"Mio fratello è della Scu": pentiti, altre accuse in famiglia

I verbali del pentito Francesco Gravina, detto Gabibbo, sui suoi 18 anni nella Scu: "Quello che fa Antonio Centonze è ben fatto: abbiamo un mare di persone a Brindisi. In città doveva accumulare 50mila euro per comprare droga.Per noi mesagnesi Salvatore Buccarella pagava falsi collaboratori di giustizia"

Francesco Gravina, alias il Gabibbo, il giorno dell'arresto

BRINDISI – “Mio fratello adesso lavora con la droga, insieme agli affiliati di Daniele Vicientino, fa marijuana. Ma è un tipo strano, come cammina il vento, va lui. Lui era un nostro affiliato, precisamente di Franco Locorotondo, siccome poi con questi ci sono stati disguidi nel senso di ferimenti reciproci a colpi di pistola, si è messo con Francesco Campana anche perché c’era una vecchia amicizia pure con suo fratello Sandro”. Anche Francesco Gravina, 36 anni, di Mesagne, alias Il Gabibbo, ha puntato il dito contro il sangue del suo sangue, accusando suo fratello Raffaele Antonello Gravina, nella ricostruzione dei fatti, degli affari, degli omicidi e degli affiliati della Scu, vissuti in prima persona per 18 anni. Fratello contro fratello, esattamente come è successo, a distanza di mesi, tra Sandro Campana e il maggiore Francesco, indicato non solo come capo, ma anche come mandante ed esecutore materiale di alcuni omicidi.

 Le accuse in famiglia emergono dai verbali resi da Gabibbo nel periodo dei 180 giorni delle dichiarazioni, ormai trascorsi, e confluiti in quello illustrativo della collaborazione, nelle mani della Dda di Lecce e ancora imbottito di pagine bianche e di una infinità di omissis. Perché se da un lato Gravina, pentito, sostiene di aver svelato una quantità enorme di segreti della Sacra Corona Unita, dall’altro gli inquirenti hanno chiesto una serie di accertamenti e le indagini non sono ancora arrivate al capolinea. Non tutte. Svelato, al momento, il capitolo che che attiene al fratello: “La sua prima affiliazione avvenne verso la fine degli anni ’80 ad Antonio Carone che era anche suo cognato, dopo l’uccisione di Carone che è avvenuta nel luglio del ’97, si affilò a Salvatore Buccarella, poi a Massimo Pasimeni e poi ancora a Franco Locorotondo e nel 2009 a Francesco Campana, con il quale sta tuttora”.

In altre parole, i fratelli Gravina avrebbero fatto parte di due gruppi diversi e contrapposti, visto che il Gabibbo ha sempre rivendicato l’appartenenza al clan di Ercole Penna, il primo dei pentiti dell’ultima generazione dei colonnelli della mala brindisina, detto gruppo dei “mesagnesi” del quale farebbe parte anche Massimo Pasimeni. “Ma se Campana in quel periodo era del clan contrapposto, se fosse successa una guerra, mio fratello non sarebbe stato toccato perché era mio fratello”, ha precisato Francesco Gravina che ha ammesso si essere entrato nel sodalizio nel ’96 a carico di Giuseppe Gagliardi, detto Scasciamachine, col grado di camorra.

“Dopo sei-sette mesi fui alzato a sgarro, nel ’98 a carico di Francesco Solazzo con il grado di santa e nello stesso anno avanzai come vangelo e ancora tre quartini. Dopo il suo arresto, passai con Penna, nel 2004 fui innalzato a diritto al medaglione che si chiama anche crimine o diritto, sino al 28 dicembre 2010, quando venni arrestato e non seppi che stava collaborando. A marzo dell’anno dopo passai con Massimo Pasimeni ed ero al vertice dell’organizzazione insieme al capo locale Antonio Vitale, la famiglia a cui fare riferimento, riconosciuta dalla ‘Ndrangheta”. Secondo il pentito, Vitale e Pasimeni sarebbero affiliati a “Franco Trovato di Crotone”.

“Noi comandiamo tutta la provincia”. Come? “Ad ogni paese abbiamo un responsabile e a Brindisi c’è Antonio Centonze, che era affiliato a Penna e poi a Vicientino. Quando Penna si è pentito ci ha spezzato le gambe a tutti, c’erano poche persone in grado di portare avanti una determinata situazione”, si legge sempre nel verbale. “Siccome abbiamo avuto la fortuna che è uscito dal carcere Centonze, Vicientino da dentro (il carcere, ndr) gli ha dato la responsabilità, anche con il benestare di tutti quanti noi, di comandare su Brindisi”. Il pentito, inoltre, ha aggiunto: “Quello che fa Antonio è ben fatto. Aveva carta bianca, doveva recuperare da tutti i nostri affiliati, anche su Brindisi città. Aveva l’obbligo di farsi consegnare il pensiero, il cosiddetto punto sulla droga e anche sulle estorsioni, doveva accumulare la somma di 50mila euro che poi con quei soldi si doveva comprare la droga, hashish e marjiuana. Tutti si dovevano rifornire a da Mesagne”.

Questo secondo quanto sostiene Francesco Gravina. Va detto che Centonze è stato arrestato nel blitz Last minute del 28 dicembre 2010, è stato condannato, ma nel frattempo è tornato in libertà e ha sempre respinto l’accusa. Il collaboratore, inoltre, ha parlato anche di Buccarella, parte non più segreta: “Per noi mesagnesi, Salvatore Buccarella e Pino Rogoli sono considerati infami perché nel ’98 si venne a conoscenza che Buccarella pagava i falsi collaboratori di giustizia, pagava Antonio Bruno e Tonino Screti per accusare i mesagnesi. Di questo venne a conoscenza Antonio Vitale che estromise completamente Buccarella, Ciro Bruno e Pino Rogoli”. Accuse e parole pesantissime contro i due capi dei clan più potenti del Brindisino. Quando la Scu era un'altra cosa e una macchina compatta.

Restano, invece, coperti da omissis i nomi dei presunti affiliati alla Scu, quelli che sono stati ritenuti insospettabili nel senso di mai coinvolti prima in inchieste di mala, nonché i nomi di mandati ed esecutori materiali degli omicidi a marchio Scu. Fatta eccezione per quelli per i quali sono in corso i processi.

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