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Omicidio Tedesco dopo la festa dei bambini: condanna all’ergastolo per Romano, Polito e Coffa

La Corte d’Assise d’Appello di Lecce conferma il carcere a vita per i tre imputati: contestata l’aggravante dei futili motivi. La tragedia il primo novembre 2014, dopo la festa di Halloween per i bambini

BRINDISI – Carcere a vita. Ergastolo per Andrea Romano, Alessandro Polito e Francesco Coffa, accusati dell’omicidio di Cosimo Tedesco, aggravato dai futili motivi, e del ferimento del figlio Luca, avvenuti il primo novembre 2014: la Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha confermato il “fine pena mai”, nonostante la parte civile avesse chiesto di riconoscere l’estraneità ai fatti di Coffa, all’esito della perizia balistica e di alcune intercettazioni telefoniche.

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La sentenza

I giudici, togati e popolari, si sono espressi nel pomeriggio di oggi, lunedì 4 giugno 2018, dopo quasi due ore e mezza di camera di consiglio, arrivando alla stessa conclusione del Tribunale di Brindisi. Il giudice per l’udienza preliminare di fronte al quale venne incardinato il processo con rito abbreviato, il 22 luglio 2016, condannò all’ergastolo gli imputati, riconoscendo l’aggravante dei futili motivi contestata dal pubblico ministero, ed escludendo invece la premeditazione. Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni, i difensori hanno già anticipato la volontà di ricorrere in Cassazione.

Futili motivi: la festa dei bambini

Tanto per il Tribunale, quanto per la Corte salentina, i futili motivi sono riconducibili a una lite tra adulti appartenenti a due famiglie, iniziata durante la festa di Halloween per bimbi che si svolse la sera precedente in un locale del rione Bozzano. Qui era in corso il compleanno di una bimba di tre anni e tra gli invitati c’era anche il nipotino di Tedesco. La bimba avrebbe cercato di toccare il piccolino con le mani sporche di panna o gelato. I genitori si sarebbero infastiditi e da qui ci sarebbe stato uno scontro verbale tra gli adulti delle famiglie Tedesco e Romano. Ci sarebbero state una serie di telefonate andate avanti sino al mattino successivo. Poi l’omicidio.

Il fatto di sangue avvenne nell’appartamento di Romano, in un condominio di piazza Raffaello, quartiere Sant’Elia del capoluogo. Romano ha sempre ammesso la propria responsabilità, precisando di non voler uccidere nessuno e ha scagionato gli altri due. Tutti e tre hanno voluto essere presenti oggi in udienza, alla lettura del dispositivo.

Il procuratore generale: “Ergastolo per tutti e tre gli imputati”

Per il procuratore generale Giampiero Nascimbeni, aveva invocato la conferma del “fine pena mai” per gli imputati responsabili – in concorso – dell’omicidio aggravato sì dai futili motivi, ma non dalla premeditazione. Il pg non ha coltivato i motivi d’appello del pm, riportandosi alle conclusioni della sentenza del gup. Nessun rilievo, secondo il rappresentante della pubblica accusa, è da attribuire ai risultati della perizia balistica, disposta dalla Corte su richieste dell’avvocato Paoloantonio D’Amico, il quale in giudizio ha rappresentato la famiglia di Tedesco, costituita parte civile.

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L’avvocato di parte civile: “Nessuna responsabilità di Coffa”

Il penalista aveva chiesto alla Corte la conferma del carcere a vita per Romano e per Polito “per concorso morale”, tenuto conto dei contatti telefonici avvenuti nella serata precedente. Assoluzione, invece, per Francesco Coffa non essendo emerso alcun profilo di responsabilità nei confronti dell’imputato.

La perizia balistica era stata chiesta dall’avvocato D’Amico per accertare quanti armi furono usate quella mattina, nell’appartamento in cui Romano era ristretto ai domiciliari. La Corte ha accolto la richiesta e ha disposto il sequestro del proiettile che i medici dell’ospedale Antonio Perrino hanno estratto dalla schiena di Luca Tedesco il 4 dicembre scorso. Il figlio di Cosimo Tedesco arrivò in piazza Raffaello dopo aver saputo che il padre era lì e salì lungo le scale, ma rimase ferito e un proiettile si incastrò nella zona lombare.

