Riqualificazione delle periferie, Brindisi in corsa per i fondi del Governo

Il Comune affida a quattro dirigenti il compito di proporre interventi per partecipare al bando che scade il 30 agosto: 500 milioni di euro, 18 disponibili per ogni progetto ammesso. Incarichi a Zizzi, Roma, Padula e Lacinio, hanno sette giorni di tempo

BRINDISI – L’occasione offerta dal Governo è importante e irripetibile perché sul tavolo della presidenza del Consiglio dei ministri ci sono 500 milioni di euro a disposizione di capoluoghi di provincia e città metropolitane per la “riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie”: Brindisi vuole  essere della partita, ha deciso di correre per strappare il finanziamento ma deve farlo a stretto giro visto che il bando scade il 30 agosto prossimo.

Ci sono 500 milioni di euro a disposizione nel fondo nazionale, 18 milioni per ciascun progetto ammesso al finanziamento, da valutare attraverso l'attribuzione di una serie di punteggi. Ma il tempo a disposizione è poco.

La giunta della sindaca Carluccio-2La prima partita da vincere, quindi, è innanzitutto contro il tempo e per questo la Giunta della sindaca Angela Carluccio ha deciso di costituire un gruppo di lavoro speciale, chiamando quattro dirigenti del Comune di Brindisi ai quali è stato chiesto di proporre “interventi sintonici con l’idea di riqualificazione ed un cronoprogramma

operativo delle attività atto a garantire la partecipazione al bando entro i termini di scadenza”. L’incarico è stato affidato a Gaetano Padula, Fabio Lacinio, Angela Roma e Nicola Zizzi. Hanno sette giorni di tempo per presentare idee alla squadra di governo, stando quanto si legge nella delibera dell’esecutivo.

La bussola in questa navigazione con orologio al polso è costituita dal “Bando con il quale sono definiti le modalità e la procedura di presentazione dei progetti per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane, dei comuni capoluogo di provincia e della città di Aosta”. La rotta da seguire equivale all’input politico dato dalla sindaca e dai suoi assessori con coordinate generiche: “Questa Amministrazione Comunale intende valorizzare il ruolo di Brindisi nell’ambito nazionale quale zona periferica nazionale ma nello stesso tempo strategica e di connessione dell’Italia con i Balcani e con il resto dell’oriente”.

Cosa vuol dire? Nella relazione di accompagnamento della delibera il concetto è chiarito nel modo seguente: “Sul piano culturale, oggi, si è raggiunta la consapevolezza di valorizzare i collegamenti che in passato hanno caratterizzato la storia italiana”. In che modo? “Attraverso finanziamenti a scala europea COSME, EaSi, Europa per i Cittadini, Life+, Europa Creativa, Erasmus+ e Horizon 2020 ed in particolare quello della “via francigena” che vede Brindisi quale terminale dello Stato Italiano; Il Piano Cultura e Turismo, varato dal CIPE con risorse dal fondo sviluppo e coesione 2014-2020, prevede 20 milioni per Appia Regina Viarum con la valorizzazione dell’antico tracciato romano fino a Brindisi”.

Il che è come dire tutto e allo stesso niente sul piano pratico, ma gli addetti ai lavori sapranno sicuramente a cosa fanno riferimento quei finanziamenti. Così come sono a conoscenza del contenuto del Dpp, il Documento programmatico preliminare per il nuovo Pug che, come è noto, è ancora in fase di preparazione. Gestazione non semplice finita in Procura dopo le denunce incrociate presentate dal professore Giorgio Goggi a cui l’Amministrazione di centrodestra di Domenico Mennitti aveva conferito incarico e dalla giunta di centrosinistra di Mimmo Consales.

Il Dpp, in ogni caso c’è e risale a cinque anni addietro: venne adottato dal Consiglio Comunale il  25 agosto 2011, l’ultima seduta prima delle dimissioni di Mennitti legate a motivi di salute. “Tale macro-documento, che abbraccia l’intero territorio comunale, con una approfondita analisi, interpretazione e valutazione delle condizioni  macrourbanistiche, del sistema locale ed altri elementi di contesto e programmatici ha, in particolare, proceduto ad un bilancio della pianificazione vigente, incluse le “Altre previsioni urbanistiche”, tra cui gli atti ed i percorsi della rigenerazione urbana”, si legge nella relazione a titolo di promemoria.

“Il Dpp riprende e cita le 40 Iniziative strategiche che costituiscono l’ossatura della strategia economica e

sociale della rigenerazione”. E ancora si legge che: “L’obiettivo di fondo è trasformare Brindisi in un cantiere a cielo aperto di azioni per la qualità della vita, il rinnovamento produttivo e culturale, la sostenibilità ambientale, la sperimentazione delle tecnologie, col coinvolgimento di giovani e non giovani che hanno a cuore la città. Il centro del ragionamento è il “degrado” di alcune zone, dovuto da un lato a strutture non eccellenti e dall’altro a guasti e disfunzioni nonché alla mancata riparazione e manutenzione”.

“I due grandi motivi di questo stato di cose sono le difficoltà economiche ed una cultura d’incuria e deresponsabilizzazione. Per invertire queste tendenze, occorre allargare l’occupazione, riqualificarne la struttura, rafforzare la responsabilità sociale, attraverso una nuova fase di imprenditorialità locale ed esterna, che porti e faccia maturare competenze professionali ed imprenditoriali, nel quadro di una rinnovata socialità”, è scritto sempre nella relazione.

In realtà già nel 2008, nel Documento programmatico di rigenerazione urbana, furono “individuati 13 ambiti prioritari:  Area via Marche, Area tra FS Centrale e via Tor Pisana, Area binari FS marittima – FS Centrale lungo via del Mare, Seno di Levante, Parchi Urbani, Masseriola, Parco Bove, Sciaia, Area via Cappuccini, Area in Tuturano, Area tra Villaggio Pescatori, ex Collegio Navale Tommaseo e via Napoli, Area tra via Appia, via Ennio, via Giulio Cesare e via Imperatore Augusto, infine Area ex base Nato-Usaf.

Il Comune di Brindisi, quindi, non deve fallire. Non può non partecipare alla gara.

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