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Emergenza Xylella: dopo sei anni di inattività, Puglia all'anno zero

C’era una volta la Puglia, gli ulivi secolari e un pugliese che amava la sua terra.  Un giorno alcuni ulivi iniziarono ad ammalarsi e quella malattia colpì il Salento, quello del mare cristallino, del barocco leccese, di Otranto e di Gallipoli. C’erano una volta degli amministratori, distratti e dormienti. Oggi quel Salento non esiste piu’

C’era una volta la Puglia, gli ulivi secolari e un pugliese che amava la sua terra.  Un giorno alcuni ulivi iniziarono ad ammalarsi e quella malattia colpì il Salento, quello del mare cristallino, del barocco leccese, di Otranto e di Gallipoli. C’erano una volta degli amministratori, distratti e dormienti. Oggi quel Salento non esiste piu’. Quel polmone di ossigeno non esiste più.  Al suo posto ettari di cimitero, dove di notte, par di sentire le urla straziate di quei tronchi laceri. Dopo ettari di ulivi bruciati, proclami del faremo, insomma sei anni dopo chiacchiere morte ed  ulivi, morti, siamo all’anno zero. 

Servilismi politici, opportunismi più o meno ciechi, ingenui a volte, tesi complottiste, tecnicismi monchi, paranoie puristiche, barbari alle porte, no alla tutela del paesaggio, insomma il non aver voluto vedere la morte in casa propria, ha creato altri morti.  A fronte di un calo di produzione di olio pugliese nel 2018 del 58% (stime Ismea), di un incremento della disoccupazione in agricoltura, della distruzione di un paesaggio naturale, di un danno ambientale attenzionato dai turisti, nulla e dico nulla,  – al di là dei farraginosi espianti delle piante infette, viene fatto.

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Un batterio che distrugge, al ritmo di un chilometro a settimana, paesaggi, aziende, produzioni, non è meno grave di un terremoto, di un Pinturicchio incendiato, di case abbattute perché una creatura, più è indifesa più ha il diritto ad essere protetta. E l’ambiente, indifeso, lo è.  E qui gli effetti dell’inattività sono devastanti; le piante producono ossigeno, immagazzinano CO2, ospitano specie vegetali e animali: è l’ecosistema che muore. 

Sfugge, a strati consistenti della popolazione il fatto che quei morti, non erano solo degli agricoltori ma erano e sono, di ognuno di noi.  Non è una questione del tuo e del mio; gli ettari distrutti sono di tutti, necessario uno scatto di orgoglio per cervelli pensanti su gambe, appassionatamente recalcitranti.

Vero è che storicamente, il successo nella difesa di beni ambientali è transitato dalla coesione di tanti soggetti (associazioni ambientaliste non in competizione tra loro, esponenti del mondo scientifico disponibili ad esporsi, ampio numero di cittadini attivi, media attivi nel non abbssare le luci ecc.), tenaci fino al raggiungimento dell’obiettivo o dall’interessamento di qualche personaggio pubblico (v. Lucio Dalla per le trivelle alle isole Tremiti). 

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Ma io non vorrei andar a scomodare Madonna, Bono Vox, Vasco Rossi o il buon vecchio Albano. Presidente Emiliano, dov’è hai riposto la divisa gallonata dell’uomo di legge, dello sceriffo d’azione, che tanto amavi sventolare ?

Assessore Capone, non sono gli uliveti, il Brand pugliese più conosciuto all’estero? Perché così sensibile Tu, non hai avuto il coraggio e la furbizia di utilizzare questa immane tragedia, per creare un movimento di azione, transnazionale a difesa dell’ulivo pugliese ? 
Se vai all’estero e chiedi ad un francese o ad un belga: cosa conosci della Puglia? Certamente ti risponderà il mare, senza sapere neppure quale (Ionio o Adriatico?) ma subito dopo ti parlerà del cibo e dell’olio extravergine pugliese, quello si che lo conosce e sa anche cos’è e quant’è buono.

Problema atavico quello dell’Italia che non ama se stessa, che dimentica la storia dei suoi territori: un olio extravergine apprezzato nel mondo, figlio del sapiente lavoro di migliaia di piccole aziende, custodi e narratrici di quella Puglia, definita una delle regioni piu’ belle del mondo, ma noi, solo noi, non lo sappiamo. 

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Non credete che questo patrimonio, sarebbe da solo sufficiente a farci marciare, tutti su Roma, a porre in essere, iniziative martellanti, anche nel proprio territorio, fuori di casa, sui nostri account facebook, instagram, twitter, contro le contumelie dei superbi, le cabale della legge e i vilipendi che il merito paziente soffre dall’abbietto lassismo ? Non sapete che mentre i pensieri dei nostri governatori, viaggiano con il rapido delle 20.00, la Xilella (gli adulti di P. spumarius possono spostarsi di oltre 30 metri in unico volo in presenza di condizioni aeree favorevoli) viaggia in Frecciarossa? 

Il problema adesso è regionale; le ultime delibere parlano di 110 espianti a San Vito dei Normanni, 56 ad Ostuni, 162 a Carovigno,  San Michele Salentino, Latiano.   Non attendiamo che  quel Frecciarossa  raggiunga la Basilicata, la Calabria, o il Molise,  evidente che la questione e le misure devono essere prese a livello nazionale tra i dicasteri di Economia, Agricoltura, Sud, Turismo e Lavoro perché tramite un Commissario straordinario, adottino le strategie e le risorse per espianti veloci, per il  ristoro delle aziende colpite, per aiuti ai reimpianti e agli innesti con le specie resistenti, per i controlli rigorosi nella applicazione delle pratiche agricole, per la creazione di una tax force (internazionale ?), per la formazione degli  agronomi e degli  imprenditori perché la cultura, è la prima  vera arma di difesa. 

Manifestazione Xylella Coldiretti, Lecce 2-2

Alla Manifestazione di Lecce del 9 marzo (foto in alto), non avrebbero dovuto esserci solo gli agricoltori ma anche la gente comune, il mio vicino di casa, la signora Pina con il suo scialle, Gianni il disoccupato, Laura la cuoca, Barbara l’avvocato, Don Silvio della Parrocchia, il prof. Santone del Liceo e la dott.ssa Pistillo, Donatello dell’asilo nido e tutti, tutti i sindaci. 

Sarebbe servito a qualcosa? Le risposte non le troveremo al caldo del nostro divano, nella quiete dei nostri miseri diletti o giocando con la playstation, ma abbiamo la possibilità di lasciare qualcosa ai nostri figli:   l’esempio.  Perché rammento a me e a Voi che, senza collera ad accendermi, senza vampate (non da menopausa)  a spingermi, senza sporcarmi le mani, in questa Italia  faticosa ed ostacolante, non avrei combinato niente nella mia vita. Non smettere mai di arrabbiarti per come va il mondo e “Sii  tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”.

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