L’unico testimone oculare

Stando alle conclusioni del perito, quel proiettile venne sparato dalla stessa pistola sequestrata a Romano, vale a dire dall’arma, una Beretta calibro 9 per 17, dalla quale furono esplosi i colpi mortali per Cosimo Tedesco. Una sola pistola, quindi. Così come ha riferito l’unico testimone oculare, Daniele De Leo, genero della vittima, il cui ascolto in appello è stato chiesto dai difensori degli imputati Cinzia Cavallo, Agnese Guido, Massimo Murra, Pasquale Corleto e Ladislao Massari, i quali nei motivi alla base del ricorso avevano riportato alcuni stralci dell’interrogatorio reso da De Leo davanti al pm. “Solo Romano aveva la pistola, non Coffa e neppure Polito”, disse in udienza, confermando le versioni date dai tre imputati, alla presenza di un difensore d’ufficio, l’avvocato Francesca Cisternino, poiché è sotto inchiesta per favoreggiamento personale, proprio in relazione alle dichiarazioni rese dopo l’omicidio, le ultime datate 21 novembre 2014. Rischia di finire sotto processo ora che gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

Le intercettazioni ambientali

Secondo i difensori erano e  sono importanti alcune intercettazioni ambientali ascoltate nei giorni successivi al primo novembre, nell’abitazione di Romano.  “Che cosa c’entra Checco? Quello non c’era proprio dentro casa. Sandro, poi. Quei due non c’entrano, quegli altri mi hanno rovinato la vita venendo a casa mia”. Romano parlava con i suoi familiari, non sapendo di essere intercettato. Confessò dopo essere stato arrestato dai carabinieri e in quella occasione scagionò Alessandro Polito (detto Sandro) e Francesco Coffa (Checco).

Il tribunale e la procura di Lecce

Le conclusioni della difesa

Quella conversazione, mai diffusa prima, venne “ascoltata” a distanza di due settimane dal fatto di sangue e secondo i difensori dei tre imputati è di rilievo per capire chi c’era quella mattina nell’appartamento di Romano e chi sparò. Perché Romano non poteva neanche immaginare che i militari avessero sistemato una microspia tra il soggiorno e la cucina. Per questo, l’intercettazione è stata ripresa nel corso delle arringhe, al termine delle quali gli avvocati Cavallo e Guido hanno chiesto l’assoluzione di Coffa e Polito “per non aver commesso il fatto”, “non essendo presenti quel giorno sulla scena dell’omicidio”.

 Quanto alla posizione di Romano, l’avvocato Cinzia Cavallo, ha invocato la derubricazione del capo di imputazione: omicidio preterintenzionale, vale a dire oltre l’intenzione, per questo meno grave di quello volontario. In caso di condanna la pena oscilla tra dieci e 18 anni di reclusione. Anche a sostegno di quest’ultima richiesta, la difesa ha prodotto stralci di conversazioni intercettate sempre in ambientale, tra i familiari conviventi con Romano, il quale in quel periodo era agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico: “Andrea stava facendo il latte alla bambina”, dice uno dei parenti parlando di quel che accadde il primo novembre. “Se ha sparato, è perché è stato costretto visto che là c’era la figlia piccola”. E ancora: “A quelli chi è che ha detto, venite qui? Per quale motivo si sono presentati?”.

Le tracce di sangue e gli spari

La conclusione, per i difensori è che “Romano e solo lui sparò alla parte inferiore del corpo, all’indirizzo di organi non vitali, così come disse in sede di interrogatorio precisando che vi era stato un alterco e una colluttazione. Le tracce di sangue rinvenute con il luminol all’interno dell’abitazione, dimostrano che sparò dal vano cucina, non separato dall’ingresso salotto, e sparò in un momento di forte concitazione e di paura dovuto al fatto che in casa era da solo con moglie e figlioletta e che durante la discussione sentì l’arrivo ad alta velocità il rumore di auto che sgommavano”.

La Corte d’Assise d’Appello di Lecce è arrivata ad altra conclusione. La stessa di primo grado e ha confermato l’ergastolo per tutti.
 

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