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Gianni Pittella

Gianni Pittella

Intervento/ Congresso Pd e "pacchetti correnti"

Partiamo da un dato di fatto: “… non sono consentiti riferimenti ed apparentamenti tra i candidati territoriali e quelli nazionali”. Lo dice il regolamento con il linguaggio tipico del politichese equivoco, indefinito ed astruso (Perché non si dice : “sono vietati …).

Partiamo da un dato di fatto: "? non sono consentiti riferimenti ed apparentamenti tra i candidati territoriali e quelli nazionali". Lo dice il regolamento con il linguaggio tipico del politichese equivoco, indefinito ed astruso. (Perché non si dice : "sono vietati ?)

Ad ogni buon conto, secondo le regole stabilite per le primarie nazionali e territoriali, dunque, chi intende proporsi a segretario provinciale avendo idee e programmi da proporre e voglia di mettersi in gioco, si candida, promuove la sua campagna elettorale, (? con sobrietà, trasparenza e rispetto dell'ambiente ?" e chiede di essere votato. Tutto il contrario di quello che sta accadendo.

L'applicazione pratica della norma regolamentare, soprattutto con la costituzione dei comitati a supporto dei candidati nazionali, come purtroppo avevo già anticipato con un mio precedente scritto, ha stravolto la regola codificata.

I comitati sorti a supporto dei candidati nazionali propongono anche i candidati per la segreteria provinciale del Pd di "riferimento e di apparentamento", sicché votando il rappresentante provinciale il militante di paese si schiera anche per quello nazionale. In sostanza i candidati per la segreteria provinciale del Pd si sono promessi in sposa con i rispettivi omologhi nazionali. E così non poteva, né doveva, essere!

Basta leggere la cronaca politica locale, anche quella riportata sul giornale online che ospita questo mio intervento, per verificare l'assunto di partenza di questa riflessione: i candidati A, B, e C per la segreteria provinciale del Pd si riferiscono dichiaratamente ai rispettivi omologhi nazionali: troppo tardi per tornare indietro.

Il mio voto in favore di qualunque candidato provinciale sarà automaticamente rapportato al suo omologo nazionale. Allora vediamo, sul punto, di capirci qualcosa di più con l'impegno di affrontare il tema senza alcun pregiudizio e però anche al di fuori di ogni propaganda.

Primo problema: se al militante non piace il candidato provinciale cosa può fare per sostenere il candidato di riferimento nazionale ? Niente! Si deve tenere il candidato provinciale sgradito: o vota, turandosi il naso come tante altre volte, oppure non vota. Facciamo la prova del nove ed invertiamo il problema.

Secondo problema: al militante della provincia di Brindisi piace uno dei candidati provinciali e vorrebbe votarlo, questo, però si è promesso sposo ad un candidato nazionale che invece è sgradito all'elettore. Cosa può fare il militante che vorrebbe votare il candidato provinciale di cui conosce le qualità senza che ciò favorisca il candidato di riferimento nazionale? Niente, ancora una volta! O vota il pacchetto (candidato provinciale per quello nazionale) o non vota.

Può darsi che mi sbagli, ma cosa è questa se non la edizione riveduta e corretta, oppure una variante, del porcellum nazionale applicato a livello di partito? Ove, disgraziatamente, questa riflessione corrispondesse al vero anche in minima percentuale, avremmo la prova provata che il porcellum, ormai, è entrato nelle difese immunitarie del corpo dei partiti, in questo caso del Pd, e si muove come l'herpes labialis: quando meno te lo aspetti compare.

 

 

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