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Acqua di tutti, ma l'AqP diventi una public company

In questi giorni, anche se in maniera separata, è stata avviata da parte dei comitati per l’acqua pubblica e da Italia dei Valori, la raccolta di firme per un referendum abrogativo della norma di legge che impone una privatizzazione forzata della gestione del Servizio idrico integrato (SII). Da parte dei promotori si fa passare tale iniziativa, con un eccesso di semplificazione, come un’azione contro la privatizzazione dell’acqua che è e rimane bene pubblico. In questi mesi il governo di centrodestra e la sua maggioranza parlamentare hanno scompaginato l’assetto istituzionale e gestionale delle risorse idriche senza un minimo di disegno riformatore e senza alcuna coerenza in un settore complesso e delicato come è quello della gestione del SII.

In questi giorni, anche se in maniera separata, è stata avviata da parte dei comitati per l’acqua pubblica e da Italia dei Valori, la raccolta di firme per un referendum abrogativo della norma di legge che impone una privatizzazione forzata della gestione del Servizio idrico integrato (SII). Da parte dei promotori si fa passare tale iniziativa, con un eccesso di semplificazione, come un’azione contro la privatizzazione dell’acqua che è e rimane bene pubblico. In questi mesi il governo di centrodestra e la sua maggioranza parlamentare hanno scompaginato l’assetto istituzionale e gestionale delle risorse idriche senza un minimo di disegno riformatore e senza alcuna coerenza in un settore complesso e delicato come è quello della gestione del SII. Alla norma che impone la presenza dei privati nella gestione del SII si è aggiunta anche quella che ha soppresso le Autorità d’ambito alle quali i comuni partecipano per l’esercizio delle loro competenze in materia della gestione delle risorse idriche.

Il PD ha preso posizione e lavora ad una proposta di legge organica del settore per la cui definizione intende coinvolgere cittadini, consumatori, amministratori locali, competenze. Mi permetto di esprimere, sulla base delle proposte nazionali avanzate dal partito democratico e qui riportate, alcune considerazioni generali ed altre di carattere regionale che riguardano il ciclo dell’acqua in Puglia, il ruolo della nostra Regione e dell’AQP.

Acqua pubblica e gestione del Servizio idrico integrato

II Partito Democratico si è opposto alle norme fatte approvare dal governo a colpi di fiducia e che spingono verso una privatizzazione forzata delle gestioni togliendo agli enti locali la possibilità di decidere e portando al rischio di monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende, spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio; norme presentate sotto iI titolo di obblighi comunitari quando in realtà non c'e alcun atto comunitario o sentenza europea che imponga di forzare I'ingresso dei privati nel servizio idrico integrato.

II PD è contro il disegno di privatizzazione forzata imposto dal governo ed è vicino a quanti lo contrastano seguendo Ie diverse vie referendarie. Combattere, anche con iI referendum contro la privatizzazione forzata dell'acqua è una battaglia fondata ma lo strumento referendario da solo non basta, è inadeguato sia per la scarsa efficacia dimostrata negli ultimi anni (24 referendum persi su 24 negli ultimi 15 anni per mancato quorum) sia perché per sua natura abroga leggi senza definirne di nuove e più efficaci.

II PD vuole formulare una proposta complessiva di gestione del Servizio idrico integrato con un percorso di costruzione di un progetto di legge partecipato, che coinvolga amministratori locali e cittadini e che metta al centro la risorsa acqua per sua natura pubblica, da rendere disponibile a tutti e da preservare per Ie future generazioni. L'acqua, infatti, è un bene comune dell'umanità, un bene essenziale e insostituibile per la vita. L'acqua non può che essere un bene pubblico e deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità per preservarne la qualità e la disponibilità per Ie future generazioni.

Atti di tutela dell’acqua bene pubblico

L'acqua è quindi necessariamente un bene pubblico e lo sono anche Ie infrastrutture del servizio idrico che vanno gestite con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. L'acqua è un bene scarso e va preservata attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia. L'acqua è un bene fisicamente limitato e come tale va prelevata e gestita secondo criteri efficienti, in particolare assicurando la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco e governando I'uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi, potabili, agricoli e industriali, garantendo I'obiettivo della sostenibilità attraverso incentivi al risparmio idrico e il rispetto di standard di qualità.

Per iI Partito democratico sono obiettivi irrinunciabili la tutela delle acque, I'accessibilità per tutti, un uso razionale della risorsa che operi dal lato dell'offerta e non si limiti a rincorrere la domanda, I'equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio. Irrinunciabile anche I'obiettivo della copertura totale del servizio di depurazione sull'intero territorio nazionale e di una gestione sostenibile della risorsa acqua, con la riduzione quindi di dispersioni, sprechi e usi inappropriati.

