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Gatto ucciso: "E' stato investito". "Bisognava fare l'autopsia"

La consigliera comunale Luana Mia Pirelli cita il verbale del veterinario, l'Aidaa mantiene i propri dubbi

BRINDISI – Segue canali semiufficiali – perché tali sono una chat su Whatsapp e la mail personale di una consigliera comunale - la seconda parte della vicenda del gatto ucciso in viale Arno che, secondo la rappresentante dell’Aidaa a Brindisi, Antonella Brunetti, porterebbe i segni di sospette sevizie. La coda troncata di netto, cartucce di petardi esplosi a brevissima distanza dai resti del felino. Tanto da indurla a chiamare sul posto la polizia locale, che a sua volta ha richiesto l’intervento di un veterinario del servizio Siav C della Asl (fatti del pomeriggio di mercoledì 1 gennaio).

La notizia è stata ripresa da parte della stampa locale, regionale e nazionale. Ma oggi a BrindisiReport (non sappiamo se la stessa nota sia pervenuta ad altre testate) è giunta una richiesta di smentita da parte della consigliera comunale Luana Mia Pirelli, che facendo riferimento ai verbali redatti sulla vicenda sia degli agenti della polizia locale che dal veterinario Asl, asserisce che la morte del gatto è stata dovuta all’investimento da parte di un veicolo in transito. Stessa versione quella trasmessa attraverso la chat riservata alla stampa locale dalla portavoce del sindaco. Con invito ad estenderla anche ai giornali nazionali. Insomma, una questione in cui ufficiosamente (ufficialmente?) il Comune prende posizione, anche se nessuno ha chiamato in causa l’amministrazione comunale.

Abbiamo allora ascoltato Antonella Brunetti in proposito. La delegata Aidaa sulla sua pagina Facebook si è dichiarato non convinta della tesi dell’investimento, perché, ci ha detto, il gatto potrebbe essere stato investito anche dopo essere stato oggetto di sevizie, e quindi abbandonato sull’asfalto ferito o morente. In altre parole, l’esponente animalista avrebbe voluto – così scrive sul social – che i resti del felino fossero stati sottoposti ad un esame autoptico per fugare ogni dubbio. In ogni caso si predispone a inviare un esposto contro ignoti alla Procura della Repubblica.

Le ipotesi, senza assolutamente mettere in discussione la professionalità degli intervenuti, in effetti potrebbero essere anche altre: bersagliato dai petardi, il gatto ha attraversato mentre transitava un’auto, ad esempio, e anche questa ipotesi configura un reato contro gli animali. Ma l’intervento del Comune a che pro? Una questione di immagine della città? Non è la prima volta che a Brindisi – e provincia - ci si trova di fronte a circostanze di tormenti e morte inflitti ad animali. Accade anche in altre città.

L’amministrazione comunale in carica, va detto a suo merito, ha predisposto un decalogo per la gestione delle colonie feline, ad esempio. Quindi il tentativo di seminare civiltà nella convivenza tra cani, gatti randagi e cittadini è in corso. Ma forse bisognerebbe aggiungere che anche sollevare pubblicamente il sospetto di un caso di maltrattamenti o tortura può essere utile per sviluppare sentimenti di rispetto per gli animali anche in chi è al momento poco sensibile (a Brindisi per fortuna c’è tanta gente che di indigna, e questo è positivo).

Ha fatto quindi bene Antonella Brunetti a chiamare la polizia locale, che ha fatto il proprio dovere intervenendo e avvisando il servizio veterinario della Asl. Poi la storia si sarebbe potuta chiudere anche qui, con le constatazioni degli operatori da un lato, e i dubbi dell’Aidaa dall’altro. A cosa serve chiedere una “smentita” ai giornali? Tutt’al più si può chiedere ai giornali una integrazione, e con questo articolo lo abbiamo fatto.

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