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La vita da magazziniere di Tonino Pinto: recordman di promozioni del calcio brindisino

Da mezzo secolo, fra gioie e delusioni, Tonino è una figura imprescindibile nello spogliatoio biancazzurro. Anche lui è uno dei protagonisti del ritorno in Serie C: “I ragazzi ci hanno sempre creduto. Sirri mi diceva: ‘Ti regalerò un sogno’”

BRINDISI – “I miei esordi al Fanuzzi sono stati da raccattapalle. Nel 1974 sono entrato nello spogliatoio facendo un po’ di tutto. Da allora non ne sono più uscito”. Il magazziniere Tonino Pinto è il filo conduttore degli ultimi 50 anni di storia del calcio brindisino. Da ragazzino ha vissuto in prima fila i ruggenti anni della Serie B. A seguire ha accumulato gioie e dolori, fra promozioni, fallimenti e vicissitudini di ogni tipo. Ma lui è rimasto sempre al suo posto. Ad eccezione di una parentesi di qualche stagione nella Virtus Francavilla, è stato il magazziniere per antonomasia del Brindisi calcio, fino all’inebriante gioia per la promozione in Serie C ottenuta a Vibo Valentia, grazie allo spareggio vinto contro la Cavese. 

Gli inizi nella Brindisi Sport

Incrollabile l’abnegazione con cui per mezzo secolo si è occupato di maglie, pantaloncini e calzettoni, assicurandosi che nulla mancasse ai “suoi” ragazzi. “Il mio maestro – racconta Pinto a BrindisiReport – è stato Cosimino De Castro, storico magazziniere della Brindisi Sport. Ho iniziato dandogli una mano e occupandomi di varie faccende all’interno dello spogliatoio. Pulivo le scarpe ai campioni della Serie B e lo facevo la gioia di un 15enne che aveva la possibilità stare accanto ai suoi idoli”. (Nella foto in basso, Tonino Pinto nel 1974 dietro a Mimmo Renna)

Tonino Pinto nel 1974 dietro a Mimmo Renna

Pinto ricorda come all’epoca i magazzinieri non viaggiassero insieme alla squadra.  “Il 22 giugno del 1975 – racconta – raggiunsi Arezzo in treno, nella gara decisiva per la salvezza in Serie B. Una volta lì mi aggregai alla squadra. Erano altri tempi. I giocatori dovevano prendersi cura delle loro cose. Oggi quando entrano nello spogliatoio trovano già tutto in ordine”. Anche dal punto di vista tecnologico si sono fatti passi avanti. “Prima che arrivassero le asciugatrici – dichiara Pinto – gli indumenti bagnati dovevo metterli sui termosifoni. Capitava che i giocatori prendessero delle magliette ancora umide, ma nessuno storceva la bocca. Una cosa che non è cambiata sono i riti scaramantici. Ogni giocatore ha le sue abitudini e io devo fare attenzione a non alterarle, altrimenti (dice scherzando, ndr) potrebbero anche incolparmi di una sconfitta”.

Promozioni e fallimenti

Tonino ha vissuto la retrocessione in C al termine della stagione 1975-76. Poi l’ulteriore retrocessione in C2, nel 1978, a seguito della riforma dei campionati professionistici. Franco Fanuzzi e il figlio Mimmo sono stati i suoi primi presidenti. Nei primi anni ’80 il sodalizio è stato rilevato da Biagio Pascali, che cinque anni dopo riportò il Brindisi in C1, dove vi rimarrà per altri cinque anni, fino al fallimento della Brindisi Sport, nuovamente nelle mani di Mimmo Fanuzzi. E poi le “montagne russe” degli ultimi 30 anni, fra vari campionati di Eccellenza e Serie D, le due promozioni in Serie C conquistate prima sotto la gestione di Mario Salucci e poi sotto quella dei fratelli Barretta e ancora nel 2015 l’onta dell’ennesimo fallimento sportivo, con la ripartenza dalla Prima Categoria. (In basso, Tonino Pinto in una formazione del 1978, in Serie C)

Tonino Pinto in una formazione del 1978, in Serie C

“Ne ho viste di tutti i colori – ammette – ma la passione non è mai scemata. Mi è stata di grande aiuto una qualità che ritengo essenziale in questo lavoro: la capacità di legare con giocatori e allenatore. Non ho avuto mai uno screzio. Nessuna antipatia. Anzi in questi 50 anni sono nate delle autentiche amicizie. Ho conosciuto che facevo ancora il raccattapalle Cantarelli e Boccolini e continuo a sentirli tuttora. Con mister Boccolini, in particolare, si è instaurato un rapporto speciale. Posso dire la stessa cosa anche di mister Massimo Silva, un uomo eccezionale”. 