Per raggiungere questi obbiettivi sono necessari:

  • una forte regolazione pubblica, attuata da una autorità di regolazione nazionale di cui siano compartecipi Stato e Regioni, che consenta di definire standard di servizio, monitorare i risultati, applicare eventuali sanzioni e quindi incentivi qualità, efficienza e risparmio per migliorare il servizio e garantire al tempo stesso equità e uso sostenibile della risorsa acqua
    • un ruolo fondamentale delle Regioni e degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimi essenziali fissati
    • una gestione industriale del Servizio idrico integrato (ossia dell'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue) anche per realizzare economie di scala, assicurare qualità omogenea e controllabile dei servizi, garantire sicurezza degli approvvigionamenti idrici ed efficienza nella depurazione
    • un quadro normativo chiaro e stabile che metta fine alla continua incertezza prodotta dai ripetuti interventi del centrodestra che riparta affidando alle regioni iI compito di organizzare iI servizio idrico integrato sulla base di ambiti territoriali ottimali definiti secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità nel rispetto dell'unita dei bacini idrografici, dell'unitarietà della gestione e quindi del superamento delle frammentazioni, dell'adeguatezza delle dimensioni gestionali, della riduzione delle sperequazioni tra ambiti Iimitrofi
    • la tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato, che preveda un prezzo sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e ai nuclei familiari numerosi e una tariffa che incentivi il risparmio idrico e scoraggi quindi i consumi elevati e impropri
    • meccanismi che vincolino alla realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio, stimati in almeno 60 miliardi di Euro con un impegno aggiuntivo per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese
L'acqua bene pubblico: una sfida ambientale, economica e sociale per la Puglia

L’acqua da sempre ha assunto in Puglia particolare rilevanza sotto molti punti di vista; tra questi il più significativo è rappresentato dal mai risolto bilancio tra la sua scarsa disponibilità e Ie sue molte richieste. Per questo ogni tanto e in occasione di crisi idriche si riapre nella nostra regione la questione dell’approvvigionamento. Sostengo da tempo che condizione essenziale per l’approvvigionamento primario rimane non tanto un'ennesima faraonica riproposizione di opere infrastrutturali da finanziare e costruire, quanto un uso razionale e consapevole della scarsa risorsa acqua. II bene non è già, e non sarà in futuro, disponibile in maniera iIIimitata. C’è quindi I'urgenza di costruire un sistema in grado di conservare e preservare la risorsa acqua sia dal punta di vista qualitativo che quantitativo.

Per questo, è necessario, anche alla luce del piano regionale di tutela delle acque ridefinire un nuovo bilancio idrico pugliese, in una dimensione interregionale, per rendere più chiaro, certo e rigoroso il fabbisogno dei vari settori: potabile, agricolo, industriale. Un bilancio la cui impostazione deve basarsi sui risparmio, la salvaguardia ambientale, I'uso razionale oltre che sulla certezza dell'approvvigionamento. E' prioritario pertanto che la Puglia, nell'ambito del distretto idrogeologico dell'Appennino Meridionale, ristabilisca con Ie regioni interessate (Basilicata, Campania, Molise) un rinnovato rapporto solidale attraverso:

  • la sottoscrizione di accordi di programma per I'uso condiviso delle risorse idriche già disponibili e da rendere disponibili per il territorio pugliese;
    • la costituzione di una agenzia o società interregionale, totalmente pubblica e di cui faccia parte lo Stato centrale con lo scopo di organizzare I'approvvigionamento primario, superando così anche Ie funzioni in materia di dighe delI'EIPLI. In questo nuovo soggetto dovranno essere unificate tutte Ie attività rivolte all'accumulo, alla captazione e al trasferimento interregionale della risorsa.
Un forte soggetto pubblico interregionale e meridionale risponde non solo all'esigenza di garantire il carattere pubblico ed indivisibile della risorsa acqua, ma anche alla necessità di dare concreta attuazione ad interventi di carattere strategico capaci di risolvere in via definitiva Ie deficienze strutturali causa delle ricorrenti crisi idriche. La funzionalità organizzativa dei sistemi idrici di approvvigionamento primario richiede un efficace governo delle risorse in grado di assicurare la sostenibilità dell'uso e la riproducibilità anche tramite la regolazione ambientale. Questa funzione non può che essere esercitata da un soggetto pubblico con la responsabilità non solo della conoscenza del sistema ma dell'effettivo governo a scala di bacino interregionale.

