Giovedì, 29 Luglio 2021
Emergenza Covid-19

"A renderci la vita difficile si mette d’impegno anche chi dovrebbe tentare di proteggerci?"

Passando all’andamento dell’epidemia in Puglia, si può affermare che i parametri non tendano nemmeno a stabilizzarsi, soprattutto per ciò che riguarda le terapie intensive ed i nuovi positivi

Non basta il Covid-19? Oppure, a renderci la vita difficile, si mette d’impegno anche chi dovrebbe tentare di proteggerci? Me lo chiedo da statistico, guardando i numeri, ma anche da semplice cittadino, costretto a subire i teatrini con cui si fa ormai passare qualsiasi cosa, in nome della pandemia e dell’emergenza.

Rinvio al mio precedente intervento, rintracciabile al link https://www.brindisireport.it/emergenza-covid-19/statistica-vaccini-covid-nazareno-valente-brindisi.html per ciò che riguarda le esistenze che si sarebbero potute salvare, se solo si fosse scelto di vaccinare le persone vulnerabili e fragili, invece di privilegiare chi rischiava nulla. 

Adesso mi soffermerei, al di fuori dei numeri, sui motivi esibiti dalle istituzioni per giustificare d’aver saltato i fragili, a vantaggio di specifiche categorie professionali. Ebbene si fa risalire la colpa originaria alla decisione assunta dall’Aifa sull’AstraZeneca. Infatti si afferma che, se non ci fosse stato il divieto iniziale all’uso del vaccino per gli over 55, nessuno avrebbe pensato di mettere in attesa vulnerabili e fragili.

Peccato che l’Aifa non abbia mai posto il divieto di cui tutti parlano. L’Aifa, nell’approvare l’AstraZeneca con comunicato n. 626 del 30 gennaio 2021, ne precisava unicamente un suo “utilizzo preferenziale” “in soggetti tra i 18 e i 55 anni” mentre riportava un uso preferenziale dei vaccini a mRNA (quindi Pfizer e Moderna) nei soggetti più anziani e/o più fragili. E questo veniva ribadito nel successivo comunicato (n. 627 del 2 febbraio), in cui l’Aifa faceva inoltre presente che si attendevano: “maggiori evidenze sul rapporto/rischio del vaccino AstraZeneca prima di suggerirne la somministrazione nei soggetti di età più avanzata”.

Pertanto non c’è mai stato un divieto assoluto ma un “suggerimento” – per altro successivamente reso inefficace - che però valeva, per le altre categorie di età, pure per i restanti due vaccini. Ed in quest’ultimo caso non sembra sia stato vissuto come un divieto, visto che persone d’età inferiore ai 55 anni, di sana e robusta costituzione, si sono viste somministrare Pfizer, pur se “preferenziale” solo per gli anziani e/o più fragili. 

Qualcuno potrebbe a questo punto controbattere che l’Aifa è titolata a dare pareri e non ad imporre divieti. Ma non pare che sia così, l’Aifa è infatti l’autorità nazionale competente per “l’attività regolatoria dei farmaci in Italia” ed opera in piena autonomia. Quindi può vietare, come per altro si evince chiaramente dal comunicato n. 637 del 15 marzo 2021, quando ha stabilito “il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid 19 su tutto il territorio nazionale”, e non solo suggerito.

In definitiva, l’Aifa non ha mai vietato, pur potendolo fare, l’uso di AstraZeneca a determinate categorie d’età ma solo consigliato un uso preferenziale per altre fasce d’età. Non a caso, l’Aifa non ha mai emesso un nuovo comunicato per estendere l’uso di AstraZeneca agli anziani, proprio perché non ne aveva mai deciso la proibizione.

In conclusione si è voluto vedere, in un suggerimento, un esplicito divieto. Inciampo inusuale per chi è abituato a spaccare il capello in quattro. Tale da lasciare spazio a qualche dubbio, ad esempio, alla possibilità che si sia voluto usare il comunicato Aifa come cavallo di Troia, magari per modificare, senza subire le relative critiche, i criteri inizialmente fissati.

Comunque sia, la campagna vaccinale non pare condotta sin qui in maniera ottimale. E le perplessità non sono solo di carattere statistico. E prendono, in aggiunta, sempre più corpo. Passando all’andamento dell’epidemia in Puglia, si può affermare che i parametri non tendano nemmeno a stabilizzarsi, soprattutto per ciò che riguarda le terapie intensive ed i nuovi positivi (grafico n. 2 e n. 3, sotto). Si nota tuttavia un leggero rallentamento nella loro crescita. Temo però che ci vorrà un po’ di tempo, prima di vedere le curve invertire di tendenza. 

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