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"Li dobbiamo stuprare". "Teniamo le armi, se mi arrestano non me ne frega niente"

Alcuni fra i dialoghi intercettati dai poliziotti della Squadra mobile di Brindisi nell'ambito dell'inchiesta Oltre le mura, sfociata nell'arresto di 12 persone

 

In una intercettazione ambientale, due indagati (Igino Campana e Antonio Campana) parlano di una persona a cui “bisogna dare in testa”. Poi un audio in cui Raffaele Martena, dal carcere, parla a telefono con Andrea Polito e Vincenzo Polito. I due dicono di essere disposti anche a “buttarsi dal quinto piano” per lui (Raffaele Martena). Ma non c’è bisogno di arrivare a tanto: “Non devi buttarti da nessuna parte per me”, dice Martena. 

Quest’ultimo invita i suoi sodali a “non far bordelli”: bisogna “stare più calmi” e “fare “più fatti”. “Se esce un cantiere – dice ancora Martena – dovete andare a prendervelo voi”. Martena li esorta ancora a “prendere ogni cosa che fanno”. E polito lo rassicura: “Li dobbiamo stuprare”. 
Infine c’è una conversazione fra Andrea Martena e Mario Epifani dalla quale emerge che il clan ha a disposizione pistole, fucile e candelotti per fare rapine. “Ormai me lo sono messo in testa – dice uno dei due – anche se mi arrestano non me ne frega niente”. 

Queste sono alcune fra le conversazioni più significative intercettate dalla Squadra mobile di Brindisi nell’ambito dell’inchiesta Oltre le mura, sfociata stamani nell’arresto di 12 persone. 

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