E' compito di tale soggetto definire i costi ambientali della risorsa e la ripartizione tra i soggetti utilizzatori, tenendo presente che questi costi possono essere o a carico della tariffa o della fiscalità generaIe. La cosiddetta "acqua all'ingrosso" ha comunque un costo, non solo ambientale, che deve essere risarcito a favore dei territori interessati per preservare la risorsa per Ie attuali e per Ie future generazioni. In Puglia, territorio di consumo della risorsa prodotta altrove o recuperata da una falda sempre più compromessa e impoverita, è necessario inoltre sviluppare una cultura dell'uso dell'acqua attraverso:

  • una politica di ricerca e di innovazione in tutti i settori consumatori di acqua coinvolgendo Ie Università e i centri di ricerca, Ie imprese industriali, Ie associazioni dei produttori agricoli;
  • la riforma dei consorzi di bonifica e I'uso innovativo della risorsa acqua in agricoltura sapendo che questa settore assorbe più del 60% del totale della disponibilità;
  • il riuso di acque adeguatamente depurate nell'industria e nell'agricoltura attraverso una politica di tariffe sostenibili;
  • la rivitalizzazione e la qualificazione delle funzioni di programmazione, di controllo, di definizione degli investimenti e del conseguente piano tariffario, dei comuni pugliesi alla luce anche della soppressione delle autorità d’ambito;
    • un piano industriale dell'AQP che punti su nuove capacita organizzative, funzionali, di investimento, di ricerca, oltre che progettuali proprie di un "gestore unico" del servizio idrico integrato.
Questa impostazione e Ie proposte legislative regionali, strumentali, organizzative che ne conseguono devono impegnare la Regione a riprendersi il ruolo generale di programmazione, di controllo e di sollecitazione sull'intera questione idrica rifuggendo così dal rischio di avventurarsi in ruoli impropri che possono creare un vero conflitto di interesse tra una regione che ha funzione di interesse generale e una regione proprietaria di AQP, gestore unico del SII.

Per mettere ordine e dare una nuova organizzazione all'intero sistema idrico pugliese è necessario definire iI futuro dell'AQP sia a seguito della nuova legge sui servizi pubblici locali sia di fronte alla scadenza del 2018 della concessione. II superamento dell'attuale assetto societario di AQP se si vuole mantenere la sua pubblicità può avvenire solo attraverso una società che veda la partecipazione dei Comuni ed eventualmente anche quella degli utenti. Bisognerà però definire modalità e procedure in grado di eliminare eventuali conflitti tra funzione dei comuni proprietari delle reti e degli impianti e proprietà del gestore unico del servizio idrico integrato. L'idea potrebbe essere quella di fare dell’AQP o un'azienda speciale o una “public company” e non un nuovo soggetto di diritto pubblico che ricorda tanto il vecchio EAAP!

Ma la gestione pubblica, che deve avere comunque e sempre caratteristiche industriali, può essere affrontata anche attraverso altre forme giuridiche e articolazioni territoriali da definire eventualmente nella nuova legge che la Regione dovrà definire a seguito della soppressione delle AATO, tenendo conto che gli acquedotti, Ie fognature, gli impianti di depurazione e Ie altre infrastrutture idriche sono di proprietà pubblica ed inalienabili ai sensi degli articoli 822 e seguenti del Codice Civile.

I problemi dell’AQP

Oggi, però, quello che appare più urgente in attesa degli esiti del ricorso alla Corte Costituzionale alI' art. 15 del D.L. 133 dare operatività e prospettiva all'AQP almeno fino a quando esso è di proprietà della Regione e, per legge nazionale speciale, soggetto fino al 2018 della concessione del Servizio idrico integrato in Puglia. II vero avversario, I'ostacolo per una gestione efficace ed "efficiente del SII non è certamente la forma societaria di AQP (che da sempre pubblica ha accumulato sprechi, inefficienze e tariffe alte), ma solo I'inerzia, I'inconcludenza, iI deperimento dei beni, la decadenza delle strutture e delle infrastrutture, I'insufficienza dei servizi, la difficoltà a realizzare investimenti (pubblici anche questi), i costi sempre più crescenti, iI disorientamento, la confusione, la demotivazione, il depauperamento tecnologico del personale, I'incapacità di fare sistema con iI mondo delle imprese e con quello delle autonomie locali.

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L'AQP può ancora restare la più grande impresa pugliese ed anche pubblica a condizione che sia, appunto, un'impresa e, come tale gestita da un management capace, coeso e determinato sulla base di indirizzi chiari e coerenti dati dalla proprietà (Regione) e da chi ha la titolarità della concessione (i Comuni). II futuro pubblico dell'AQP si giocherà soprattutto sulla sua capacita e competitività industriale della gestione e sulla sua tenuta economica e finanziaria senza più scaricare costi eccessivi e inefficienze di gestione sulla tariffa che dal 2010 risulta tra Ie più alte d’Italia e ben superiore alla media nazionale.

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