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La sindaca si guardi dal suo Saint-Just. Il Pd di Brindisi? Macerie

Ha scritto bene Marcello Orlandini: solo a Brindisi sarebbe potuto accadere ciò che ha fatto ieri la maggioranza dei brindisini che è andata a votare. Che sono poi i due quinti degli aventi diritto al voto, ma questa –brutta per quanto vogliamo- è la democrazia ed occorre accettarla

Ha scritto bene Marcello Orlandini: solo a Brindisi sarebbe potuto accadere ciò che ha fatto ieri la maggioranza dei brindisini che è andata a votare. Che sono poi i due quinti degli aventi diritto al voto, ma questa –brutta per quanto vogliamo- è la democrazia ed occorre accettarla. Noi siamo – per dirla alla De André - per il fondo del fondo. Coerentemente con la nostra storia. A confermarlo c’è una ricca secolare aneddotica, ma ve la risparmiamo.

La maggioranza che ha retto il Comune di Brindisi naufraga drammaticamente con l’arresto del sindaco Mimmo Consales? E noi che facciamo? Li cacciamo? No, non solo li ricandidiamo tutti (da una parte o dall’altra), ma facciamo vincere lo schieramento che (politicamente s’intende) ha ancora la pistola fumante in mano! Più libertari di noi non c’è nessuno: non solo assolti, ma anche premiati. Sempre politicamente parlando, sia chiaro. Avremmo assolto anche il povero Mimmo Consales, se i tempi della prescrizione dalle nostre parti non fossero così esasperatamente lunghi.

Possiamo però stare tranquilli, la bella e brava sindaca che una delle minoranze di  questa città ha scelto ha detto che amministrerà la città con “onestà e trasparenza” ed ha affidato il compito di custode di queste sacre virtù, al notaio Michele Errico, il Saint-Just delle Sciabiche. Errico sino a qualche giorno prima della presentazione delle liste ha fatto inutilmente il diavolo a quattro per candidarsi a capo di uno schieramento che garantisse il rinnovamento (lui è uno di primo pelo per aver fatto una sola volta già il sindaco e il presidente della Provincia) contro il sistema di potere uscente (Consales, Luperti, Rollo, Ferrarese, Romano, etc), ha finito con l’accettare questo incarico (simbolico?) e invitare gli elettori a far vincere lo schieramento su cui qualche settimana prima sputava il più terribile dei veleni.

Ma il Saint-Just delle Sciabiche è fatto così. E’ tutto e il contrario di tutto. Purché al centro ci sia sempre e soltanto lui. Amministrare con “onestà a trasparenza”, è già per chiunque un impegno gravoso, diventa poi solenne se a pronunciarlo sia la sindaca di uno schieramento che ufficialmente è la continuità di quello azzerato anticipatamente quattro mesi fa dalle manette, ed è addirittura da far gonfiare il petto e inumidire gli occhi per commozione e orgoglio, se a sottoscrivere tale atto sia chi ne ha subito (in famiglia) nel passato le conseguenze di certe storie.

Mai sui figli le colpe dei padri! Quelli veri e quelli putativi. Noi siamo all’antica e con il cuore tenero, apra i suoi occhi bellissimi, signora sindaca, Errico-Saint Just è terribile e vendicativo. Elettoralmente vale quanto un due di briscola, altrimenti le liste se le farebbe da solo, ma vedrà cosa le accadrà se disattenderà gli impegni sottoscritti con lui, se ad esempio non rimetterà in piedi quella Cittadella della Ricerca che il suo amico Ferrarese ha voluto annientare per una sorta di pulizia etnica, o non demolirà quella centrale di Cerano che invece il suo papà volle a tutti i costi, sottoscrivendo di nascosto in una baracca, la convenzione con l’Enel.

Dall’altra parte solo macerie. Del Pd soprattutto. Di Marino, dei suoi limiti politici, dell’inefficienza del suo apparato si sapeva già tutto. Il più grande errore di Emiliano è stato quello di non effettuare le primarie. C’era il tempo per farle, e Marino aveva la capacità di vincerle. Emiliano qui, a cominciare dalla fanciulla di Galatina, la dott.ssa Sandra Antonica, ha affidato compiti importantissimi a dirigenti politici ormai consunti per le loro transumanze o, come per l’Antonica, del tutto inadeguati a cogliere l’aria che si respira a Brindisi.

E chi si prende la responsabilità del clima da Torre di Babele, dove nello stesso schieramento si parlavano lingue così diverse da richiedere i traduttori? Se anche da noi il centrosinistra, e la stessa sinistra più radicale, vincono al centro e nei quartieri della borghesia e perdono sonoramente nelle periferie, qualcosa questo vorrà pure dire e qualche riflessione va fatta. Forse bisognerebbe chiudere i votifici e riaprire le sezioni. Più che le sfilate di bande jazz sui corsi, forse sarebbe stato meglio che la sinistra e il centrosinistra fossero tornati nei luoghi dove erano nati, nelle periferie, tra la gente comune, tra gli emarginati. Magari, senza che suoni un’offesa, anche con semplici orchestrine da vecchie popolari balere.    

La grande astensione non merita nessuna assoluzione. La signora Carluccio è da ieri la sindaca di tutti anche di quel sessanta per cento dei brindisini che ha voltato le spalle alle urne. E’ troppo comodo starsene alla finestra e giudicare poi il lavoro degli altri. Andarsene al mare è un diritto di tutti, ma pretendere che il rinnovamento e la discontinuità siano affidati soltanto ai pochi che ci mettono la faccia e il sacrificio personale, non solo non è giusto ma soprattutto fa saltare tutti gli sforzi per sfrattare le vecchie, inefficienti e corrotte attuali classe dirigenti.

A Brindisi, errori a parte dei quali scriverò in seguito, come dimostra il risultato dei grillini e il successo di Smart, esistono le condizioni per un profondo cambiamento. Basta solo perseguirlo con determinazione e umiltà. Facciamo come se la maggioranza Ferrarese-Rollo-Luperti-Consales 2.0, responsabile politica del disastro Brindisi, sia riuscita a fare un gol in contropiede, ma la partita non è finita.

Strettamente personale. Ho smesso di scrivere della campagna elettorale di Brindisi quando una delle mie figlie mi ha comunicato di avere scelto di candidarsi. Ho pensato: magari qualche scellerato mi accusa di conflitto d’interessi. 

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