Preso il graffitaro che ha imbrattato il centro storico di Cisternino

Il raid a bordo della sua auto, immortalata dalla videocamere di sorveglianza. Colpiti immobili pubblici e privati

CISTERNINO – Piuttosto letale nell’imbrattare muri, porte e finestre, serrande e cancelli di abitazioni private e negozi, senza risparmiare immobili pubblici, nel centro storico di Cisternino, ma piuttosto leggero nel non considerare la presenza di impianti di videosorveglianza. È durata poco, perciò, l’impunità del graffitaro che soprattutto nella notte del 3 febbraio scorso si era dato da fare con le bombolette spray, spostandosi però con la propria citycar. È stato sufficiente partire dalla sua targa. E va detto che le sue "opere" non hanno alcun interesse artistico.

Pertanto i carabinieri della stazione di Cisternino a conclusione delle indagini, hanno denunciato a piede libero un 22enne del luogo, ritenuto responsabile di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, commesso su beni immobili anche di interesse storico o artistico in uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Tra gli edifici su cui l’indagato si è scatenato c’è anche la Torre Civica di piazza Garibaldi, cuore pulsante del centro storico.

I carabinieri confermano che l’identificazione del soggetto è avvenuta grazie all’esame delle immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati collocati all’interno del centro urbano, attività condotta con l’ausilio della Polizia locale di Cisternino. Dal sopralluogo è emerso che i graffiti disegnati sia sugli infissi, sia sulle serrande che sulle pareti delle abitazioni sono in totale 25.

Come già detto, la maggior parte dei graffiti risalgono alla notte del 3 febbraio 2019: alcuni tra i proprietari residenti si sono accorti del deturpamento la mattina seguente, e nei giorni successivi hanno formalizzato la denuncia nei riguardi dell’autore dei graffiti all’epoca sconosciuto, ma ora individuato. Il giovane sarà chiamato a rispondere del reato previsto dall’art.639 del codice penale che punisce chi deturpa o imbratta le cose mobili altrui.

E a quanto pare non se la caverà con poco. Se il reato è stato commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro, e se il fatto è stato commesso su cose di interesse storico o artistico si applica la pena della reclusione da tre mesi ad un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro.

Importante, sottolineano i carabinieri, è l’ultimo comma della norma, aggiunto dal decreto legge del 20 febbraio 2017 n. 14 in materia di sicurezza delle città, ovvero che con la sentenza di condanna per i reati commessi su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati o su cose di interesse storico o artistico: il giudice può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle a tal fine sostenute.

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