Confiscati i beni dei Cannone: oltre 4 milioni di euro in appartamenti e società

BRINDISI – Sono stati sottoposti a confisca definita, dopo una vicenda giudiziaria che dal 1999 ha visto indagati Ciro Cannone e il figlio Oscar insieme ad una ventina di persone per contrabbando e riciclaggio di denaro, quattro milioni di beni tra appartamenti, auto, quote societarie e denaro contante. L’operazione Cash Flow III, che richiama la prima e la seconda rispettivamente nel 1999 e nel 2001, ha consentito agli uomini delle fiamme gialle di confiscare tutte le quote delle società a responsabilità limitata Nuova Resine Sud e American Plast (che al momento è in liquidazione) che venivano utilizzate come copertura per le loro azioni illecite.

Gli appartamenti sequestrati a Cannone

BRINDISI – Sono stati sottoposti a confisca definita, dopo una vicenda giudiziaria che dal 1999 ha visto indagati Ciro Cannone e il figlio Oscar insieme ad una ventina di persone per contrabbando e riciclaggio di denaro, quattro milioni di beni  tra appartamenti, auto, quote societarie e denaro contante. L’operazione Cash Flow III, che richiama la prima e la seconda rispettivamente nel 1999 e nel 2001, ha consentito agli uomini delle fiamme gialle di confiscare tutte le quote delle società a responsabilità limitata Nuova Resine Sud e American Plast (che al momento è in liquidazione) che venivano utilizzate come copertura per le loro azioni illecite.

I proventi del contrabbando di tabacchi, che veniva effettuato servendosi dei dipendenti e dei mezzi aziendali, erano poi riciclati e smistati in conti internazionali alle Bahamas, San Marino e nel Principato di Monaco. “Le nuove normative del pacchetto sicurezza – ha spiegato il comandante Massimiliano Tibollo – ci consentono di agire in maniera parallela rispetto al processo penale. Ed in particolare, per sottrarre questi beni non è più necessario che ci siano condanne o che sia dimostrata l’attuale pericolosità, ma è sufficiente dimostrare che questi soggetti sono stati pericolosi”.

I giidici,  nel maggio 2009, hanno condannato Biagio Pascali a due anni e otto mesi; Oscar Cannone a sei anni; Maria Teresa Cannone a cinque anni; Renato Borlenghi a quattro anni e sei mesi; Ciro Cannone detto Gino a cinque anni; Angelo Rizzo a tre anni e Donato Dionisio a tre anni. Il provvedimento di confisca invece, è diventato definitivo ed irrevocabile dal 20 gennaio scorso:  oltre alle quote societarie, ai Cannone sono stati confiscati anche due appartamenti, quattro garage, sette auto di lusso, un capannone di 2mila metri quadrati, un terreno edificabile di oltre mille, tutti i macchinari e i mobili trovati all’interno, 200 mila euro depositati in conti bancari e altro denaro contante.

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L’accertamento fiscale portato avanti dalla Guardia di Finanza di Brindisi ha evidenziato che i Cannone avevano un volume d’affari troppo basso per giustificare i guadagni effettivi della loro attività, questo insieme alle analisi patrimoniali ha permesso di fornire alla Suprema Corte di Cassazione di pronunciarsi contro di loro.

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