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Forza Italia: cresce la fronda contro Vitali. Taurino: "Dimissioni e primarie"

Prosegue la crociata di Paolo Taurino, militante della corrente "fittiana" di Forza Italia, contro il coordinatore provinciale del suo partito, Gino Vitali. La fronda si è ulteriormente rinvigorita a seguito della polemica andata in scena sabato scorso (13 dicembre), alla multisala Andromeda, durante la convention dei forzisti alla quale ha partecipato l'europarlamentare Raffaele Fitto

BRINDISI – Prosegue la crociata di Paolo Taurino, militante della corrente “fittiana” di Forza Italia, contro il coordinatore provinciale del suo partito, Gino Vitali. La fronda si è ulteriormente rinvigorita a seguito della polemica andata in scena sabato scorso (13 dicembre), alla multisala Andromeda, durante la convention dei forzisti alla quale ha partecipato l’europarlamentare Raffaele Fitto. In quella occasione, Vitali mise in guardia Fitto da qualcuno dei suoi sostenitori “che poi non riesce neanche a conseguire il proprio voto nei momenti importanti”: “un cretino” e “un pazzo da rinchiudere in manicomio”. Il riferimento era evidentemente a Paolo Taurino. 

Questi, messo anticipatamente al corrente del fatto che l’ex parlamentare si sarebbe con ogni probabilità scagliato contro di lui, preparò un striscione recante la scritta “Save the future Ginomio dimettiti”, che poi espose all’esterno del maxicinema, subito dopo le esternazioni del suo avversario. Stamani, fuori dalla sede provinciale di Forza Italia in corso Garibaldi, si è consumato il secondo round della contesa. Da sinistra, Antonio Epifani, Serena Missere e Paolo Taurino-2

Taurino aveva chiesto l’utilizzo dell’edificio per una conferenza stampa di replica alla sortita di Vitali. Visto che la sede non gli è stata concessa, ha affisso sulla porta di ingresso un foglio con su scritto “La sede è di tutti”, oltre a due striscioni in formato ridotto con il medesimo contenuto di quello esibito alla Multisala. Insieme a lui c’erano anche i consiglieri comunali di Torre Santa Susanna, entrambi eletti fra le file di Forza Italia, Antonio Epifani, capogruppo, e Sabrina Missere (nella foto a destra)

L’appuntamento è stato convocato con un duplice obiettivo: da un lato, appunto, quello di ribadire la presa di distanze dal coordinatore provinciale; dall’altro, quello di lanciare una campagna per il ricorso alle primarie nella scelta dei candidati ai nove consigli comunali della provincia che verranno rinnovati in Primavera e dei candidati al consiglio regionale. Non solo, anche i candidati sindaci (ad eccezione di Pasquale Rizzo, attuale sindaco di San Pietro Vernotico “riconfermato all’unanimità”) e il candidato alla presidenza della giunta regionale dovranno essere selezionati attraverso le primarie. 

Fra gli esponenti di spicco del partito, l’unico che ha rotto gli indugi, schierandosi al fianco di Taurino, è Pierangelo Pinto, il più suffragato fra i consiglieri provinciali del centrodestra. Ma per quale motivo si invocano le dimissioni di “Ginomio”? 

Paolo Taurino all'esterno della sede di Forza Italia-3“Mi piacerebbe semplicemente dare un  contributo  - afferma Paolo Taurino - sulle linee da adottare per ricostruire quello che un tempo era il primo partito in Italia. Come può il referente provinciale di un partito  - si chiede Taurino - lanciare attacchi gratuiti da un palco, alla presenza di 1000 militanti, durante un appuntamento così importante? Come può scendere così in basso?”. 

A detta di Taurino, Vitali ha scelto il luogo e il momento sbagliato per attaccarlo pubblicamente. “Quello che sarebbe dovuto essere  un qualificato confronto su un partito che per costruire il proprio futuro deve partire dal basso – prosegue Taurino - è sembrato alla fine  un putt…io. Ci ha pensato con una risposta lapidaria l’onorevole Raffaele Fitto a metterlo in riga: ‘Poi mi spiegherai con chi perdo inutilmente il mio tempo’”. 

Rivolgendosi direttamente a Vitali, Taurino afferma: “Tu non hai mai perso, tu, con il tuo passato da onorevole, godi di un vitalizio, noi di sconfitte. Ha sempre perso la base, hanno sempre  perso i militanti che alla fine di ogni campagna elettorale, con le ossa rotte e con la lingua arida, si sono ritrovati a leccarsi le ferite e con gli occhi in lacrime analizzavano il risultato elettorale frutto delle tue inimicizie che hanno portato alla sconfitta. Nella nostra mente – afferma ancora Taurino - (e anche nella tua) dal 2009 è stampato un nome:  Massimo Ferrarese”. 

Vitali, dunque, viene invitato a farsi da parte poiché non godrebbe più del consenso della base. E per la gestione del partito dopo l’eventuale uscita di ccena del politico francavillese, viene suggerita la costituzione di una “task force” con cinque nomi: Gianfranco Coppola, sindaco di Ostuni, Lello Di Bari, sindaco di Fasano sottoposto a provvedimento di sospensione, Alberto Magli, sindaco di San Vito dei Normanni, Pierangelo Pinto e, per il capoluogo, Cosimo Elmo.   

A loro spetterebbe il compito “di nominare altri  tre uomini, tre  vice responsabili sui territori nord, sud e centro”. “Tanto  - afferma Taurino - affinché mai più in un partito  liberale e democratico come il nostro si assista  a militanti cacciati dalle sedi e insultati”. Si chiede, insomma, una ristrutturazione del partito attraverso il coinvolgimento dell’elettorato, a partire dalle prossime elezioni amministrative. Per raggiungere questo fine, Taurino si dice pronto a intraprendere una campagna di informazione con gazebo.  

In giornata, fra l’altro, la fronda anti-Vitali ha ottenuto anche il consenso dell’ex sindaco di Cellino San Marco, l’avvocato Francesco Cascione. Questi dice di essere accanto a Taurino. “Lo stimo e lo apprezzo – afferma il professionista – per questa battaglia di ideali politici contro Gino Vitali. Io ho preso le distanze da Forza Italia. Anche il mio elettorato lo ha fatto, proprio per colpa di Vitali, che non è stato in grado di gestire la politica nella fascia sud di Brindisi e in particolare a Cellino San Marco”. 
 

Cascione si dice rammaricato anche per il fatto che Vitali non abbia difeso il suo operato quando a Cellino San Marco si insediò la commissione Francesco Cascioneprefettizia, la cui relazione determinò lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. “Vitali – prosegue Cascione – mi invitò subito a dimettermi, perché il suo scopo era di andare subito al voto, senza tenere conto del mio stato d’animo. Mi ritrovai catapultato in una realtà più grande di me, con la coscienza a posto. Per questo non mi sono dimesso. Non mi interessava di andare a nuove elezioni. Volevo impugnare il provvedimento di scioglimento davanti al Tar, il quale poi deciderà se ho ragione o meno”. 

Cascione rimarca inoltre come non sia stato tutelato da Vitali neanche quando veniva accusato di difendere dei pregiudicati, nonostante il suo ruolo istituzionale. “Anche lui, da onorevole – afferma ancora l’ex sindaco – ha difeso un pregiudicato. Oltre a non tutelare me, non ha tutelato neanche l’elettorato che io ho rappresentato”. E poi, in conclusione del suo pensiero, Cascione cita Totò: “Se è vero che è la somma che fa il totale, allora le scelte fatte da Vitali in questi anni (la somma) hanno prodotto il disastro attuale (il totale)”. 

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