“Dovevamo assumere perché c’era la campagna elettorale”

L’imprenditore Pecere sui rapporti con i sindaci Del Coco e Serinelli e con il vice Nicolardi. Gli indagati respingono le accuse

TORCHIAROLO – “Mi fu riferito che dovevamo assumere nelle marine di Torchiarolo perché c’era la campagna elettorale”. Ha ricostruito dei rapporti con i sindaci Giovanni Del Coco, Nicola Serinelli e con il vice Maurizio Nicolardi, l’imprenditore Angelo Pecere, ritenuto dalla procura di Brindisi a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, assieme a Pasquale Leobilla, amministratore di fatto della società Reteservizi.

L’incidente probatorio

Angelo Pecere-2L’indagato è stato interrogato, con la formula dell'incidente probatorio davanti al gip Vittorio Testi,  in vista del processo che il pubblico ministero Francesco Carluccio intende chiedere, a conclusione dell’inchiesta chiamata Hydra, imbastita sugli affidamenti in favore della srl, nel settore dei rifiuti. “L’attività di indagine ha documentato un dato fattuale incontestabile, vale a dire quello dell’esistenza di una fitta rete di rapporti illeciti intrattenuti da Leobilla e da Pecere anzitutto con gli amministratori di Torchiarolo, il sindaco Nicola Serinelli, il vice Maurizio Nicolardi”, “con l’ex sindaco Giovanni Del Coco”, il quale rimase a piede libero non ricoprendo più alcun incarico”.

L’appalto a Torchiarolo e la Giunta del Coco

Pasquale Leobilla-2“Siamo entrati a Torchiarolo nel mese di luglio 2010, con una gara di due anni per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti”, ha spiegato Pecere. “Il Comune all’epoca prendeva i mezzi in affitto da un’azienda e gli operai erano esternati presso l’Adecco. Fecero la gara”. Parteciparono la Reteservizi di Pecere e Leobilla e la Monteco, già gestore del servizio anche nel comune di Brindisi. “Per pochissimo vince la Reteservizi, ci insediamo e subito dopo si insedia l’amministrazione. Monteco fa ricorso, poi non ricordo se il Comune fece proroghe o gare, ma si doveva aspettare l’esito del Consiglio di Stato”. A ogni proroga, il sindaco avrebbe chiesto dei servizi in più.

Pecere ha detto di essere andato dal nuovo sindaco: “Vado, mi presento e gli chiedo una cortesia”. Quale? “Siccome per contratto dobbiamo aprire un ufficio, lei conosce qualcuno che ha un locale grande, perché noi di qua siamo nuovi, non conosciamo nessuno. Ci può dire a chi ci dobbiamo rivolgere?. Del Coco mi disse: ‘Io ho un amico che ha un locale grande, è disoccupato, se lo volete, vi può dare il locale e lo fate lavorare se vi serve”. L’indagato ha ammesso di aver parlato con quel “signore” e di aver visto il locale: “Per quanto era grande si poteva pagare sette-ottomila euro, facemmo gli spogliatoi, facemmo i bagni”.

Il giudice ha chiesto chiarimenti su un passaggio: “Lei chiede un locale e il sindaco propone un’assunzione?”. Risposta: “No, ci propone un signore, non ci propone un’assunzione. Se volete lo assumete e il locale ve lo dà gratis. Ci parlo io, disse il sindaco. A noi ci conveniva perché questo signore (del quale è stato fatto il nome, ndr) stava in ufficio, prendeva le presenze, i reclami, dava le buste, se c’era da prendere un frigo o qualche altro bene durevole, prendeva l’appunto. Lavorava, gli davamo lo stipendio, però il locale non lo pagavamo. Avevamo un contratto di comodato gratuito”. Contratto scritto. Il dipendente avrebbe avuto uno stipendio compreso tra “1.100 e 1.200 euro, più i contributi”.

