica ed occupazionale.
 
Ancora oggi, nonostante la progressiva dismissione della centrale di Cerano (decisa con il programma di decarbonizzazione) l’Enel assicura oltre 300 posti di lavoro a cui si aggiunge un indotto “diretto” di oltre 850 lavoratori. A questo va sommato un indotto “indiretto” che genera numeri ancora più significativi. Basterà fare un esempio: ogni anno transitano da e per la centrale 6.570 mezzi pesanti che, messi in fila, occuperebbero 98,5 chilometri di strada.
 
Tutto questo finirà inesorabilmente nel 2025 quando sarà completato il processo di decarbonizzazione. Una scelta “ambientale” ampiamente condivisibile, anche se incredibilmente penalizzante per Brindisi, soprattutto alla luce del fatto che in questi anni – pur sapendo cosa accadrà nel 2025 – non si è fatto nulla per attuare una riconversione industriale. Si è pensato, insomma, al raggiungimento di un obiettivo importante come quello della “sostenibilità ambientale” senza valutare che è altrettanto importante un altro obiettivo: quello della “sostenibilità sociale”.
 
L’unico obiettivo raggiunto è stato quello di portare il Governo nazionale - grazie all’iniziativa parlamentare promossa dall’on. D’Attis – ad occuparsi anche di Brindisi, ma è chiaro che le prospettive sono a dir poco allarmanti. Non è con enormi distese di specchi fotovoltaici, infatti, che si salva l’economia di un territorio!
 
Oggi più che mai, pertanto, l’unica cosa concreta l’ha prodotta l’Enel che si è mossa per tempo ed ha presentato un progetto per la costruzione di una centrale a turbogas a Cerano, che ha già ottenuto le autorizzazioni ambientali per poi fermarsi di fronte ad un pronunciamento negativo da parte di Terna che non considerava strategica questa nuova centrale per il fabbisogno energetico del paese. Si tratta di una valutazione, però, che risale al periodo antecedente i conflitti bellici dell’Ucraina e del Medio Oriente. Oggi, invece, qualche segnale di apertura lo ha manifestato anche Terna attraverso il suo dirigente ing. Carlino. Brindisi, insomma, potrebbe tornare ad assumere una importanza strategica grazie proprio al turbogas che l’Enel potrebbe realizzare – proprio perché impianto ritenuto strategico – anche con l’utilizzo di fondi del Pnrr che l’Italia fa fatica a spendere per mancanza di progetti cantierizzabili (e invece il turbogas a Cerano rientra in questa casistica).
 
Un motivo in più perché ci si ricordi che il paese non è ancora pronto a far fronte al fabbisogno energetico solo con le fonti rinnovabili e che, pertanto, la fase di transizione non può essere cancellata e passa attraverso l’utilizzo del gas che in quest’area del paese abbonderà anche grazie al raddoppio di Tap. E’ questo il motivo per cui – in sede di tavolo di concertazione – chiederemo ampia condivisione intorno ad un progetto che potrà e dovrà essere sostenuto anche dal Governo nazionale.
 
 

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