Servizio di ingegneria clinica: "Operatori a lavoro senza tutele"

A portare l’attenzione su questa figura professionale che si occupa del parco macchine bio-medico, Mario Borromeo sindacalista Cobas

BRINDISI – “All' interno dei nostri ospedali, sotto l’egida mediatica che quotidianamente e giustamente esalta lo straordinario lavoro degli operatori sanitari, c’è chi continua a svolgere senza sosta, con amore e grande senso del dovere le proprie mansioni. Mai nessun riflettore ha illuminato il delicato ed importante compito svolto dagli operatori del Sic (Servizio di ingegneria clinica) che sono, tutto ora, al fianco dei medici, in prima linea nelle trincee anti-covid delle corsie ospedaliere, ma con rischi, tutele e riconoscimenti idonei a tutto altro settore; lontano da quello Sanitario”. A portare l’attenzione su questa figura professionale, Mario Borromeo sindacalista Cobas.

“Chi sono questi operatori Sic?
 E’ cronaca di tutti i giorni ormai la rincorsa all’approvvigionamento di apparecchi elettromedicali per fronteggiare l’emergenza Covid-19, quali ad esempio ventilatori polmonari, saturimetri e via dicendo. Le famose “armi” messe a disposizione dei nostri medici e infermieri che insieme al resto delle apparecchiature presenti nelle strutture sanitarie italiane, compongono il parco macchine bio-medico che costantemente qualcuno verifica, installa, forma all’utilizzo e soprattutto ripara”.


“E se è vero, che “senza armi le guerre non si vincono ”, ecco spiegato l’essenziale compito del Sic. Oggi più che mai è davvero paradossale scoprire che questi lavoratori, nonostante eseguano mansioni di rilievo e professionalità, siano inquadrati da dipendenti Metalmeccanici con condizioni contrattuali discutibili; con nessuna indennità di rischio riconosciuta e costantemente mortificati da continue gare d’Appalto, ormai simbolo velato di precarietà”.


“Anche Brindisi ha il suo Servizio di ingegneria clinica e anche qui loro ci sono nonostante un futuro incerto, dovuto ad una stabilità contrattuale minata dall’ennesima gara scaduta e in proroga. Loro ci sono e magari domani, al subentro di una nuova azienda, dovranno accettare tagli e modifiche sul proprio contratto, come ad esempio rendersi reperibili 24h su 24 per 38 euro lordi settimanali in busta paga (già successo per tanti anni)”.

“Loro ci sono anche senza il diritto di sapere se contagiati o meno dal virus del momento; anche senza ricevere un riconoscimento per il rischio costante nell’attività svolta.
Il presente impone, a chi di competenza, a dare subito una risposta sullo stato di Salute di questi operatori; alla pari di medici e infermieri, perché è davvero preoccupante vivere nel dubbio che dai presidi ospedalieri della provincia di Brindisi possano ancora entrare ed uscire lavoratori potenzialmente positivi al Covid-19. Quando in futuro l’ epidemia finirà e arriverà il tempo delle “medaglie e delle pacche sulle spalle”, a loro servirà qualcosa in più questa volta; qualcosa che dia dignità e tutela a questa lodevole categoria troppe volte dimenticata nel silenzio”.

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