Venerdì, 18 Giugno 2021
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La nuova edizione del Messale Romano spiegato da don Stefano Bruno

Diventerà obbligatoria a partire dalla prossima Pasqua, ovvero dal 4 aprile 2021

BRINDISI - Da domani, domenica 29 novembre 2020, prima domenica di Avvento, entrerà in vigore in tutte le parrocchie italiane la terza edizione del Messale Romano. La nuova edizione italiana diventerà obbligatoria a partire dalla prossima Pasqua, ossia dal 4 aprile 2021. Per sapere qualcosa in più della nuova edizione, BrindisiReport ha incontrato don Stefano Bruno, vice parroco dI San Giustino De Jacobis di Brindisi.

“Siamo vicini all’utilizzo della terza edizione, della nuova edizione del Messale Romano, terza edizione italiana, curata dalla commissione liturgica della Cei” - afferma don Stefano.  “Che cosa è successo? Perché questa nuova edizione? Non possiamo parlare di un nuovo Messale, perché il Messale in fin dei conti è rimasto quello che era il frutto del Concilio Vaticano II, ma parliamo di una nuova edizione. Ovviamente subito dopo il Concilio viene promulgata una Editio Typica, l’edizione alle quali poi tutte le varie conferenze episcopali nazionali dovevano attingere per redigere il Messale in lingua volgare, in lingua nazionale. Vi è stata una prima Editio Typica nel 1970, subito dopo la chiusura del Concilio, poi con alcune aggiunte fu redatta l’Editio Typica del 1975 alla quale successe l’edizione del Messale italiana, che era ormai la seconda, del 1983, che è quella che attualmente stiamo utilizzando. A distanza ormai di quarant’anni ci viene presentata questa nuova edizione italiana perché riprende le variazioni che sono state apportate all’Editio Typica nel 2002 e poi nel 2008. Queste variazioni comportano innanzitutto una nuova traduzione, una traduzione comunque degli stessi testi, ma in una maniera più fedele, una maniera anche rinnovata rispetto alle sensibilità del tempo, alla sensibilità di oggi, a quello che l’assemblea può comprendere di quello che sta celebrando. Quindi tutto il Messale è stato ritradotto, anche se comunque nell’essenzialità l’edizione tipica  è, e rimane, quella di Paolo VI, del Concilio. Ci sono state delle aggiunte, ci sono state delle integrazioni”.

“Per noi che cosa cambia in maniera definitiva?” - prosegue il viceparroco. “Alcune risposte dell’assemblea. Ma sono proprio poche, perché è stato volutamente deciso di non cambiare, di non stravolgere le risposte dell’assemblea per non creare confusione. Nell’atto penitenziale, nella formula del Confesso, è stato adottato un linguaggio più inclusivo e insieme a 'Fratelli' viene aggiunto 'e sorelle', come in tutti gli inviti che fa il sacerdote durante la celebrazione. Se nel Messale del 1983 vi era soltanto il plurale 'Fratelli' c’è questa attenzione, nella nuova edizione, di aggiungere 'Fratelli e sorelle'. Poi nell’atto penitenziale viene preferita l’invocazione 'Kyrie eleison' 'Christe eleison' anziché 'Signore, pietà' 'Cristo, pietà', che non viene abolita, ma viene preferita questa invocazione in lingua originale greca proprio per dare la giusta espressione a questa invocazione. E poi perché durante la celebrazione già parliamo in lingue. Abbiamo l’invocazione 'Alleluia', 'Osanna', che vengono dall’aramaico, 'Gloria in excelsis Deo', che viene dal latino, il 'Miserere nobis', che è latino. Quindi è anche il voler proclamare queste invocazioni in lingua originale. E questo mantenere il greco in 'Kyrie eleison, Christe eleison' ci avvicina anche alla tradizione orientale. Quindi è un ponte in più che viene a crearsi”.

“L’inno 'Gloria a Dio' - aggiunge il viceparroco- soltanto nell’incipit ha una piccola variazione. Al posto di 'pace in terra agli uomini di buona volontà' diremo 'amati dal Signore', traducendo più fedelmente il Vangelo di Luca che dice 'che Egli ama', gli uomini che Egli ama.  Ovviamente è stato scelto 'amati dal Signore' perché è più musicale come espressione”.

Don Stefano Bruno prosegue soffermandosi poi sul 'Padre Nostro': “Sarà adottata la traduzione della Bibbia Cei del 2008, che poi è anche un fattore che ha portato alla nuova edizione del Messale. Il Messale comprende alcune antifone provenienti dalla Sacra Scrittura. Essendo stata nuovamente tradotta bisognava adeguare il Messale con le nuove citazioni. Quindi il Padre Nostro riprende la traduzione del 2008, dove viene aggiunto un 'anche noi li rimettiamo ai nostri debitori' e 'non abbandonarci alla tentazione' piuttosto che 'non indurci in tentazione', perché fuga la visione di un Dio come un tentatore.  L’ultima variazione più significativa per quanto riguarda le risposte dei fedeli è l’inversione dell’esclamazione del sacerdote dopo l’ 'Agnello di Dio'. Viene invertita e quindi si collega direttamente all’invocazione che fa la comunità, l’assemblea: 'Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace'. E allora subito il sacerdote inizia con: 'Ecco l’Agnello di Dio. Ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla Cena dell’Agnello', e non più 'del Signore'. 'Beati gli invitati alla Cena dell’Agnello' per riprendere la citazione originale dell’Apocalisse: 'Beati gli invitati alla Cena di nozze dell’Agnello'.

In tutto il corpo del Messale vi sono varie modifiche nella traduzione - conclude don Stefano Bruno - ma tutto questo è servito sia a dare una più fedele traduzione dall’originale latino, ma anche una comprensibilità per l’assemblea. L’obiettivo di questa nuova traduzione del Messale Romano è conformarlo all’Editio Typica e recepire le modifiche della nuova traduzione della Bibbia Cei. Quindi essendoci stata una nuova Editio Typica nel 2002 e poi nel 2008 con alcune modifiche, allora era necessario adeguarsi con l’edizione italiana”.

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