Recinzione e buon senso: un'intesa meglio delle chiacchiere

Marcello Orlandini, con chiarezza e competenza, ha riportato il dibattito e le conclusioni del recente convegno internazionale organizzato dall'Aise sulla sicurezza nella regione adriatica di fronte alla radicalizzazione jihadista nei Balcani

Marcello Orlandini, con chiarezza e competenza, ha riportato il dibattito e le conclusioni del recente convegno internazionale organizzato dall’Aise sulla sicurezza nella regione adriatica di fronte alla radicalizzazione jihadista nei Balcani, e si è chiesto quale rilevanza, di fronte alla portata di certe problematiche, può avere la contestata realizzazione di un muro di cinta nell’area doganale del porto interno della città.

Per la rilevanza dell’argomento, ritengo che come sempre più spesso accade nella nostra città, eleviamo a grandi problemi cazzatelle di piccolo cabotaggio. Figuriamoci se cellule jihadiste malintenzionate si pongono problemi a farsi un varco in un muro di cinta e penetrare nell’area protetta per portare a termine la loro operazione.

Non facciamo ridere i polli! Con gli strumenti di oggi, l’addestramento e la determinazione di certi terroristi, per fermarli ci vuole ben altro che muri o cavalli di frisia. Diciamo allora che il nostro provincialismo ci porta ad ingigantire problemi che invece si possono risolvere con un minimo di civile confronto e non con dimostrazioni muscolari o di principio.

Diciamo la verità: quel muro non serve a niente se non ad impedire che qualche cane randagio scavalchi da una parte all’altra, o che al massimo qualche clandestino penetri in territorio italiano. Eventualità alquanto remota considerato che le navi passeggeri attraccano tutte al porto esterno. L’Autorità Portuale si è incaponita a realizzarlo perché così è previsto nei decreti ministeriali, anche quelli che non servono al nostro caso, perché tutti i passaggi amministrativi sono stati compiuti, perché i lavori sono stati già affidati e in parte eseguiti.

E, in ultimo, perché al vertice dell’Autorità c’è ancora un militare in servizio, il comandante Mario Valente, che pur essendo un tecnico bravo ed efficiente, è pur sempre un militare. Ed i militari i compiti li portano a termine, soprattutto quando in mezzo ci sono questioni di principio.

Che quel muro fosse un obbrobrio, che impediva alla città la vista di un panorama di cui aveva perso memoria, i signori del Comune se ne dovevano accorgere quando la pratica era in itinere. Anche se è buon diritto (direi quasi dovere) dell’attuale amministrazione dire che si tratta di una mostruosità estetica che va impedita.

Sul buon diritto a portare a termine l’operazione all’Autorità hanno ragione da vendere, ed anche il Tar se n’è accorto rigettando il ricorso del Comune. Resta il fatto che una intesa si possa sempre raggiungere, correggendo per quanto possibile il progetto originario e nella consapevolezza che non serve certamente alla causa della sicurezza dai quei pericoli per i quali è stato progettato. Basterebbe un minimo di buona volontà. Il guaio però sono le battaglie di principio e l’intreccio con  interessi di piccolo cabotaggio.

Ora si dice che senza muro di protezione le navi da crociera non entrano nel porto interno. E chi lo dice? La Capitaneria, il ministro della Difesa o degli Interni, o quello dei Trasporti che fa arrivare le navi da crociera in piazza San Marco a Venezia? Il muro della vergogna lo vogliono le compagnie di navigazione o le corporazioni portuali? E si può per una nave che arriva ogni 15 giorni e per alcuni mesi all’anno accettare quello sgorbio?

Diciamolo francamente, le crociere sono utili alla nostra economia, ma nessuno pensi che siano determinanti per il nostro sviluppo. Se fossi al posto del sindaco farei una rapida verifica dei risultati che producono in termini commerciali e di occupazione, la prima piaga della città. Senza dimenticare che solo una minoranza dei passeggeri si ferma a Brindisi, la stragrande maggioranza viene trasportata a Lecce, a Ostuni o in Valle d’Itria. Anche questo è importante, ma perché a sopportarne il peso dobbiamo essere solo noi brindisini?

Ed in ultimo, oltre alle spinte delle varie corporazioni portuali che è inutile elencare, c’è anche il rischio di un vistoso conflitto di interessi. Magari senza che la legge sia stata violata, l’ingegnere capo dell’Autorità Portuale, prima di approdare negli uffici del porto era in servizio all’Ufficio Tecnico del Comune (negli ultimi tempi era anche a capo dell’Urbanistica) ed a lui è dovuto quell’altra inutile opera del ponte di ferro che sovrasta via del Mare.

A sua volta, l’ingegnere direttore dei lavori del muro di cinta era un altro ingegnere del Comune, dimessosi dall’incarico quando il sindaco Carluccio lo obbligò a firmare l’ordinanza dei lavori di cui era responsabile egli medesimo! Insomma una comica alla brindisina.      

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Commenti (1)

  • Resta il fatto che il muro della vergogna NON SA' DA FARE!!

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