Arpa, Assennato va in pensione e saluta i colleghi: "Dieci anni di emozioni forti"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di commiato del direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, inviata nella giornata di ieri, giovedì 10 marzo, ai colleghi, che lascia l’incarico per andare in pensione

BRINDISI – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di commiato del direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, inviata nella giornata di ieri, giovedì 10 marzo, ai colleghi, che lascia l’incarico per andare in pensione. Assennato ripercorre la sua esperienza nell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente dispensando preziosi consigli. 

“Cari colleghi, cari amici, stasera è l’ultimo mio giorno di lavoro qui in Arpa: 10 anni che hanno cambiato la mia vita. Emozioni forti, alcune bellissime, altre amarissime, sempre speciali. Mi sono trovato a contatto di un mondo molto particolare: un gruppo di esperti collaudati e un ben più ampio gruppo di giovani (spesso precari e freschi di laurea) delle più diverse discipline accademiche. L’insieme di antichi saperi e di nuovi entusiasmi ha prodotto l’impressionante escalation prestazionale della nostra Agenzia.

Per fortuita coincidenza, proprio oggi pomeriggio il dottor Blonda, io e altri colleghi siamo stati in audizione presso la Commissione bicamerale per i rifiuti, presieduta dall’onorevole Bratti che era in visita in Puglia per i 4 Sin ancora presenti. Al termine dell’audizione, l’onorevole Bratti mi ha comunicato che sta per iniziare il suo iter al Senato il progetto di legge per il Sistema di Protezione Ambientale, il famoso ddl Realacci-Bratti per il quale ci battiamo da anni (qualcuno aveva addirittura perso la speranza). E’ una stupenda notizia per il nostro sistema che riceverà uno slancio formidabile per una nuova crescita quanti-qualitativa.

L’onorevole Bratti era stato presente nel dicembre 2006, come dg di Arpa Emilia Romagna alla prima convocazione, nell’aula magna del Politecnico di Bari, degli Stati Generali di Arpa Puglia (che siamo riusciti ostinatamente, anche nei periodi più difficili a rinnovare ogni anno).

Per me game over. Quella giocata è stata una partita difficilissima, che a metà del secondo tempo e nei minuti di recupero ha assunto le caratteristiche di una mission impossible. A partita finita, si abbracciano compagni (voi, cari colleghi di Arpa Puglia) e avversari (i nostri stakeholder) e si chiede perdono e si perdona a tutti. Ma desidero esprimervi i quattro punti fondamentali della mia visione strategica: autonomia, autorevolezza, trasparenza ed inclusività.

Autonomia. Qualche anno fa, un giornalista del Corriere della Sera bollava l’Arpa come lo strumento musicale che suona la musica gradita ai governatori di turno nelle singole regioni. In tutto il mio mandato, ho voluto dimostrare, con alterne fortune, che è possibile essere nel contempo un ente strumentale della regione ed un ente di controllo totalmente autonomo, anche a rischio di entrare talora in rotta di collisione. Per me, oltre l’Ilva, contrasti anche più accesi si sono manifestati sull’autorizzazione di impianti fotovoltaici su terreno agricolo, sui rumori notturni prodotti dai cantieri edili, e, più recentemente, sulla procedura di Via per i grandi Ospedali e sulla proroga della legge regionale  per le emissioni odorigene. Vi ricordo che per evitare che la vecchia legge regionale del 1999 fosse cancellata, l’anno scorso fui costretto a scrivere una lettera aperta al presidente Vendola e a Introna, grazie alla quale riuscimmo a far approvare una legge decente, la cui applicazione purtroppo è slittata d’un anno.

Autorevolezza. Un Sistema Nazionale di Protezione Ambientale che non sia fondato sulla collaborazione di enti scientificamente e tecnicamente autorevoli non è affidabile. In Puglia Massimo ed io abbiamo potenziato e valorizzato l’esistente e creato strutture ex novo come il Polo Microinquinanti organici del Dipartimento di Taranto, attualmente dotato di accreditamento presso Accredia. Dovendo gestire problematiche estremamente complesse come quella di Taranto, abbiamo stabilito collaborazioni molto efficaci con le istituzioni di ricerca ( Università e Cnr) e definito una strategia comune con i Dipartimenti di Prevenzione, ricostituendo una filiera ambiente-salute la cui criticità  è stata una causa prima dell’intervento di supplenza della Magistratura nella governance ambientale. Abbiamo potuto così sviluppare prodotti innovativi come la Valutazione di Danno Sanitario, l’identificazione di giorni critici per l’inquinamento industriale (i cosiddetti wind-days), il sistema Odortel fondato sulla partecipazione di cittadini impegnati attivamente (recentemente oggetto di una pubblicazione scientifica a livello internazionale).

