Armi e droga in contrada Muscia, Brandi ai domiciliari per salute

Interrogato dal gip il maggiore dei fratelli brindisini, già sotto processo per associazione mafiosa: “Quelli non sono terreni di proprietà della mia famiglia”. Accolta l’istanza del difensore Gianvito Lillo: depositata documentazione medica

BRINDISI – “Quelli non sono i terreni di proprietà della mia famiglia”: ha scelto di affrontare il fuoco di domande del gip, Raffaele Brandi, 61 anni, il maggiore dei fratelli brindisini, già sotto processo per associazione mafiosa, dopo due notti trascorse nel carcere di via Appia con le accuse di spaccio di droga e detenzione di armi ed esplosivi dopo il ritrovamento di marijuana e di un arsenale in una vecchia gubbia in contrada Muscia.

BRANDI Giuseppe Raffaele, classe 1955-2L’indagato, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo, si è difeso ricostruendo la storia dei terreni di cui lui e i familiari sono proprietari, avuti in eredità alla morte del padre. Il penalista ha depositato la cartella clinica di Brandi evidenziando l’assoluta incompatibilità della custodia in carcere con la grave patologia di cui soffre il brindisino, costretto spesso a ricoveri in ospedale, motivo per il quale ha chiesto il trasferimento ai domiciliari.

Il gip ha convalidato l’arresto operato due giorni fa dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi con il personale del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Brindisi, supportati e coadiuvati in fase esecutiva dal Nucleo cinofili di Modugno, e ha accolto l’istanza dell’avvocato Lillo disponendo per Brandi la custodia nella sua abitazione.

I militari sono arrivati in contrada Muscia, alle porte del rione Sant’Elia, a Brindisi, dopo aver monitorato movimenti e ascoltato intercettazioni ambientali, venute a galla nell’inchiesta Last Travel, su un traffico di droga da Torino a Brindisi, sfociata nel blitz del 31 ottobre scorso. Nelle indagini compariva il nome dei Brandi, ma non è stato contestato niente nei confronti dei fratelli: si parlava di nascondigli anche in contrada Muscia per la droga, per lo più hashish, e si sentivano rumori di apertura di botole che i carabinieri hanno riconosciuto come uguali a quelli sentiti spesso nel periodo del contrabbando delle sigarette, quando i carichi venivano interrati in gubbie.

In un nascondiglio ricavato sotto terra i carabinieri in contrada Muscia, hanno trovato: 13 chilogrammi di marijuana, 61 detonatori con miccia d'innesco, un cannocchiale di precisione, una pistola "Beretta" calibro 7.65, denunciata quale oggetto di furto il  23 settembre 2014 presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, una pistola "Smith & Wesson" calibro 38 con matricola abrasa. E ancora: un fucile "Benelli" calibro 12, risultato oggetto di furto denunciato il 25 settembre 2014 presso la stazione dei carabinieri di Latiano, una pistola "Beretta" calibro 6.35, denunciata oggetto di furto il 16 luglio 2013 presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, una pistola calibro 6.35 con matricola abrasa, una carabina "Winchester" cal. 270 senza matricola, 1072 cartucce calibro 12, 12 munizioni calibro 6.35, 36 munizioni calibro 270 win, 34 munizioni cal. 9, 164 munizioni cal. 7.65, 79 munizioni calibro 38 special.

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Raffaele Brandi è in attesa della sentenza d’Appello, scaturita dall’inchiesta chiamata Berat, sull’esistenza di un gruppo di stampo mafioso a Brindisi dal 2000, operante anche nel settore del traffico di droga, sodalizio e che avrebbe anche avuto contatti con la politica sostenendo un candidato consigliere: in primo grado, il Tribunale lo ha condannato a 13 anni e otto mesi, il procuratore generale ha invocato 16 anni e mezzo concludendo davanti alla Corte d’Appello di Lecce. Brandi ha sempre respinto anche questa accusa. Tornò libero per scadenza dei termini di custodia cautelare, assieme agli altri imputati, tra i quali figurano i fratelli albanesi Lekli, latitanti da tempo e noti a Brindisi per aver regolato il traffico lungo canale Patri.

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