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Servizi sanitari territoriali: "Brindisi sia capofila a livello provinciale e regionale"

Conferenza stampa del sindaco Rossi e del dottor Giovanni Quarta, consulente dell'amministrazione comunale in ambito sanitario

BRINDISI - Si è tenuta questa mattina, lunedì 12 aprile, presso la Sala Guadalupi di Palazzo di Città una conferenza stampa del sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, per presentare il nuovo consulente sulla sanità, dottor Giovanni Quarta, primario emerito dell’unità operativa complessa di Ematologia dell’ospedale Perrino di Brindisi. Quarta, che ha guidato il reparto sin dalla sua istituzione, nel 1995, sino al 2013, data del suo pensionamento, collaborerà con l’amministrazione comunale per affrontare l’emergenza sanitaria in atto e per rifondare l’idea di sviluppo della salute e dei servizi sanitari nel comune di Brindisi. 

“Ci si sta rendendo conto che in questa fase di pandemia anche attraverso i grandi media nazionali passano messaggi estremamente confusi”, afferma il sindaco Riccardo Rossi. “È bene quindi avere anche una figura autorevole, competente e che da un punto di vista scientifico possa far passare i messaggi corretti in questa fase, che è fondamentale, quella della campagna vaccinale. E poi, ovviamente, sappiamo anche che la sanità è uno dei temi principali del Recovery plan, sarà oggetto di discussione. E noi pensiamo che vogliamo avere anche come amministrazione comunale, come responsabilità sanitaria sul territorio, delle proposte forti da poter presentare al governo nazionale, al governo regionale, nel momento in cui si discuterà del potenziamento delle strutture sanitarie, dei fondi che noi speriamo arriveranno in maniera importante per potenziare questo. Abbiamo scoperto tutti con la pandemia quanto era importante la sanità e quanto era stata trascurata la sanità pubblica in questi anni. Lo scopo è proprio quello: cultura sanitaria, proposte per poter costruire un sistema sanitario migliore e più forte.”

“A livello di contagi”, prosegue il sindaco, “abbiamo avuto quel forte aumento tra i 200 e i 500. Adesso abbiamo questo plateau, abbiamo raggiunto questi 500 che sembrano stazionari, però è un numero molto importante . Capite bene innanzitutto che il numero degli attuali positivi è sempre una questione dinamica, i nuovi positivi è quel meno sottratti quelli che guariscono. Questo significa che evidentemente il contagio c’è, gira in città, bisogna stare attenti, e soprattutto bisogna a questo punto vaccinarsi”. “Da quello che noi abbiamo”, conclude Rossi, “una delle principali cause di contagio è in famiglia. È evidente dai numeri e dalle indicazioni che abbiamo che c’è l’abitudine di riunirsi la domenica in famiglia per il pranzo domenicale, anche perché è tutto chiuso, e questo sta provocando però dei disastri. Mi dispiace dirlo, ma bisogna cercare, magari in questo prossimo mese, di evitare questa situazione perché inconsapevolmente c’è chi è asintomatico e porta il contagio in famiglia e poi esplode. Questa è la principale delle cause che in questo momento noi stiamo rilevando”. 

“Devo ringraziare il sindaco e l’amministrazione comunale per avermi chiamato a fornire questa attività che a me piace molto, fa molto onore, perché la mia storia professionale l’ho dedicata tutta alla città”, afferma il dottor Giovanni Quarta. “Questo è un momento molto particolare: sono stato chiamato come consulente professionale sui problemi della salute per affrontare non solo l’emergenza che abbiamo in questo momento su tutto il territorio cittadino e provinciale, ma anche per cercare di rifondare un po’ l’idea di sviluppo della salute e dei servizi sanitari nel comune di Brindisi. Voi tutti sapete che abbiamo dei problemi riguardo le nostre strutture ospedaliere, la nostra assistenza territoriale, ed è quello che io ho definito un problema di povertà incipiente di salute. Vogliamo che la città di Brindisi assuma un ruolo capofila nell’ambito della provincia e se vogliamo, anche con presunzione, nell’ambito della regione per quanto riguarda la dotazione di tutte le prerogative, di tutte le assistenze di cui la città abbia bisogno. Abbiamo bisogno di avere degli standard di assistenza uguali, i famosi Lea, i livelli di assistenza essenziale, che spesso e volentieri sono stati mortificati da una politica basata più sull’economia della salute che non sulla necessità della salute".