Le intercettazioni

Il sindaco Giovanni Del CocoNelle intercettazioni che il pm ha ricordato a Pecere, si dice che “questo signore ci è costato 200mila euro perché ci è stato detto di assumerlo, però non ha mai lavorato”. Come si spiegano queste affermazioni, fatte non sapendo che la conversazione fosse ascoltata? Pecere ha fornito questa spiegazione: “Effettivamente per il lavoro che faceva, non ci serviva, perché il paese era piccolo, però dandoci i locali non pagavamo luce, acqua, spazzatura, quindi le cose si equivalevano. Comunque le posso portare le busta paga. Dissi 200mila euro, ma non è che ci è costato tanto”. La somma complessiva, secondo l’accusa, sarebbe riferibile a quattro anni, vicenda aspetto sul quale il gip ha chiesto ulteriori chiarimenti: “Continuo a non capire”, ha detto il giudice a Pecere. “Lei chiede un locale e le viene proposta un’assunzione. A distanza di quattro anni, lei vuole mandare via la stessa persona che ha assunto, al cambio di sindaco, e a quella persona per giustificare la decisione dice che sono cambiati gli scenari politici e che mi sei costato tanto e non hai neanche lavorato”.

Pecere ha risposto: “Lui era amico del sindaco, a me serviva pure per mandarlo a chiedere i soldi, perché già il primo anno si era arretrati di tre o quattro mensilità, 300mila euro”. Risposta che non ha convinto il pm: “Chiedere soldi non è una cosa per cui c’è bisogno che ci sia un dipendente. Lo tenevate perché qualcuno vi aveva chiesto di assumerlo?”. L’indagato: “E sì, il sindaco me lo chiese. Se vi serve assumetelo e l’abbiamo assunto”. Ma quella figura serviva?. Pecere: “Sì e no”. Cosa vuol dire?, ha chiesto il gip. Lei da 30 anni gestisce un’impresa. Pecere: “No, non ci serviva”. E allora come si spiega l’assunzione? “Perché me l’ha detto il sindaco”. "Nel senso che ha cercato in qualche modo di venire incontro al sindaco?",ha chiesto il gip. "Esatto. Non palesemente, però". Di nuovo il gip: "Era un modo per non inimicarsi il sindaco". "Esatto. Bravo, giudice". Quanto al locale, Pecere ha detto di aver scoperto, dopo due anni, che c’erano ipoteche e che era anche all’asta. Venne acquistato da una persona di Torchiarolo.

Le assunzioni in campagna elettorale

nicola serinelli-6"Prima delle elezioni del 2015 il sindaco ci chiese se potevamo assumere un dipendente a tempo indeterminato, ma non ricordo se l’abbiamo fatto o no. Poi ci diede un altro operaio durante le elezioni per farlo incominciare a pulire le spiagge. Forse Del Coco  ha parlato con mio fratello o con me, non mi ricordo, però la richiesta fu fatta". Non ci furono altre richieste. Di sostenerlo in campagna elettorale? "No, no, zero". Risposta che non rispecchia il contenuto di una intercettazione ambientale in cui si dice che il sindaco ‘ci ha mandati a chiamare per il fatto che vuole o un contributo o vuole essere messo gli operai’. Del Coco, secondo Pecere, non avrebbe chiesto niente. “Ha pure pagato lui il caffè, di regola siamo noi a pagarlo ai politici”.

Le elezioni nel 2015

Il 30 maggio 2015, Del Coco è candidato nuovamente. Dall’altra parte politica, c’è Serinelli. Come si muove Reteservizi? “Ci muoviamo quando furono fatte le elezioni: vinse Serinelli.

Il vicesindaco di Torchiarolo, Maurizio Nicolardi-2“Un nipote di Serinelli era nostro dipendente e ha dato tanto fastidio all’azienda, ma tanto. Noi lo assorbimmo dalla società uscente, era il factotum. Con noi faceva lo spazzamento, non aveva la patente e non poteva portare camion. Era un operatore ecologico, fummo costretto a dargli il livello. Intervenne Nicolardi, ma non stiamo parlando del 2015, di un paio di anni prima. Per il quieto vivere, noi da cretini, gliel’abbiamo dato”.

L’elenco delle persone da assumere

“Nicolardi – ha detto ancora Pecere – ci dà un elenco di 5-6 persone che non neanche conoscevamo e le assumemmo per il periodo estivo. L’elenco lo portò mio fratello, non so se l’Amministrazione vincente aveva preso impegni elettorali”.Gli amministratori  locali già in sede di interrogatorio di garanzia respinsero le accuse, dichiarandosi pronti a dimostrare la correttezza del proprio operato.

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Commenti (1)

  • Vecchie e ripetute storie reali ed oggettive del nostro amato e disgraziato Sud. Mi immagino, leggendo , cosa avvenga, e cosa sia avvenuto, in regioni come Campania, Sicilia, Calabria……. l'orrore allo stato puro, senza fine……..

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