Ucciso a 19 anni: si indaga sul movente. Il papà: "Perché tanta cattiveria"

Squadra Mobile al lavoro per risalire al killer di Giampiero Carvone, il giovane ucciso sotto casa con un colpo di pistola alla nuca. Su Facebook la rabbia e il dolore del padre: "Come hanno fatto a spararti alle spalle"

BRINDISI – Il movente è il primo nodo da sciogliere dell’agguato costato la vita a Giampiero Carvone. Cosa si nasconde dietro all’omicidio di un 19enne, ucciso con un colpo di pistola alla testa sotto alla sua abitazione? I poliziotti della Squadra mobile di Brindisi, come da prassi, hanno effettuato delle perquisizioni presso le abitazioni di soggetti già noti alle forze dell’ordine, ma non ci sono ancora dei sospettati. Il pm Raffaelle Casto ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, al momento a carico di ignoti. Nelle prossime ore potrebbero essere ascoltati i congiunti e gli amici del giovane, che viveva con i genitori in un appartamento al civico 19 di via Tevere, al rione Perrino, nella zona delle case parcheggio.

Colpito alle spalle

Riguardo alla dinamica, ormai, ci sono pochi dubbi. Carvone è sceso da casa intorno all’una di martedì (10 settembre). Gli investigatori sospettano che gli sia stato teso un tranello. La persona con cui aveva un appuntamento forse era la stessa che ha posto fine alla sua vita. Con ogni probabilità il killer si era nascosto all’imbocco di un varco fra due palazzi che collega via Tevere a Corte Sele, situato proprio accanto al civico 19. Non appena ha messo piede sul marciapiede, Carvone è stato raggiunto alla nuca da un proiettile calibro 7,65. Altri due colpi si sono conficcati sulla portiera sulla carrozzeria (uno sulla portiera lato guidatore, l’altro poco sopra la ruota posteriore sinistra) di una Mercedes parcheggiata di fronte al civico 19. Segni di spari sono stati riscontrati anche sui vetri della stessa macchina e del portone di ingresso del condominio.  

Omicidio Giampiero Carvone-2

Dopo aver sentito i colpi, il padre di Giampiero, Piero Carvone, è subito scesa in strada. Il figlio era riverso per terra, privo di sensi. L’omicida si era già dileguato, presumibilmente verso Corte Sele, non si sa se con l’aiuto di uno o più complici. Nel corso della notte il padre ha lanciato un disperato appello alla donazione di sangue. Ma il destino di Giampiero ormai era segnato. Il ragazzo è spirato prima dell’alba. La salma, trasferita presso la camera mortuaria del nosocomio, è a disposizione del magistrato, che in giornata potrebbe conferire l'incarico per l’esame autoptico.

La rabbia e il dolore del papà

Carvone era circondato da un contesto di degrado urbano e disagio sociale da cui non è riuscito a riscattarsi. Nonostante la giovane età, nel giugno 2018 e nello stesso mese del 2019 era stato arrestato in flagranza di reato per furti di bici e pneumatici nel primo caso e di uno scooter nel secondo. Il padre ha manifestato il suo dolore con dei messaggi pubblicati sul suo profilo Facebook, accompagnati da foto del figlio.

“Chiudo gli occhi – scrive in un post corredato da uno scatto che loritrae insieme al figlio, in un bar – e mi esce il tuo bel visino. Non riesco a dormire stella mia. Ho fatto l’impossibile per salvarti, ma alla fine sei volato via. Ti amo e ti amerò per sempre e poi vedrai al tuo funerale quante persone ci saranno”. In un secondo messaggio postato stamattina, Piero Carvone esprime il suo disprezzo nei confronti dell’omicida. “Buongiorno figlio mio – scrive – mi pongo una domanda: come hanno fatto a spararti alle spalle. Dovevi ancora diventare papà, come lo sono io. E’ la cosa più bella e per colma di qualcuno non avrai diritto di viverla”. “Eri bellissimo – si legge ancora nel post – troppo bello. Perché, mi chiedo, tutta questa cattiveria”.

E poi, rivolgendosi all’autore dell’agguato: “Ricordati che hai tolto una vita umana che ci ha donato Dio e tu non sei Dio per spezzare un’anima così bella. Bastardo, i tuoi ricordi di questo gesto così crudele ti uccideranno col tempo”. Poi altri post in cui Piero Carvone parla delle “gocce che gli cadono sul telefonino”, mentre scorre le “bellissime” foto del figlio. “Quanto eri bello – scrive il padre – chi ti ha avuto non ha saputo tenerti vicino”. Poi, un ultimo messaggio, con una foto in cui si vede il figlio in sella a uno scooter: “Gigi mio solo alle spalle hanno avuto la forza di spararti, vuol dire che con le mani non erano in grado”. “Così facendo – conclude – hanno dimostrato ce il più forte eri tu. Vai amore di papà, vola”. 

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