Dopo la sentenza del Tar innalzate nuove barricate: inaccessibile il cantiere Tap

Gli attivisti tornano a mobilitarsi. Emiliano: "Andremo avanti in tutte le sedi, a partire dalla Corte Costituzionale". Rischiano di saltare i due concerti organizzati da Regione e attivisti No Tap a San Foca il 25 aprile e l'1 maggio.

MELENDUGNO (Lecce) - Riprendono le barricate nell’area del cantiere del gasdotto Tap, nell’agro di Melendugno. È stata immediata la risposta degli attivisti No Tap al verdetto del Tar del Lazio, che ha dato il via libera alla multinazionale per riprendere i lavori di espianto degli ulivi. Infatti, appena la notizia è stata diffusa dagli organi di stampa, in 300 si sono presentati sul posto, smontando parte della recinzione del cantiere ed iniziando ad erigere barricate. Gli attivisti hanno bloccato varie strade interpoderali di accesso all’area interessata dalle macchine operatrici, ostruendo quindi il passaggio. Per la costruzione delle barricate sono state usate anche pietre prese dai muretti a secco che costeggiano le strade e, secondo il personale preposto alla sicurezza del cantiere, alcune di queste pietre sono state scagliate verso gli addetti.

Ieri il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso della Regione Puglia sull’espianto degli ulivi nell’area del cantiere del gasdotto. L’istanza era in un primo momento stata accolta, bloccando i lavori con un decreto urgente del 6 aprile; adesso, dopo aver riesaminato la questione, il Tar ha deciso per il respingimento del ricorso, permettendo alla multinazionale di poter riprendere con l’espianto degli ultimi 12 ulivi da trasferire (su 211 totali).

Un’altra probabile conseguenza del pronunciamento del Tar sarà l’annullamento dei due concerti organizzati da Regione e attivisti No Tap a San Foca il 25 aprile e l’1 maggio. Secondo le forze di polizia, convocate nel pomeriggio di ieri in Prefettura a Lecce, non ci sarebbero le condizioni necessarie a garantire la sicurezza per questi due eventi.

Il governatore pugliese Emiliano promette di voler continuare ad “andare avanti in tutte le sedi, a partire dalla Corte Costituzionale”, e a “proseguire nel proporre soluzioni alternative che permettano la salvaguardia del territorio insieme all’implementazione delle necessità energetiche nazionali”. Secondo Michele Emiliano, la scelta dell’approdo in località San Foca è inappropriata, perché si tratta di “una delle spiagge più belle d’Europa”, e inoltre il gasdotto passerebbe sotto “il maggiore giardino di ulivi d’Italia”.

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Commenti (1)

  • Questa volta Emiliano la dice giusta ed io aggiungerei che ad onore della "logica" la TAP andrebbe piu' a Nord di S.Foca,ovvero tra Torchiarolo e Campo di Mare in provincia di Brindisi e a ridosso della Centrale ENEL. In questo modo l'attracco della TAP avrebbe una logica reale per la futura decarbonizzazione dell'impianto,essendo questo dotato anche dell'imbocco per ricevere il Gas futuro. Nel contempo si allontanerebbe il rischio di un'altro approdo previsto ad Otranto che risulterebbe troppo vicino a quello di S.Foca. Solo con queste semplici considerazioni S.Foca sarebbe salva. Mi meraviglio che in tutta questa vicenda i cosiddetti "ambientalisti" non dicano niente o quasi.

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