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Domenica, 16 Gennaio 2022
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Anche i duri a volte piangono: Piero Bucchi si emoziona in sala stampa

La conferenza stampa post-partita di gara-3 tenuta da un emozionatissimo Piero Bucchi è stato uno dei momenti storici della storia del basket brindisino: al pari di un'azione di Malagoli, di una schiacciata di Howard, di un tiro di Tony Zeno

BRINDISI - La conferenza stampa post-partita di gara-3 tenuta da un emozionatissimo Piero Bucchi è stato uno dei momenti storici della storia del basket brindisino: al pari di un’azione di Malagoli, di una schiacciata di Howard, di un tiro di Tony Zeno. O, per tornare a tempi più recenti, di uno slalom di Gibson o di una follia di Dyson. Quei lunghi attimi senza parole per soffocare le lacrime, quei sorsi d’acqua buttati giù per trattenere la rabbia, hanno rivelato la parte inedita di un uomo che a Brindisi in pochi conoscono davvero.

Che spesso appare freddo e distaccato. Eppure ieri il coach appena eliminato ha fatto tenerezza, e forse è finalmente entrato nel cuore di tutti i tifosi brindisini, anche di quelli che nei suoi confronti sono sempre stati(e rimarranno) scettici. «Oggi abbiamo dimostrato tutta la nostra passione, l’amore per il basket e per questa maglia. Tutti noi. Dai ragazzi all’ultimo dei collaboratori di questa società, fino ai soci che perdono i loro soldi pur di continuare a dare a questa città un patrimonio inestimabile come la serie A».

Bucchi è ancora stracarico di adrenalina, non si siede, poggia un piede sulla poltroncina. La sala stampa è silente come se si stesse assistendo ad un funerale, ma di quelli all’americana, dove si brinda in memoria del morto, perché alla fine di una stagione simile, c’è solo da sorridere.

Il coach trattiene a stento le lacrime, suo figlio Enrico, nascosto in ultima fila, ci riesce meno. Di solito in questi momenti parte l’applauso, ma la scena è talmente surreale che nessuno ha il coraggio di lanciarlo. È davvero strano vedere quel ghiacciolo sciogliersi, lanciare frecciate «a quei 500 che stasera non Bucchi non riesce a contenere l'emozione (foto Maurizio De Virgilis-2sono venuti e hanno fatto male, perché si sono persi una partita bellissima», e criticare i criticoni, quelli che scrivono senza sapere e dando per scontato ciò che scontato non è.

C’è voluto l’intervento di Nando Marino, chiamato in soccorso dalla moglie Federica, per salvare il Bucchi silenzioso e finalmente far scattare l’applauso liberatorio e consolatorio. Il presidente ha rivelato ciò che il coach non aveva ancora detto: pensa di aver fatto la miglior stagione della sua carriera. «Si, è così, abbiamo fatto una stagione straordinaria con una squadra non progettata per stare a questi livelli».

E vogliamo dirla tutta? Bucchi poteva essere, forse doveva essere l’allenatore dell’anno,perché è troppo facile assegnare quel titolo a chi si ritrova tra le mani fior di campioni. L’Enel ha primeggiato nel girone di andata con un gruppo di sconosciuti, che in pre-season erano parsi addirittura imbarazzanti. Ha tenuto testa alle grandi e le ha battute, poi è caduta e si è rialzata, falcidiata da gravi infortuni in serie, l’ultimo dei quali, quello a Bulleri, l’ha definitivamente azzoppata. Campioni d’inverno, final-eight di Coppa Italia, quinto posto: e tutto questo senza un centro dominante, privi di un play vero, con rinforzi che non si sono rivelati tali. E scusate se è poco.

Abbiamo tenuto testa a Milano, Siena, Sassari e Cantù con giocatori che in quelle squadre avrebbero fatto l’ottavo o il nono uomo. E quando da una squadra normale si ottengono risultati eccezionali, di solito il merito è soprattutto dell’allenatore. Poi, certo,Bucchi sbaglia, per alcuni poco, per altri tanto. Poi, certo,Bucchi dimentica qualche uomo in panchina e se non si fa dare quell’inutile fallo tecnico in gara-1 a Sassari vinciamo la partita e magari anche la serie e lo scudetto. Ma se Bucchi fosse infallibile non sarebbe a Brindisi ma in Nba, o a Madrid, o a Tel Aviv. Invece resta a Brindisi. E teniamocelo stretto. Soprattutto oggi che sappiamo che è un essere un mano capace di emozionarsi. (Le foto sono di Maurizio De Virgilis)

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