"Covid, assembramenti alle fermate e poche mascherine? Siamo autisti, non baby sitter"

Lo sfogo di un dipendente Stp: "Le uscite scaglionate da scuola non servono se poi gli studenti prendono sempre l'ultimo autobus utile"

BRINDISI – “Tutte le polemiche di questi giorni fanno male al nostro lavoro, alla nostra categoria. Noi ci impegniamo, ma se mancano i mezzi, se i ragazzi non indossano la mascherina, se si riducono a prendere l'ultima corsa utile intasando i mezzi, noi che ci possiamo fare? Non siamo baby sitter”. Questo è lo sfogo di un autista che lavora da tempo per Stp, l'azienda di trasporto pubblico locale. Preferisce non mostrare il suo volto e rimanere anonimo non per paura, ma perché “così sento di rappresentare tutti, così io sono l''autista'”. BrindisiReport ha seguito tutta la mattinata di Francesco (nome di fantasia, ndr). Dalla prima corsa all'ultima della sua giornata lavorativa. All'inizio si schermisce, poi accetta di buon grado, a patto di non renderlo riconoscibile e di mostrare tutti i sacrifici e i problemi che affronta in questo periodo, difficile per tutti. 

macchine alla fermata stp-2

Partenza

Parte da un paesino della provincia, destinazione: il Casale, a Brindisi. Porta i ragazzi a scuola. “Molti li conosco, sono giovanissimi, a volte non molto educati, ma poi ti ci affezioni”. Alcuni studenti alla fermata hanno la mascherina abbassata, ma tutto sommato sono disciplinati. Le ragazze lo sono di più, sono più discrete e salutano l'autista. Hanno i volti più freschi e più curati, i maschi hanno il viso ancora stropicciato dal sonno. Una gioca col cellulare, l'amica seduta affianco controlla un vocabolario di francese. Un ragazzo sale con la mascherina abbassata sul mento, l'autista lo riprende, lui china la testa e tira su la mascherina. Col Covid, come mostrano i dati di questi giorni, non si scherza. Su un vetro dell'autobus c'è un adesivo, con su indicato quando è stata effettuata la pulizia. Questo è stato igienizzato due giorni prima. Seconda fermata: alcune auto sono parcheggiate sul posto dove dovrebbe accostarsi il mezzo. In qualche modo i ragazzi salgono. Più avanti c'è un vigile urbano, l'autista gli fa notare le infrazioni al codice della strada, quello apre le mani come a dire: “E io che ci posso fare”? Il guidatore dell'autobus bofonchia tra sé e sé: “Andiamo bene”!

deposito stp-2

Arrivo a Brindisi

I ragazzi non sono tanti e scendono disciplinati. L'autista si ferma un attimo, prima di riportare l'autobus in deposito (foto sopra). “Ogni volta che sale un ragazzo, lo annoto. La capienza è all'ottanta per cento, quindi devo stare attento. Quando la capienza massima viene raggiunta, io non faccio salire i ragazzi, li faccio aspettare alla fermata e chiamo la centrale, in modo che possano organizzare un'altra corsa. E' capitato, eh! Ho sentito di quell'autista della Sud Est che avrebbe fatto scendere una ragazza senza biglietto. Immagino anche loro abbiano regole simili alle nostre: se qualcuno è senza biglietto, va fatto scendere alla prima fermata utile. Io onestamente non l'avrei fatto, stiamo pur sempre parlando di minorenni, ma parlo in astratto, non so come siano andate le cose”. Non c'è tempo, deve ripartire e tornare in deposito. E' tempo di salire su un autobus urbano.

In città

L'arrivo a Brindisi è avvenuto alle nove, adesso gli ingressi scaglionati aiutano, ma il presidente della Stp Rosario Almiento ha detto che potrebbe non bastare. Ha chiesto un incontro al presidente della Regione Michele Emiliano, per discutere nel palazzo della Provincia della questione. Il tema trasporti è un affare rovente in questi giorni. Ma alle fermate di Brindisi non ci sono assembramenti. I mezzi urbani sono più piccoli, anche qui vale la regola dell'ottanta per cento, ma non ce n'è bisogno. Sono poco frequentati. Alla fermata del Casale c'è l'autista dentro l'autobus vuoto: “Sono mezzi del 2000, ma ancora fanno il loro lavoro. Non ci sono soldi per farne arrivare di nuovi. Questo qui ha qualche piccolo problema, ma tutto sommato va bene. In altre città ci sono mezzi più ecologici, servirebbero anche qui. Come mi trovo in Stp? Diciamo che come molte aziende di questo tipo, è una mamma, mi sento tutelato. Durante il lockdown ci ha fornito mascherine e guanti, a bordo c'è sempre gel. Abbiamo fatto la cassa integrazione a turno, in modo da aiutare anche i lavoratori part time. Certo, ci sono degli aspetti che andrebbero migliorati, come il parco mezzi, come ho già detto, ma so benissimo che non dipende solo da Stp”. I ragazzi escono dalle scuole, gli assembramenti ci sono adesso, alcuni sono senza mascherina. “Che ci possiamo fare noi? Non siamo mica i genitori. Ma quando salgono sull'autobus devono indossarla. E bene anche! Io qualche giorno fa ho fatto scendere un ragazzo, che non voleva metterla. Gli ho detto di scendere e di aspettare la corsa successiva. Devi fare così con loro, puoi scherzarci, ma poi ti devi fare rispettare, sennò è finita. Io sono un uomo, ma per le colleghe non è facile, a volte sono maleducati o aggressiva. Un'autista una volta è stata apostrofata con epiteti inascoltabili. Capita... Forse il nostro lavoro non è molto rispettato, pensano che sia umile. Magari lo è, ma provate voi a guidare ogni giorno. A sentire tutto il tempo la responsabilità di trasportare ragazzi, di dovere curare a ogni curva la loro incolumità. Provateci e vediamo se non merita rispetto come mestiere”.

pullman stp interno-2

Il ritorno verso i paesi

I ragazzi salgono, uno studente riprende l'amico con un delicato scappellotto sulla nuca: “Tirala su, la mascherina! Così a che ti serve”? Una ragazzina si stravacca sui sedili posteriori, ma tiene le scarpe giù. Altri parlano di Fantacalcio, di Cristiano Ronaldo e di Ibrahimovic. Molti sono con la testa china sul cellulare, ignorano il tenue arcobaleno che la pioggerella offre dal finestrino in lontananza, sopra Brindisi che si allontana. Non sono tanti, alcuni sono rimasti fuori dalla scuola. Quando la corsa termina, l'autista ha tempo per un ultimo sfogo: “Io capisco tutte le polemiche, capisco tutto, ma per me rimangono ingenerose. Io faccio l'autista, non il baby sitter. Io posso far rispettare le regole a bordo, ma non posso obbligare i ragazzi a salire seguendo gli orari. Perché è questo il problema. Che senso ha fare gli orari scaglionati di uscita se poi i ragazzi aspettano l'ultima corsa utile per tornare a casa? Perché vogliono stare con gli amici, perché a Brindisi hanno la ragazza, perché preferiscono stare fuori casa. Lo capisco, ma non lo accetto. La salute di tutti passa anche da questi gesti”. L'autista, come a sottolineare lo sfogo, si sistema il cappello e saluta: “Ora devo tornare io a casa, devo mangiare e dormire un po'. Beati loro, i ragazzi dico, magari questa sera usciranno. Io invece devo andare a letto presto. Domani mi alzo alle sei. Come tutti i colleghi, forse il rispetto ce lo meritiamo ogni giorno, al lavoro, da quando suona la sveglia”.

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