L'inchiesta Fidelis: traffico di droga anche a livello internazionale

L'indagine sui canali di rifornimento di sostanza stupefacente, con un ruolo di primo piano svolto da alcuni componenti della famiglia Coffa e dal brindisino Renato De Giorgi, arrestato nel marzo 2018 in Grecia, con 26,6 chili circa di cocaina

L’indagine Fidelis, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce e delegata alla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Brindisi, trae origine dal ferimento mediante l’esplosione di colpi d’arma da fuoco del brindisino Damiano Truppi, avvenuto a Brindisi la sera del 2 novembre 2017 e per il quale, al termine delle indagini, vennero arrestati i presunti responsabili. 

Nell’ambito di tale inchiesta, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, emersero degli elementi riguardanti un presunto traffico di cocaina, anche a livello internazionale, posto in essere dal brindisino Renato De Giorgi. 

Blitz dei carabinieri: i nomi di tutte le persone arrestate

Il traffico di sostanze stupefacenti

Contestualmente sono stati acquisiti gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una stabile ed articolata associazione criminale operante nel territorio di Brindisi riconducibile presumibilmente alla famiglia Coffa, coinvolta anche nell’inchiesta Synedrium, con al vertice i coniugi Alessandro Coffa e Maria Petrachi (divenuta reggente dopo l’arresto del marito) e con componenti di rilievo in Angela Coffa, Marika Stasi, Rosaria Lazoi, Alessio Romano,  Francesco Coffa, in ragione del loro rapporto di parentela e del ruolo direttivo rivestito all’interno della organizzazione, tant’è vero che hanno condotto personalmente le trattative legate alla compravendita/cessione delle sostanze stupefacenti. Stretti collaboratori nella attività di spaccio degli stupefacenti e stabilmente inseriti nella associazione sono risultati Abele Martinelli e Cosimo Schena, Enrico Mellone (il cui apporto è risultato fondamentale anche sotto il profilo dell’approvvigionamento di marijuana da Marco Curto) e Pamela Cannalire. 

Un ruolo importante sarebbe stato ricoperto, da quanto appurato dai carabinieri, anche dai coniugi Fabrizio D’Angelo/Anna Giannello, i quali, avendo perfetta conoscenza dell’esistenza di un gruppo criminoso dedito al traffico di sostanze stupefacenti, con condotte ripetute, abituali e stabili, avrebbero contribuito alla realizzazione del programma criminoso, agevolando l’attività di spaccio attraverso l’occultamento dello stupefacente da loro detenuto nel caso di controlli della polizia giudiziaria procedente.

Le indagini hanno permesso di individuare due distinti e diversi canali di approvvigionamento di stupefacente (cocaina) da cui l’organizzazione si riforniva: il primo riconducibile a Renato De Giorgi ed il secondo riconducibile alla criminalità di Oria, che è stato individuato per il tramite delle conoscenze di Abele Martinelli e Cosimo Schena, nonché attraverso la mediazione di Giovanni Patisso. L’indagine ha consentito altresì di decodificare il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati per comunicare tra loro e con gli acquirenti per mascherare sia le cessioni di cocaina che ogni riferimento circa la quantità, la qualità ed il prezzo.

Da quanto appurato dagli investigatori, Marco Curto e Vitantonio Cocciolo, pur non appartenendo all’associazione, rifornivano la stessa delle sostanze stupefacenti, ed in particolare: Curto avrebbe rifornito di marijuana Mellone, che a sua volta avrebbe ceduto la droga a Cocciolo. Curto è risultato invece acquirente di cocaina dal medesimo gruppo. Vitantonio Cocciolo era dedito, inoltre, ad una costante attività di spaccio di marijuana ed in talune occasioni avrebbe collaborato con Enrico Mellone per le cessioni di cocaina.

Infine, nel corso delle indagini, a conferma dell’attività tecnica svolta, sono emersi i seguenti episodi: l’8 marzo 2018, Marco Curto cede due chilogrammi di marijuana a Mellone; il 15 marzo 2018, Curto ha venduto tre chili marijuana a 2100 euro a Mellone, che a sua volta la cede a Cocciolo per la successiva attività di spaccio. 

De Giorgi e De Santis arrestati in Grecia

Particolarmente significativo è l’episodio verificatosi il 19 marzo 2018, quando la polizia greca, in collaborazione con l’agenzia federale antidroga statunitense (Dea - Drug Enforcement Administration) arrestò, in territorio ellenico, Renato De Giorgi e Christian De Santis poiché trovati in possesso di 26,6 chili circa di cocaina destinata in Italia. 

Altri episodi di spaccio

E poi vi sono i seguenti episodi di spaccio, emersi durante le indagini: il 4 aprile 2018 è stato arrestato Enrico per detenzione ai fini di spaccio di 500 grammi di cocaina. Il 24 dicembre 2018 è stato denunciato in stato di libertà Alessio Romano, per detenzione ai fini di spaccio di 2,10 grammi di cocaina. Nel corso delle operazioni, inoltre, è stato rinvenuto materiale per il confezionamento ed appunti vari riconducibili ad un’attività di spaccio (un foglietto manoscritto sul quale erano annotati nomi ed importi).

Il 30 marzo 2018, Gianluca Volpe, figlio di Annarita Coffa e nipote di Angela Coffa e Rosaria Lanzoi, avrebbe esercitato violenza fisica nei confronti di un acquirente di sostanza stupefacente, per costringerlo a saldare i propri debiti nei confronti dell’organizzazione. 

L’indagine, infine, ha consentito di impedire la commissione di altre e molteplici spedizioni punitive nei confronti degli acquirenti di stupefacenti inadempienti nei pagamenti, costantemente vittime di minacce e ritorsioni, anche gravi.

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