"Abbiamo bisogno di credere fortemente e vogliamo che in questo tutta la cittadinanza dia il supporto, il supporto che non è un supporto elettorale, io sono fuori dai problemi della politica, non mi interessa, ma un supporto morale, a che le nostre richieste, così come in passato noi abbiamo fatto le richieste di solidarietà, lo abbiamo fatto nell’ambito della mia professione di ematologo per quanto riguarda i trapianti di midollo, le donazioni del sangue, vogliamo che anche qui la città si svegli, ancora una volta, perché ha sempre dato molto in campo della solidarietà e ci dia la forza per portare avanti le nostre istanze. Spero di poter interloquire con tutti i livelli regionali, locali, provinciali, e ho la forza anche a livello nazionale, perché la mia rete di conoscenze a livello nazionale nel campo medico naturalmente, non nel campo amministrativo, è molto ampia e quindi vorrei in qualche modo coinvolgere tutto il sistema perché si abbia veramente un nuovo rinascimento di quello che è il problema della salute in provincia di Brindisi”. 

Sulla pandemia e i vaccini Quarta dice ai giornalisti: “Questa è una cosa così ampia, nuova, inesplorata, che nessun Paese ha potuto programmare e dare certezze da zero a cento, è impossibile. L’umanità non è capace di non fare errori, di avere delle certezze assolute su un qualcosa di sconosciuto. Stiamo parlando di un anno e mezzo fa. Adesso è venuta fuori tutta questa confusione, dobbiamo dirlo in maniera estremamente franca, c’è stata molta confusione, ma abbiamo delle giustificazioni. La confusione è derivata dal fatto, se vi ricordate, se andate a leggere le vostre cronache di un anno fa, tutti piangevamo 500 morti al giorno, 800, 900, 1000 morti al giorno, e che cosa dicevamo? Speriamo che arrivino i vaccini, quando arrivano i vaccini? Tutte le trasmissioni televisive erano legate a questa domanda fondamentale all’esperto epidemiologo all’ultimo medico che veniva citato nelle varie trasmissioni di talk show. I vaccini li abbiamo avuti. A questo punto sono cominciati i “se” e i “ma”. Giusto, ci sono state delle promesse. AstraZeneca, il vaccino su cui tutti quanti avevamo puntato, perché di facile produzione, diciamolo, perché ricalca tutti i vaccini che noi abbiamo fatto fino all’altro ieri, che li abbiamo fatti ai bambini, che li abbiamo fatti ai nostri figli, sono quelli a più facile sviluppo, ha dato un certo tipo di risposta. Questo tipo di risposta è stato valutato in basse percentuali, senza sapere da un punto di vista delle conoscenze scientifiche che il percorso di un farmaco, di un vaccino, non si vede nel giro di tre mesi, quattro mesi, cinque mesi, si vede nel giro di anni”. 

“Abbiamo fatto 35 milioni di vaccinazione con AstraZeneca nel mondo – dichiara ancora Quarta – stando ai dati pubblicati stamattina sul sito dell’Ema, in tutto i casi di sospetti effetti collaterali sono 222, di questi, 18 solamente mortali, di forse probabile connessione per determinate situazioni molto ma molto particolari, che non sono le trombosi così come viene detto. Sono delle forme di patologia autoimmunitaria che hanno una caratteristica che noi ematologi conosciamo bene, che è quella di avere contemporaneamente una coagulopatia e una sindrome emorragica: il bianco e il nero insieme”. 

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