Sabato, 12 Giugno 2021
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"Maltrattamenti, ricordate: un uomo violento non cambia mai"

Rita Sverdigliozzi, capo della Squadra Mobile di Brindisi: "Bisogna educare sin da piccoli al rispetto dell'altro sesso".

BRINDISI – Rita Sverdigliozzi è il capo della Squadra Mobile della Questura di Brindisi. Si è trovata di fronte a tanti casi di violenza sulle donne durante la sua carriere professionale nella Polizia di Stato. Per questo il vice-questore sente di poter dare dei consigli alle vittime: “Ma, prima di tutto, ricordate che un uomo violento non cambia mai”. BrindisiReport, nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ha chiesto a Rita Sverdigliozzi di spiegare qual è la situazione nel Brindisino. Il vice-questore prima di entrare in Polizia è stata anche una maestra elementare. Per questo sa benissimo che il fenomeno può essere debellato grazie alla cultura: “Io sono mamma di due bambine. Però quando qualche amica ha un maschietto mi capita spesso di dirle 'fallo giocare con un bambola, per gioco fatti aiutare a rifare il letto'. Perché bisogna educare sin da piccoli al rispetto della donna, a capire l'universo femminile. Chi ha in casa un figlio maschio ha una grossa responsabilità. Tutto nasce dall'educazione famigliare prima, scolastica poi”. 

I dati

Il territorio brindisino segue il trend nazionale, che ha visto un calo di tutti i reati nel 2020, complice anche il lockdown. I reati contro le donne non fanno eccezione. Di seguito, i dati delle denunce e delle esecuzioni relative alla Squadra Mobile e ai commissariati fino a novembre di quest'anno. Nel 2020 sono giunte 51 denunce per maltrattamenti (nel 2019 sono state 45). E' l'unico dato in aumento. Poi, 7 denunce per violenza sessuale (nel 2019 sono state 10), 27 per stalking (29 nel 2019). A queste 27 vanno aggiunte 7 presentate alla Polizia Postale, che si occupa di stalking perpetrato via chat o altri mezzi elettronici. Ancora: nel 2020 sono state effettuate 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 4 ai domiciliari, 1 misura di sicurezza e 1 misura interdittiva. Però bisogna tener conto che diverse indagini partite nel 2020 sono ancora in corso, quindi questi dati sono parziali.

“Donne, vincete i sensi di colpa”

Una donna vittima di violenza deve sapere che, come in tutte le Questure, anche a Brindisi esiste una sezione specializzata si occupa di violenza contro le fasce deboli. Il dirigente della Mobile Rita Sverdigliozzi spiega che “una donna vittima di violenza si trova in una situazione di difficoltà emotiva, va sostenuta. Bisogna entrare in empatia con lei, non dare giudizi. Ascoltare. Io da donna suggerirei alle donne di vincere i sensi di colpa. Parliamo di qualunque tipo di violenza: la donna si colpevolizza e cerca di spostare la colpa dal carnefice alla vittima, cioè su se stessa. Secondo suggerimento: chiedere aiuto, parlare con un amico, meglio con uno specialista, un medico uno psicologo. Quando una donna viene in ufficio di polizia vuol dire che le ha provate tutte. E' l'extrema ratio. Terzo suggerimento che mi permetto di dare, perché non tutte le donne accettano la protezione, poi magari tornano a casa: fate attenzione, già il solo lasciare un uomo violento può essere pericoloso di per sé”. Basti pensare a quanti casi di “ultimo incontro” finiti male. “La donna – prosegue Rita Sverdigliozzi – deve andare accompagnata all'ultimo appuntamento, magari anche da un agente della Polizia di Stato. Bisogna chiedere aiuto nel comunicare questa decisione all'uomo violento. Poi, aspetto più importante: evitate di giustificare qualunque violenza. Pensare 'io tanto lo cambio' è sbagliato. L'uomo violento non cambia”.

La storia di Nada

Una storia che è rimasta impressa al vice-questore racconta di anni di violenze subite da una ragazza, vicenda che si è conclusa con l'arresto del carnefice. Giugno 2020. Il lockdown è alle spalle da pochi giorni. Negli uffici della Squadra Mobile di Brindisi si presenta una ragazza, Nada (nome di fantasia), accompagnata da una sua amica. La ragazza è brindisina, ma negli ultimi tempi ha vissuto lontano dalla sua terra. Il vice-questore Rita Sverdigliozzi e gli agenti ascoltano la sua storia: tutto comincia tre anni prima, quando sulla chat di Facebook Nada inizia a scambiare saluti e parole con un uomo, che non vive a Brindisi. E' di un'altra regione. Diventerà il suo aguzzino. Nel 2018 si incontrano, lui comincia a corteggiarla con telefonate e messaggi quando sono lontani. Decidono di cominciare una relazione. L'uomo è morboso, fino al parossismo, ma dice di amarla. Dice. Si dimostra infatti geloso persino delle relazioni passate. Diventa sempre più possessivo e controllante con centinaia di messaggi: con chi sei? Come sei vestita? Anche lei pensa di essere innamorata dell'aguzzino, nonostante ogni uscita si riveli un inferno di telefonate e di messaggi. Anzi, lui fa di più: dice che se Nada esce con un'amica lui sta male, minaccia finanche il suicidio. Nada non pensa che questa non sia la normalità. Come può essere normale sentirsi dire “io mi ammazzo se tu esci questa sera”? Ma Nada non solo non tronca questa relazione insana, ma compie un passo falso. Decide di andare a convivere con il suo aguzzino. E' la fine del 2018. Lei raggiunge lui nella sua regione, fuori dalla Puglia. La ragazza taglia quasi del tutto i legami con la sua famiglia. Da donna diventa un oggetto di proprietà dell'uomo. Lui la controlla sui social. Fa di più: minacce, prima, fatti poi. La picchia e le brucia le sigarette sulla pelle, non manca la violenza sessuale. E non mancano le minacce di morte. Fin quando Nada, finalmente, capisce che lui non la ama davvero. Una bruciatura di sigaretta, le percosse, quelle non sono amore. Sono violenza. E, soprattutto, sono reati. Nella primavera del 2020 Nada riesce a fuggire dal suo aguzzino e torna a Brindisi. Ma l'incubo non finisce: lui la cerca, continua a minacciarla di morte, dicendole che se non fosse tornata da lui, sarebbe sceso e avrebbe ucciso lei e la sua famiglia. Per questo la ragazza decide di andare in Questura.  E' qui che incontra il dirigente della Squadra Mobile. Rita Sverdigliozzi rimane basita: mentre Nada depone, sul cellulare della giovane arrivano decine di messaggi. E' l'aguzzino che insiste. Ma gli agenti si attivano e nel giro di pochi giorni l'uomo viene arrestato. Dovrebbe essere la fine dell'incubo per Nada. Ma i segni sulla sua psiche sono evidenti: quando si rende conto che l'uomo finirà in carcere, lei si chiede: “Come farà ora”? Rita Sverdigliozzi ha molta esperienza e capisce che questo sentimento è ricorrente nelle vittime: nonostante tutto Nada era preoccupata per lui. Ora l'uomo è in carcere, ma Nada porta ancora addosso i segni di una esperienza atroce. Per questo la dottoressa Sverdigliozzi insiste: “Donne, allontanatevi subito quando da un uomo violento, anche verbalmente. Perché, ricordate, l'uomo violento non si può cambiare”.

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