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Fulvio Conti

Fulvio Conti

Lunghi, guardia, debiti: tre buchi per l'Enel

BRINDISI - Le due sconfitte fanno suonare il campanello d'allarme. Serve un centro che sostituisca Aminu, e forse anche una guardia. Ma non ci sono giocatori sul mercato e soprattutto non ci sono soldi. Così, probabilmente, i quattro soci-reduci saranno costretti a batter cassa all'Enel.

BRINDISI - La classifica dice che non c'è da preoccuparsi, perché malgrado le due sconfitte consecutive, quattro punti regalati ad avversari inferiori, l'Enel continua ad essere seconda in classifica. È vero, la squadra di Bucchi resta attaccata a Siena, e condivide la seconda piazza con team molto più forti, almeno sulla carta (Roma, Sassari, Cantù ed ha ancora alle spalle Milano, che però ha appena iniziato la sua vera corsa verso il titolo). Ma la classifica dice quello che è accaduto e non quello che sta accadendo e che potrebbe accadere in casa biancazzurra. Proviamo a spiegarlo.

LUNGHI - Nelle ultime partite la totale assenza dei tre pivot è stata devastante: Aminu, Todic e Zerini sono tutti e tre in una fase negativa. Il primo è ormai bruciato e Bucchi non gli concede più fiducia. Contro Avellino è stato utilizzato addirittura come terzo pivot, il che non può certo far sperare in un suo cambiamento. Le statistiche del nigeriano parlano chiaro: un centro che prende meno di 4 rimbalzi a partita non serve a nulla, anche perché garantisce appena 7 punti a match. La società è già alla ricerca di un sostituto e lavora per chiudere il contratto con una transazione. Ma se Aminu non rende, gli altri due non fanno di meglio: Todic è troppo discontinuo; si batte molto, ma alterna giocate ottime a scelte indecenti. Zerini non è mai tornato al top dopo l'infortunio di inizio stagione: era partito molto bene, ora dà il suo apporto solo in difesa (quando va bene), mentre in attacco è nullo.

GUARDIE - Nelle prime dodici partite di campionato l'Enel ha fatto vedere le cose migliori quando tutta la squadra ha girato a mille, ma ogni volta che in campo qualcuno ha iniziato a defilarsi, sono stati dolori. E questo avviene soprattutto quando a calare è il rendimento di James, che assicura punti, difesa e rimbalzi. Ma Delroy, per quanto bravo possa essere, non può certo giocare sempre ai massimi livelli e supplire all'assenza dei pivot. Né può bastare l'immenso Dyson ad assicurare le vittorie, e l'abbiamo visto sia contro Montegranaro sia contro Avellino. Sotto accusa ci sono soprattutto Lewis, molto spesso inesistente, e Snaer, che ha giocato la sua prima grande partita solo ieri. A vedere il loro rendimento non si capisce per quale motivo il folletto Folarin Campbell debba essere sacrificato a sesto uomo.

SOLDI - È dunque evidente ormai a tutti che per restare nelle prime otto posizioni e guadagnarsi l'accesso ai play-off, che a questo punto della stagione dovrebbe essere l'obiettivo minimo, è necessario tagliare Aminu e prendere un centro vero (alla Simmons, tanto per intenderci) e magari anche una guardia tiratrice. Bisogna però fare i conti con due problemi. Il primo è l'offerta di giocatori sul mercato, che non sembra entusiasmante. Il secondo è il bilancio della New Basket Brindisi. E qui si apre una voragine, anzi, si è già aperta, di 1 milione 350 mila euro. Un buco da ripianare a breve tempo con l'apporto di soldi da parte dei soci e con l'ingresso di nuovi sponsor. Quanto a questi ultimi, è ormai da tempo che se ne parla, ma evidentemente le trattative con due aziende vanno per le lunghe, e il tempo gioca a sfavore della New Basket, perché un conto è chiudere un contratto di sponsorizzazione da primi in classifica, e un conto è firmarlo da sesti o ottavi.

Ma i nuovi sponsor copriranno solo una minima parte del debito, il resto toccherà ai soci. E lì c'è ormai il fuggi-fuggi. Bagnato ha già inviato un segnale dimettendosi da vicepresidente e dal Cda. Altri soci si defileranno e usciranno di scena. A BrindisiReport.it risulta che a rimanere saranno solo in quattro: Ferrarese-Ciullo, Nando Marino, Pino Marinò e Nicola Carparelli. Ma è evidente che in periodi di vacche magre le loro aziende non si potranno accollare ulteriori uscite per 350-350mila euro a testa.

C'è allora una sola via d'uscita: bussare alla porta (e soprattutto alla cassa) del main-sponsor Enel, che non è certo obbligata a coprire i buchi fatti da altri, ma non può nemmeno consentire che il nome dell'azienda si affianchi ad una società in crisi o che rischia di saltare, soprattutto dopo essere stata prima in classifica. Per l'Enel 1 milione in più o in meno non è nulla. Ma l'eventuale salvataggio avrebbe un forte significato politico. Come troppo spesso accade, sport e politica finiscono col mischiarsi.

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