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"Un parco dell'energia rinnovabile al posto della centrale Brindisi Nord"

Legambiente Brindisi boccia il progetto di riconversione della centrale ex Edipower presentata dal gruppo A2a

Riceviamo e pubblichiamo una nota del circolo "Tonino Di Giulio" di Legambiente Brindisi a firma del presidente Nicola Anelli sul progetto di riconversione della centrale ex Edipower presentato dal gruppo A2a.

Le posizioni in campo sul futuro dell’area occupata dalla centrale termoelettrica Brindisi Nord appaiono difficilmente conciliabili anche dopo quanto rilevato dalla stampa e relativo ad un’apertura delle categorie sindacali degli elettrici in merito al trattamento della frazione organica dei rifiuti nell’area occupata oggi dalla centrale Brindisi Nord. 

A2a, che ha visto bocciato il progetto di co-combustione di carbone e CSS (combustibile solido secondario) ed ha ricevuto il parere di compatibilità ambientale negativo sull’impianto di trasformazione di CSS “ECOERGITE”, continua a confermare la scelta aziendale di puntare sul trattamento di rifiuti nel sito della centrale Edipower, ferma da quattro anni, mediante l’utilizzo di: 
a.    60.000 t/a di Frazione Organica da Residuo Solido Urbano (FORSU)
b.    10.000 t/a di scarti vegetali 
Totale 70.000 t/a che dovrebbero giungere nell’area portuale  per essere tramutate in:
1.    4 milioni di mc/a di bio-metano in un bio-digestore anaerobico da immettere in rete
2.    14 mila t/a di compost attraverso fermentazione aerobica,  
3.    3-4 mila t/a di sovvalli da vagliatura iniziale da smaltire in discarica
4.    3-4 mila t/a di scarti plastici da smaltire in discarica.
 
Le fonti rinnovabili in un sito che era  a vocazione energetica consistono in un impianto solare termodinamico basato sulla tecnologia Magaldi ancora in fase di sperimentazione nella centrale di San Filippo del Mela (Milazzo). Il Processo produttivo prevede l’accumulo di calore in un letto di sabbia ed in parte tramite uno scambiatore di vapore surriscaldato. A questo impianto si aggiungono nel progetto di A2A tre pale eoliche da 55 Kw ciascuna. 

In netto contrasto rispetto al progetto di A2A si registrano le posizioni di chi si limita a chiedere che gli interventi proposti si facciano altrove e di chi reclama la restituzione dell’area agli “usi legittimi retro portuali”, previsti nel Documento Programmatico Preliminare (DPP) del PUG approvato in consiglio Comunale. 

Legambiente ha più volte denunciato le mille violazioni della convenzione stipulata da ENEL con le Istituzioni interessate, che prevedeva la chiusura della centrale entro il 2004, ma ha anche denunciato l’assurdo nuovo atto stipulato (AIA) che prevede la continuazione dell’esercizio di due gruppi su quattro. A tal riguardo, considerando che i termini previsti nell’AIA sono stati disattesi, per quale ragione, ci chiediamo, non vi è stato alcuna sanzione/riscontro da parte delle Istituzioni all’uopo preposte?

Legambiente ha sempre ritenuto prioritario dare corso alla prescrizione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di smantellare i gruppi della centrale (a cominciare dai due da molti anni dismessi) e di bonificare tutta l’area. Come può A2A sostenere di aver bonificato l’intera matrice suolo se non ha mai iniziato lo smantellamento dell’impianto e la bonifica dell’area sottostante l’insediamento industriale?
Legambiente ha sempre sostenuto l’impiego dei lavoratori già occupati nella produzione elettrica, in un progetto fondato su Energie rinnovabili mettendo la produzione elettrica al servizio dello sviluppo del porto e dell’Area Industriale da tramutare in Area Produttiva Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzata  (APPEA). 

E’ questo l’obiettivo del Parco Tecnologico dell’Energia Rinnovabile (PATER), proposto da Legambiente che prevede di realizzare un’area di ricerca, un’area di produzione di componenti impiantistici e di sostegno ai privati, ad istituzioni, ad imprese ed a start-up oltre che ad un impianto solare termodinamico di potenza nominale decisamente superiore a quello proposto da A2A. 

Questa proposta di Legambiente, inviata anche al Ministro dell’Ambiente, potrebbe creare un polo estremamente innovativo ed auto-propulsivo in un realtà industriale in crisi e nei pressi del porto che è il fulcro di qualsiasi piano di sviluppo sostenibile. Nel progetto di A2A l’impianto termodinamico ha il limite di non essere funzionale, a causa delle sue ridotte dimensioni e di una produzione di circa 3000Mwh; questo disegno strategico merita un approfondimento sulla tecnologia che consente l’accumulo di calore in tempi di non irraggiamento e soprattutto con integrazione produttiva del 15% da gas, che non può essere il bio-metano direttamente immesso in rete (secondo quanto asserito da A2A) e, si suppone, che l’integrazione serva per attivare le turbine a vapore affinché venga garantito il processo di accumulo.

In questo caso non può più considerarsi un impianto termodinamico classico. Il trattamento della FORSU (60.000 t/a) e degli scarti vegetali (10.000 t/a), soprattutto nella fermentazione aerobica successiva al trattamento anerobico, non risultano conciliabili con le previsioni del documento programmatico preliminare del PUG e con le attività turistiche e commerciali portuali limitrofe, a differenza delle produzioni elettriche da fonti rinnovabili da potenziare che, a nostro parere, sono del tutto conciliabili e foriere di sviluppo.

Legambiente però, ha sempre condiviso la realizzazione di due impianti di compostaggio, come previsti dal Piano Regionale integrato, nella provincia di Brindisi e ritiene necessario riconfermare l’esigenza di un impianto a Brindisi o riattivando e sottoponendo a revamping serio quello esistente (sequestrato per Ordinanza del Sindaco nel 2013 e… scaduta?) o una nuova Area di trattamento della FORSU che sia collocata in un sito distante dal porto e dai centri abitati, messo a disposizione dalle Amm.ne Pubblica e, come previsto dalla Regione, nell’ambito della zona del petrolchimico.

E su tale proposta che può essere costruito l’accordo con A2A, sempre a condizione che la ditta rispetti le prescrizioni AIA su smantellamento e bonifica della vecchia centrale e sul polo energetico da costruire ed a condizione quindi che non restino i gruppi 3 e 4 della vecchia centrale alimentati come in passato con carbone Adaro STZ o con l’utilizzo in qualche maniera di gas o biometano il che consentirebbe la “chiamata” prioritaria nella rete di distribuzione dell’energia.

Legambiente è convinta che sia interesse delle istituzioni e delle OO.SS. tutelare le competenze e l’occupazione dei lavoratori elettrici e creare le condizioni per sviluppare le attività portuali ed industriali ecosostenibili e per chiudere il ciclo della frazione organica dei rifiuti in modo compatibile con il territorio.

All’Amm.ne Comunale si chiede di esprimere, su queste basi, una trattativa con A2A, ma anche con ENEL che è titolare dell’area sulla quale insisteva il parco carbone, in tal caso evitando presenze non motivabili quali quella del Commissario dell’Agenzia regionale gestione ciclo rifiuti Gianfranco Grandaliano che, in maniera contraddittoria, afferma la necessità che gli impianti dedicati alla FORSU debbano essere tutti di proprietà pubblica ma, al contempo, dichiara ogni disponibilità per quanto proposto da A2A.
 

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