Scontri in strada prima del derby: undici assoluzioni e tre condanne

Nell'agosto del 2017, prima di Francavilla-Lecce, due agenti contusi e auto danneggiata. Il tutto era nato dopo un'imboscata dei brindisini

BRINDISI - Tre condanne, ma con pene lievi, considerando l’accusa (il pubblico ministero Giampiero Nascimbeni aveva invocato due anni e mezzo) e senza menzione nel casellario giudiziario, e undici assoluzioni.

Si è concluso così, questa mattina, il processo con rito abbreviato davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, scaturito dalle indagini svolte dalla squadra mobile di brindisina, dopo i disordini fra tifoserie avvenuti ad agosto del 2017, prima della gara valevole per il campionato di serie C fra Virtus Francavilla e Lecce.

Già condannati i principali imputati

Quel giorno, all’altezza dello svincolo per i quartieri Bozzano e La Rosa di Brindisi, la carovana di sostenitori salentini subì un agguato. A metterla in atto, gli ultras brindisini. E la replica non si fece attendere. Secondo gli inquirenti, infatti, diversi leccesi sarebbero scesi dalle autovetture per rispondere all’attacco, interrompendo la circolazione. Per quei fatti, sono stati già condannati due leccesi, Moreno Colella 37enne, e Sandro Quarta, 42enne, con sentenza riformata in appello a due anni e otto mesi per il primo (contro i tre e otto mesi iniziali) e tre anni per il secondo (quattro in primo grado).

Una cinquantina sarebbero i coinvolti

Ciò che accadde è storia nota: una volta scesi i gruppi leccesi dai veicoli per contrattaccare dopo l’imboscata, alcuni agenti della polizia stradale intervennero, intimando di riprendere la marcia. A quel punto, vi sarebbe stata una reazione violenta, con  danneggiamento dell’auto di servizio e due poliziotti aggrediti. Per riportare la situazione sotto controllo, furono pure esplosi in aria un paio di colpi di pistola.

Circa una cinquantina sarebbero stati i coinvolti nella vicenda. Fra questi, oltre ai due già menzionati e condannati anche in appello, nel proseguimento delle indagini, con il supporto della Digos di Lecce, tramite riconoscimento delle targhe e dei modelli di autovetture di proprietà o prese a noleggio, si era arrivati ad altre quattordici imputazioni. 

Quasi tutti assolti nel processo in abbreviato

Pesante, come detto, la richiesta di condanna del pubblico ministero; ma il giudice ha ritenuto di dover erogare pene solo in tre casi, e comunque molto più miti: dieci mesi per L.E. e nove mesi e dieci giorni per M.M. e S.R., in tutti e tre i casi con la non menzione delle condanne nel certificato del casellario giudiziale. Assolti, invece, tutti gli altri: G.G., S.C., G.M.R., R.I., S.A., M.M., M.D.G., D.G., A.C., A.G e M.G.

Tutti rispondevano in concorso della vicenda nel corso della quale i due poliziotti erano rimasti feriti, con traumi di varia natura guaribili in sette giorni, dopo essere stati accerchiati e minacciati. L.E., colui al quale è stata somministrata la pena più alta, era accusato anche di essersi rifiutato di aver fornito le generalità. I due agenti si sono costituiti parte civile nel processo. Il giudice ha disposto il danno da liquidarsi in separata sede, senza provvisionale.

Sarà avanzato appello per i tre

Fra gli avvocati degli imputati, Giuseppe Milli, Massimo Zecca, Giacinto Epifani, Francesco Calabro, Raffaele Benfatto. L’avvocato Milli, che difendeva cinque imputati, fra cui i tre condannati, è in attesa di conoscere le motivazioni (che si sapranno a breve), per proporre subito appello. I legali, inoltre, si stanno attivando in queste ore per avanzare istanza di revoca del Daspo che ancora pende sui tifosi oggi assolti.

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