Trasparenza. Il rapporto con gli stakeholder (portatori di interesse, ndr), ed in particolare con i media e con le associazioni ambientaliste, non può essere evitato ma deve essere accettato e gestito secondo i principi della massima trasparenza; una scelta che può creare problemi a breve termine ma è sempre pagante a medio-lungo termine. Ad esempio, quando, purtroppo solo dopo l’intervento della Magistratura tarantina, abbiamo deciso di andare al di là del mero principio del rispetto dei limiti ambientali (spesso non fondati su sicuri principi di prevenzione) inventandoci la cosiddetta Valutazione di danno sanitario, l’abbiamo presentato in arroventate riunioni con portatori d’interesse che arrivavano a sostenere che anche una tonnellata d’acciaio era ormai insostenibile a Taranto.

Inclusività. La trasparenza da sola non è sufficiente a definire un governo delle problematiche ambientali partecipato e basato sull’evidenza. Occorre attivamente promuovere la partecipazione di tutti al tavolo della conoscenza e delle decisioni. Ricordo sempre come esempio di grande successo dell’approccio evidence.based il convegno organizzato da Arpa e da Asl di Taranto sulle diossine, all’indomani dell’identificazione di valori elevati negli allevamenti ovi-caprini intorno ad Ilva. Invitammo dei tecnici suggeriti dalle associazioni ambientaliste, Ilva fece partecipare suoi consulenti di livello docenti dell’Università di Milano e si riuscì ad entrare nel dettaglio di una materia complessa, ascoltando tutti i punti di vista e trovando concreti elementi di sintesi. Poi si abbandonò (non da parte di Asl e Arpa) la retta via e successe l’irreparabile. Ci tocca gestire argomenti del sapere molto complessi, con portatori d’interessi molto agguerriti e grande incertezza.

Se si riesce a seguire i quattro principi sopra esposti, si potranno superare ostacoli apparentemente insormontabili. Ma non bisogna nascondere la polvere sotto il tappeto, bisogna accettare la sfida in mare aperto. Un esempio: quando ricercatori del Cnr (che io mi ostino a considerare militanti) hanno stimato in 0.38 microgrammi/mc il massimo impatto delle emissioni di una megacentrale a carbone (cosa perfettamente ragionevole) e poi hanno calcolato un numero di morti atteso oscillante tra 16 e 44 all’anno (se non ricordo male), si è scatenato uno tsunami mediatico. I presupposti teorici del calcolo delle morti attese sono assolutamente discutibili. Ho provato ad avviare anche una riflessione pubblica sul caso che ha portato anche ad un convegno a Brindisi ma non è stato sufficiente. Occorre uno sforzo consapevole delle istituzioni ambientali e sanitarie con una chiara definizione dei limiti nella valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario. All’interno del Consiglio federale, abbiamo elaborato e prodotto le linee-guida della Viias. Ma occorre fare di più, interfacciandoci non solo con le istituzioni sanitarie gemelle (Iss e Dipartimenti di Prevenzione) ma coinvolgendo le principali Società scientifiche sia in ambito ambientale che sanitario. E poi occorre potenziare la comunicazione che è il terreno delle nostre Waterloo quotidiane, dove siamo soffocati dalla schiacciante superiorità delle forze avversarie.

Che dire di più? Grazie a tutti, da Lecce a Foggia, al Ds, al Da, ai direttori di Dipartimento, ai responsabili dei Servizi, ai dirigenti e ai funzionari. Mi scuso se non sono stato in grado fare di più. Ma se di più non abbiamo avuto, magari è anche perché ho risolutamente evitato ogni forma di compiacenza nei confronti del potere politico, osandolo anzi sfidare a viso aperto: una sorta  di trade-off tra risorse e libertà.

Per concludere, ripeto a voi i versi del grande poeta messapico Ennio (di Rudiae) che ho citato l’altro giorno in occasione del mio saluto: Nemo me lacrimis decoret, nec funera fletu faxit ( Nessuno mi decori di lacrime, né segua il mio funerale nel pianto). E poi il poeta spiega il perché. Cur? Volito vivus per ora virum, Volo (sempre) vivo attraverso le bocche degli uomini. Ennio è ancora vivo, a 2200 anni dalla morte, nel mio ricordo che giro a voi. Quanto a me, mi accontenterei se nel prossimo immediato futuro qualcuno (anche uno solo) di voi ricordasse qualcosa di buono che potrei aver fatto. E se non succederò, nessun problema. Vorrà dire che non ne valeva la pena.

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