Banda bancomat, confessati solo due assalti

Restano in carcere, anche dopo la confessione: è stato convalidato l’arresto dei cinque componenti della banda del Bancomat catturati in flagranza di reato poco prima di far saltare in aria con il consueto metodo dell’estorsione provocata col gas un bancomat a Monteiasi.

Il tubo del gas infilato nel bancomat

Restano in carcere, anche dopo la confessione: è stato convalidato l’arresto dei cinque componenti della banda del Bancomat catturati in flagranza di reato poco prima di far saltare in aria con il consueto metodo dell’estorsione provocata col gas un bancomat a Monteiasi, in provincia di Taranto. Dinanzi al gip del capoluogo ionico hanno parlato, tutti, e hanno naturalmente ammesso gli addebiti in relazioni alle contestazioni mosse dai carabinieri, del resto erano stati colti sul fatto. Hanno anche risposto affermativamente alle domande su un altro tentato furto, a Lizzano. Ma per il resto, per gli 11 assalti messi a segno a Brindisi, hanno scosso il capo.

L’arresto risale alla notte fra mercoledì e giovedì scorsi. In manette finirono Gianluca Giosa, di Brindisi, 34 anni, Pietro Leone, 40 anni di Villa Castelli (Brindisi), Oronzo D’Urso, 33 anni, Francesco Barnaba, 37 anni e Cosimo De Rinaldis, 30 anni, di Ceglie Messapica (Brindisi) difesi dagli avvocati Luca Leoci, Aldo Gianfreda e Danilo Cito. Una trentina di militari attendevano sul posto: l’operazione era il frutto di un’attività di indagine che ha portato nelle scorse settimane a sventare diversi furti analoghi. Nel corso delle perquisizioni sono state inoltre sequestrate tre autovetture rubate, con targhe anch’esse provento di furto, che si ritiene fossero state utilizzate in precedenza, i chiodi a tre punte e la strumentazione necessaria per causare le deflagrazioni con la miscela gassosa esplosiva azionata con una scarica elettrica.

La banda era entrata in azione a bordo di una Bmw X6, un Suv risultato rubato a Varese. Sono stati poi individuati i nascondigli, alcuni nel Brindisino, altri nel Tarantino, del gruppo che si ritiene fosse attivo anche nelle province di Lecce e Bari. Numerosi i colpi messi a segno negli ultimi mesi. Sono 11in provincia di Brindisi, episodi sui quali si concentrano ora le indagini per rintracciare connessioni tali da consentire la formale attribuzione degli stessi al commando che risponde per i fatti di Monteiasi di tentato furto aggravato, ricettazione e del possesso del materiale esplodente e resistenza a pubblico ufficiale, per un tentativo di fuga di uno dei componenti che non è riuscito.

 

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