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La questione macedone apre la crisi nella vicina Grecia

L'accordo con Skopje provoca il distacco dalla maggioranza di Alexis Tsipras dell'ala nazionalista di Kammenos. Probabili elezioni a maggio

Tsipras (a destra nella foto) e Kammenos

La diatriba tra Grecia e Macedonia rischia seriamente di costare il governo ad Alexis Tsipras. L’ultima, e probabilmente definitiva, spallata è arrivata dall’ormai ex ministro della Difesa, Panos Kammenos, dimessosi in polemica con l’accordo tra i due Paesi a proposito del cambio di nome della ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.

Kammenos è il leader di Anel, il partito di destra nazionalista con cui Tsipras governa da ormai quattro anni. Coi suoi 10 deputati, Anel aveva finora garantito la maggioranza parlamentare al governo. Maggioranza che ora ha ufficialmente cessato di esistere, aprendo le porte ad una crisi di governo molto difficile da superare.

La questione greco-macedone va ormai avanti da 28 anni, cioè da quando, nel 1991, lo Stato balcanico dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia. Il nome prescelto, “Repubblica di Macedonia”, causò forti tensioni tra i nazionalisti ellenici, sia perché “Macedonia” è anche il nome di una regione greca con capitale Salonicco, sia per vecchi e mai risolti dibattiti sul luogo di nascita di Alessandro Magno, considerato “padre della Patria” da entrambi i Paesi.

Nel giugno 2018 si era giunti finalmente ad un accordo, ratificato da Skopje lo scorso venerdì, che avrebbe dovuto essere approvato anche dal parlamento greco in primavera. I termini dell’accordo erano il risultato di un estenuante compromesso: da un lato, Skopje avrebbe scelto la denominazione di “Repubblica della Macedonia del Nord”, dall’altro Atene avrebbe smesso di opporsi all’inclusione della stessa nell’Unione Europea e nella Nato. Ciò ha scontentato i nazionalisti di ambo le sponde, fino a portare alla rottura nel governo Tsipras.

A questo punto, se il presidente greco non raggiungerà la fiducia in Parlamento, appare scontato un “election day” il 26 maggio, con l’accorpamento delle elezioni politiche a quelle europee ed amministrative. Uno scenario che con ogni probabilità punirà i due partiti al governo, crollati nei sondaggi per le misure rigoriste degli scorsi anni. Il favorito sembra invece essere Kyriakos Mytsotakis, del partito liberal-conservatore Nea Dimokratia, affiliato al Ppe.

Che al centro del suo programma ha una serie di riforme in senso liberale allo scopo di attrarre nuovi investimenti e rafforzare il ruolo della Grecia come snodo fondamentale dei gasdotti tra Europa e Medio Oriente, confermando i programmi in essere per Tap ed Eastmed, che collegherà l’Italia ad Israele passando appunto dalla Grecia. Progetti essenziali per l’economia ellenica, ma che ora rischiano di bloccarsi per colpa dello stallo politico di Atene.

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