Giocatori, allenatori e dirigenti

Pinto sciorina una lunga lista di allenatori e calciatori con cui è rimasto in contatto. Elencandoli si ripercorrono 50 anni di storia biancazzurra. Fra i tanti, Tonino cita il cognato Rosario Parlato, Luigi De Canio (allenatore con importanti trascorsi in Serie A), Ezio Castelluci (a Brindisi sia da calciatore, nella seconda metà degli anni ’70, che da allenatore in tempi più recenti), Giuseppe Tamborrini, Enzo Toscano (“veniva a pranzare a casa mia”), Roberto Taurino, Stefano Trinchera, Benedetto Mangiapane, Nicolas Chiesa (“Mi ha chiamato in questi giorni, contentissimo per la promozione”), Davide Cangini, Giovanni Cordiano, Alessandro De Solda,  Stefano Bianconi (“Mi ha inviato un messaggio vocale dopo la vittoria in campionato contro la Cavese”), Daniele Fruci ("lo sento quasi ogni giorno"), Luigi Ianniciello, Dino Marino. Fra i direttori sportivi, ottimi rapporti anche con Dionisio, Montella, Minguzzi e Visone. (In basso, Gigi Boccolini e Tonino Pinto nei primi anni '80)

Gigi Boccolini e Tonino Pinto nei primi anni '80

Una vita di sacrifici

“Ho avuto la fortuna – prosegue – di incontrare persone straordinarie fra calciatori, allenatori e dirigenti, ma i sacrifici sono stati tanti. Quello di magazziniere è stato una sorta di secondo lavoro in aggiunta al lavoro nelle ferrovie che ho svolto fino alla pensione, un paio di anni fa. Nei fine settimana si esce da casa alle 5 del mattino e si rientra a notte fonda. Ho dovuto trascurare la famiglia.  In questi anni ho avuto la fortuna di essere sostenuto da una compagna che mi ha accompagnato persino in trasferta. Altrimenti sarebbe stata ancora più dura. Solo se si ha una passione incrollabile si può fare questo mestiere. Solo chi ha vissuto uno spogliatoio lo può capire”. (In basso, Pinto nei primi anni '80, in C2)

Tonino Pinto nei primi anni '80, in C2

Il ritorno in C: “Lo hanno voluto i ragazzi”

Anche Pinto, da dietro le quinte, ha avuto un preziosissimo ruolo nella promozione. “All’inizio della stagione – spiega – ero fiducioso. Poi c’è stato un periodo in cui ho avuto un po’ di scoramento, ma i ragazzi ci hanno sempre creduto. Questo campionato lo hanno vinto loro. Lo hanno voluto vincere. Avevano in testa il pallino della Serie C. Sirri mi ha ripetuto un’infinità di volte, anche nei momenti più difficili: ‘Ti regalerò un sogno’. Ha avuto ragione”.  

Da sempre, in ogni categoria, i magazzinieri sono vittime di scherzi e sfottò. “Mi presto senza problemi – spiega Tonino – ai comportamenti goliardici dei giocatori, perché so che anche questo può contribuire a cementare un gruppo. In 50 anni me ne hanno fatte di cotte e di crude, ma mai con cattiveria. Alla fine si ride e si scherza insieme. Ma ripeto, mi presto volentieri al gioco”. (In basso, Pinto in una formazione del Brindisi della stagione 2022/23)

Formazione Brindisi Fc

I fratelli Barretta e la famiglia Arigliano

Prima si è fatto cenno ad alcuni fra i tanti presidenti che si sono avvicendati negli ultimi decenni. “Sono andato d’accordo con tutti – spiega Pinto – ma per i fratelli Barretta e la famiglia Arigliano farei qualsiasi cosa. Ho stima e ammirazione incondizionata nei confronti di queste persone per il rispetto con cui mi hanno trattato. Mi sono trovato benissimo anche nella Virtus Francavilla, dove ho conosciuto altre persone di grande spessore come il presidente Magrì, Tonino Donatiello, Tonino Birtolo e il magazziniere Mauro”. (In basso, Pinto e mister Ciro Danucci con la coppa della promozione)

Il magazziniere Tonino Pinto e mister Danucci

Quello del magazziniere, insomma, è un mestiere molto più complesso di quanto non possa sembrare. “Senza passione e spirito di sacrificio – conclude Pinto – non si arriva neanche alla fine di una stagione. Purtroppo di magazzinieri vecchio stampo ne sono rimasti pochi. Mi auguro che anche le nuove generazioni possano approcciarsi a questo lavoro con l’entusiasmo di quelli della ‘vecchia guardia’. Ho 65 anni ma non sono stanco di questa vita. Finché avrò forze ed energia, continuerò a dedicarmi ai miei ragazzi”.

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