Mentre resiste agli agenti, il complice distrugge l'eroina e fugge

Gli investigatori del commissariato di Ostuni, impegnati sulla pista di Vincenzo Monaco, 33 anni, di Ceglie Messapica, sospettato di spaccio di eroina, sono riusciti ad arrestarlo e sono sulle tracce di un complice

CEGLIE MESSAPICA – Gli investigatori del commissariato di Ostuni, impegnati sulla pista di Vincenzo Monaco, 33 anni, di Ceglie Messapica, sospettato di spaccio di eroina, sono riusciti ad arrestarlo e sono sulle tracce di un complice che, prima di fuggire dall’appartamento utilizzato per nascondere la droga e per suddividerla in dosi, è riuscito a sottrarla al sequestro versandola nel water. E’ stato lo stesso Monaco, opponendo resistenza e rifiutandosi di fare accedere la polizia nell’appartamento, a dare il tempo al compare di distruggere la maggior parte delle prove. Ma, per fortuna, non tutte. Ed ora  il secondo soggetto è ricercato dai poliziotti al comando del commissario capo Gianni Albano.

Il personale del commissariato che aveva concentrato la propria attenzione su Vincenzo Monaco, individuo non certo sconosciuto alle forze dell’ordine, non si sbagliava. Nel corso di un pedinamento in auto, gli investigatori hanno notato che il sospettato usciva da una abitazione, e poi si dirigeva verso casa alla guida della propria vettura. Giunto a destinazione, Monaco parcheggiava l’auto in maniera tale da lasciar ritenere che di lì a poco sarebbe tornato in strada. La squadra sulle sue tracce pertanto acquisiva la convinzione che si trattava solo di una breve sosta per prelevare dosi di sostanza stupefacente da recapitare sempre a domicilio ad un altro “cliente”.

MONACO_Vincenzo_classe_1983-2Infatti Vincenzo Monaco ricompariva dopo alcuni minuti, e veniva subito bloccato per essere sottoposto a perquisizione personale, e gli veniva comunicato – secondo procedura – che sarebbero state perquisite anche l’auto e la casa. A quel punto cominciava la sceneggiata del sospettato, il quale prima tentava di convincere i poliziotti che quella non era la sua abitazione, poi tentava la fuga. Bloccato per la seconda volta, Monaco allora si ancorava con tutte le proprie forze ad un muretto di cemento pur di non farsi condurre alla porta di ingresso dell’appartamento, e cominciava ad urlare “aiuto, vogliono ammazzarmi”.

Si trattava solo di un espediente per avvertire il complice rimasto all’interno che la polizia stava per fare irruzione. L’altro soggetto, affacciatosi per pochi secondi a una finestra e resosi conto della situazione, riusciva a uscire dalla casa e a darsi alla fuga, ma non prima di aver fatto sparire tutta la partita di eroina nel water.  Di questo acquisivano contezza gli investigatori poco dopo, quando Monaco, calmatosi improvvisamente e cessato di sgomitare nel tentativo di svincolarsi dalla presa dei poliziotti, dava loro la possibilità di aprire la porta di casa.

Purtroppo per lui, sul piatto di un bilancino elettronico il personale del commissariato di Ostuni trovava sufficienti tracce di eroina, e sequestrava anche il materiale per il confezionamento delle dosi. D’accordo con il pm di turno alla procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza, perciò si procedeva all’arresto di Vincenzo Monaco per resistenza a pubblico ufficiale trasferendolo nel carcere di via Appia nel capoluogo. Le ricerche del complice e le indagini sul giro di spaccio accertato proseguono.

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