Martedì, 28 Settembre 2021
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Le nuove aperture in pandemia, simbolo di coraggio e speranza

Giovedì scorso, senza troppa pubblicità a San Pietro Vernotico è stata alzata una nuova saracinesca. Esempio per quanti ancora credono nei propri sogni

SAN PIETRO VERNOTICO - Sempre più giovani continuano a credere nel loro territorio. Nonostante le incertezze lavorative legate alla pandemia che ha causato la chiusura di alcune attività commerciali e la limitazione degli orari di apertura per molte altre e il divieto di consumare nei locali di ristorazione, c’è ancora chi non si perde d’animo e va per la sua strada. Giovedì scorso a San Pietro Vernotico è stato inaugurato (senza cerimonia) un nuovo locale: il “Kami Tropical sushi” da un’idea del 35enne Andrea Bove. Uno dei tanti giovani sampietrani che dopo l’esperienza all’estero (ha vissuto 7 anni a Londra) e in altre località salentine (fino all’estate scorsa ha diretto un locale a Gallipoli) ha deciso di investire nel posto dove è nato e cresciuto. Nel paese dove c’è la sua famiglia e i suoi amici, quelli di sempre, alcuni tornati dopo aver girato l’Italia, altri incontrati strada facendo. 

Un’idea nata in piena pandemia, ed è questa la sfida più grossa: “Guardare la sala vuota è molto strano” commentava ieri sera (sabato 1 maggio) Andrea Bove, mentre attendeva la preparazione da parte dello chef Pietro Di Maio (giunto direttamente da Napoli per accompagnarlo in questo progetto), di quaranta pezzi da consegnare. L’asporto è l’unica attività consentita. Aprire un locale che deve rimanere chiuso al pubblico è il paradosso più grande con cui devono confrontarsi i nuovi imprenditori. Un conto è chiudere e continuare a lavorare con l’asporto, un altro è aprire di sana pianta per restare “chiusi”. 

andrea bove nella sala vuota-2

Ma Andrea e il suo nuovo compagno di avventure non si sono scoraggiati. Gli amici lo hanno supportato.  “Dopo l’estate scorsa mi è stato chiesto un aiuto nella gestione di un locale qui a San Pietro, ho accolto l’idea con entusiasmo (un ristorante-vineria avviato ma chiuso per il primo Lockdown e mai più riaperto, ndr), ho iniziato a lavorare sul progetto, su come far ripartire l’attività. Poi sono arrivate le nuove chiusure, infine ho deciso di cambiare, mi sono messo in proprio, ho rilevato l’attività e ho cercato un'idea nuova per San Pietro, qualcosa che non c'era. Così ho scelto di dedicarmi al mondo del Sushi. Non sapevo gran che sulla preparazione di questi piatti, così mi sono messo a studiare”. 

La preparazione dei piatti è affidata interamente al giovane chef Pietro Di Maio, 25 anni di Napoli, con alle spalle già una grande esperienza nella cucina nippo-brasiliana. Si è trasferito a San Pietro Vernotico non senza titubanze. 

pietro di maio-2

“Avviare un progetto totalmente nuovo anche per il territorio e di questa portata comporta spese non indifferenti che a loro volta possono portare conseguenze negative anche nella gestione stessa di un locale. Pietro lo sapeva meglio di me, ma quando ha visto la mia caparbietà e ha capito che avevo in mente un progetto serio e importante ha deciso di affiancarmi, ma con le sue regole. Non ha intenzione a scendere a compromessi su qualità delle materie prime e procedure di preparazione, tanto per fare un esempio”. 

Così giovedì scorso, senza troppa pubblicità a San Pietro Vernotico è stata alzata una nuova saracinesca, simbolo di coraggio e speranza. Esempio per quanti ancora credono nei propri sogni. 

“Ci sono stati momenti di sconforto, momenti in cui mi sono chiesto chi me la stava facendo fare, anche davanti agli intoppi burocratici che non sono pochi. Gli amici e la mia famiglia mi hanno aiutato e convinto che stavo prendendo la direzione giusta. E’ arrivato anche per me il momento di avere un locale tutto mio, ho sempre lavorato per gli altri. Mi rendo conto che il periodo non è dei migliori, ma non potevo aspettare oltre. Voglio credere in questo territorio, voglio credere che c’è ancora gente a cui piace mangiare bene, certo vedere il locale vuoto non è il massimo ma adesso l’unica cosa che possiamo fare è questa: lavorare con l'asporto”.

Da un anno circa San Pietro ha visto la nascita di nuovi locali gestiti da giovani. Piazza del popolo e via Mercato sono rinate dopo l’apertura di due attività di ristorazione. Anche in quel caso i proprietari non si sono scoraggiati con le chiusure della pandemia, hanno continuato a lavorare nel massimo rispetto delle misure anti contagio, permettendo ai giovani del territorio di vivere il paese. Anche il locale di Andrea Bove si trova in una delle tante stradine del centro storico che sono rinate grazie all’apertura di altre attività. I primi di aprile, inoltre, è stato aperta una friggitoria, sempre da giovani del posto, e in via Mercato sono in corso lavori di ristrutturazione di alcuni locali per l’apertura di altre attività di ristorazione. Nonostante le incertezze della pandemia.  “Se ce ne andiamo tutti il paese muore”. 

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