rotate-mobile
Martedì, 30 Novembre 2021
Green

Moduli antierosione a impatto zero: prende quota l'idea di un tecnico brindisino

Dopo l'interesse manifestato da numerosi privati, è stato presentato anche al consorzio di Torre Guaceto il sistema di contrasto al fenomeno dell'erosione costiera brevettato un anno fa da Giuseppe Tamburrano

BRINDISI – Ha riscosso grande interesse il sistema escogitato da un esperto brindisino, Giuseppe Tamburrano, per frenare l’erosione costiera, a impatto ambientale zero. Sono diversi i privati che hanno chiesto informazioni sul progetto dei moduli antierosione realizzati con materiale riciclato, brevettato un anno fa dallo stesso Tamburrano, già operatore della Tecnomare, balzato agli onori delle cronache nazionali nell’estate del 1992, quando insieme ad altri sub scoprì al largo di Punta Serrone, sul litorale a nord di Brindisi, quelli che vennero poi ribattezzati i “Bronzi di Punta Serrone”, tuttora in mostra presso il museo provinciale Ribezzo di Brindisi. 

Il concetto innovativo alla base dei moduli antierosione è che sono economici, di dimensioni ridotte, si installano (senza particolari difficoltà) ad alcuni metri dalla battigia nei mesi invernali e possono essere rimossi quando comincia la bella stagione. Nel frattempo, i sedimenti sabbiosi in sospensione presenti nelle onde restano sul sito, “rifocillando” la spiaggia. Finora l’invenzione di Tamburrano è stata vagliata da associazioni e consorzi di piccoli imprenditori (fra cui il concorzio Lidi di Paestum e l'Associzione Leucippo di Metaponto Lido che riunisce tutti gli operatori turistici della zona).

Ma in realtà le barriere antierosione potrebbero tornare estremamente utili anche agli enti pubblici. Per questo Tamburrano mesi fa ha presentato la sua invenzione al consorzio di gestione dell’oasi di Torre Guaceto, che ancora si deve esprimere sul progetto. “Provate a immaginare – afferma Tamburrano – che il titolare di una concessione balneare possa gestire, in autonomia e con limitate risorse, il fenomeno dell’erosione del suo arenile, con addirittura la capacità, in determinate condizioni meteo-ambientali, di recuperare spazi di arenile ormai ritenuti persi: grazie alla mia invenzione, questa è una concreta possibilità”.

Un riscontro positivo, da parte del consorzio, è arrivato “solo in relazione alla disponibilità di ospitare la sperimentazione”. “Tuttavia, atteso il delicato contesto ambientale del parco –prosegue il tecnico - la stessa direzione ha richiesto a sua tutela un parere preventivo di natura tecnico-scientifica al Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’; tale parere è stato espresso dal professor Giuseppe Mastronuzzi, una indiscussa autorità di caratura internazionale nel settore della tutela ambientale e della salvaguardia delle coste”.

"Ciononostante – afferma ancora Tamburrano – i numerosi e vani tentativi di stimolare, presso le sedi istituzionali, un interesse e un confronto finalizzato a ottenere le risorse per la sperimentazione, mi hanno fatto comprendere che solo grandi opere economicamente rilevanti possono ricevere attenzione e finanziamenti, chiaramente pubblici, dove l’interesse della salvaguardia della costa risulta marginale rispetto al business dell’opera stessa. Le considerazioni appena espresse, tuttavia, lasciano inalterate le potenzialità e la forza innovativa del mio sistema. Confido dunque nel condiviso desiderio di conseguire una alternativa e, verosimilmente, più efficace soluzione per la salvaguardia delle coste”.  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Moduli antierosione a impatto zero: prende quota l'idea di un tecnico brindisino

BrindisiReport è in caricamento