Post carbone: sindacati insoddisfatti dopo l'incontro con Enel

Non avendo ottenuto le garanzie richieste sui temi trattati, valuteranno azioni di coinvolgimento dei lavoratori

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma delle sigle sindacali Filctem Flaei e Uiltec a seguito dell'incontro che si è svolto questa mattina, presso la Prefettura di Brindisi, con Eneel Generazione, per affrontare la fase di progressiva dismissione dell’impianto a carbone e per ricevere garanzie sui possibili investimenti per il futuro del sito, per la tutela occupazionale e le continue richieste di polivalenza di attività che l’azienda rivolge al personale. 

L’Enel, nel 2016, aveva annunciato il trasferimento, per motivi logistici e di costi, del centro ricerca di Brindisi e del laboratorio chimico ambientale nel perimetro della Centrale Federico II dove sono stati effettuati investimenti e lavori di trasformazione di edifici per alcuni milioni di euro. La struttura con i nuovi locali Laboratorio non è stata mai riaperta e il personale è stato in gran parte trasferito e ricollocato su altre attività.

Nel 2019 Enel ha annunciato la decisione di chiudere il laboratorio chimico-ambientale di Brindisi, l’unico del sud, producendo una ulteriore perdita in campo ambientale non solo per la provincia di Brindisi ma per l’intero territorio meridionale. La mancanza del centro ricerca e dei suoi laboratori, precluderà l’opportunità di formazione ed impiego d’eccellenza per i giovani laureati del territorio e di interconfronto con Arpa, Cnr e Università.

Nel 2020 Enel ha formalizzato al ministero dello sviluppo economico, al ministero dell’ambiente e a Terna la richiesta per la messa fuori servizio definitiva del gruppo di produzione BS2 della centrale di Brindisi a partire dal 1° Gennaio 2021, anticipando, quindi, di fatto, la dismissione dei gruppi a carbone prevista per il 2025.

Si è in presenza di un evidente e progressivo disimpegno dell’Enel da Brindisi e dalla Puglia.

Le organizzazioni sindacali, ai vari livelli Istituzionali hanno condiviso la decarbonizzazione considerando essenziale costruire nuovi impianti a gas a ciclo combinato in sostituzione degli impianti a carbone. Siamo quindi disponibili al superamento anticipato nella gradualità dovuta dei gruppi a carbone, per aprire immediatamente la fase di cantierizzazione sull’investimento dei cicli combinati a gas, senza però perdere nessun posto di lavoro.

La difficile e complessa fase del phase-out dal carbone, come ogni processo di trasformazione, deve avere una giusta transizione che sappia preservare e perseguire obiettivi di qualità del lavoro e dei livelli occupazionali, rappresentando anche una nuova opportunità di sviluppo.

La strada delineata dalla Sen nel 2017 e dal piano nazionale integrato per l’energia e il clima, che il governo italiano ha approvato e inviato qualche mese fa alla Comunità Europea, delinea in maniera chiara gli obiettivi nazionali stabiliti al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sulla riduzione delle emissioni di C02, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, delineando per ciascuno di essi, le misure che saranno attuate per assicurarne il raggiungimento.

La graduale sostituzione prevista a livello nazionale dei 7,2 GW a carbone con nuovi impianti a ciclo combinato, a Brindisi deve essere affiancata, oltre che dalla conferma del laboratorio chimico-ambientale, anche da energie rinnovabili integrate a uno sviluppo della rete elettrica di media e alta tensione, al potenziamento della rete di distribuzione, agli accumuli energetici, alla mobilità elettrica e a nuove infrastrutture portuali ecosostenibili.

Per le politiche industriali in questa fase di transizione, riteniamo sia necessario l’utilizzo dei fondi strutturali che devono continuare ad essere uno strumento importante per tutelare, supportare e implementare il sistema industriale pugliese.  

Servono tavoli di confronto con tutti i livelli istituzionali, con il pieno coinvolgimento del governo, questa la richiesta di Filctem, Flaei e Uiltec rivolta al Prefetto, per un patto per lo sviluppo, puntando sull’innovazione tecnologica per la trasformazione dei processi e dei prodotti industriali ed è necessaria una pianificazione strategica che traguardi il territorio a medio e lungo termine.

Per questo sosteniamo che al gruppo Enel è doveroso chiedere di presentare un "piano integrato di nuovi investimenti tecnologicamente avanzati”, con la creazione di un sito pilota per la transizione energetica.

L’azienda deve continuare a ricoprire un ruolo attivo nella lotta al cambiamento climatico, Enel su questo è in prima fila in tutto il mondo e non si capisce perché in Italia e a Brindisi in particolare, questo non debba essere una opportunità di investimento, crescita e progresso.

Serve una prospettiva di nuovo sviluppo nei settori strategici e la centrale Enel di Brindisi rappresenta un sito ideale in termini di aree già infrastrutturate, dove insediare una struttura di rilevanza nazionale di Enel Green Power.  Realtà, questa, in forte espansione a livello mondiale, che al suo interno sta riportando tutte le ex attività di produzione termica, costruzione, gestione e controllo di nuovi impianti di energie rinnovabili.

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L'impegno del Prefetto di Brindisi

Il Prefetto Umberto Guidato, ha assicurato comunque che il contenuto dell’incontro sarà portato all’attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dello sviluppo economico, nell’ambito delle iniziative di monitoraggio delle prospettive di sviluppo economico del territorio e dei potenziali risvolti occupazionali delle vertenze aziendali in atto.

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