Furti ai bancomat con esplosione: processo per quattro brindisini

I colpi in provincia di Macerata, chiusa l'inchiesta Cashpoint: scelgono l'abbreviato Cosimo Iurlaro, Vincenzo Schena ritenuto esperto di esplosivi, Omar Bianco e Marco Santoro. Sono sotto inchiesta anche per azioni analoghe in provincia di Ancona

BRINDISI – Prima il fermo, poi la libertà, un mese dopo l’ordinanza di custodia cautelare e adesso il processo con l’accusa di furti agli sportelli bancomat e postamat con la tecnica dell’esplosione, in provincia di Macerata: sono finiti a giudizio Cosimo Iurlaro, 41 anni, di Brindisi; Omar Bianco, 27, e Vincenzo Schiena, 38, entrambi di Mesagne e Marco Santoro, 25, di Ostuni.

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Tutti e quattro hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Macerata, mentre restano indagati ad Ancona in attesa della conclusione dell’inchiesta del pm con accuse analoghe di furti, tentati e consumati, detenzione di esplosivi e armi e, infine, riciclaggio, quest’ultima imputazione legata all’uso di un’Audi risultata rubata, del valore di 130mila euro, e blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio. Sono difesi dagli avvocati Daniela d’Amuri e Pasquale Annicchiarico, entrambi del foro di Brindisi.

I brindisini vennero fermati il 25 settembre 2016, quando ci fu l’esplosione del bancomat della filiale della Carifermo di Villa Musone di Recanati, in provincia di Recanati, a poca distanza tra i comuni di Loreto e Castelfidardo. Il colpo sfumò. Venti minuti dopo, nuova azione ai danni della Banca Monte dei Paschi di Siena, nel comune di Monte Urano e anche in questo caso l’esito non fu positivo. I carabinieri notarono e inseguirono un’Audi sino ad arrivare a un’abitazione a Sant’Elpidio che, per l’accusa, sarebbe stato il covo del gruppo in azione anche in precedenza nonché nella vicina provincia di Ancona.

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Ai brindisini è contestato anche il colpo riuscito avvenuto il 5 aprile 2016, quando venne preso di mira l’ufficio postale nella frazione di Trodica nel comune di Morrovalle. Il gip, nella successiva ordinanza di custodia cautelare mise in evidenza che i “tre eventi delittuosi causarono gravissimi danni strutturali e pericolo per l’incolumità pubblica con rischio strage ed il conseguente allarme sociale tra la popolazione locale”.    

Fonti di prova sono le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, a cominciare da quelle dell’ufficio postale di Morrovalle venne ripreso dalle telecamere esterne. Ci sono, inoltre, intercettazioni ambientali che nella prospettazione della Procura costituiscono elementi probatori importanti sul piano dei ruoli assunti dagli imputati e anche in questo caso rilevano i dialoghi ascoltati all’indomani dell’azione fallita al postamat di Morrovalle perché l’esplosione determinò il getto automatico di inchiostro di colore blu che macchiò le banconote, come sistema antifurto e scasso. Risultato: cercavano un esperto in grado di candeggiare le banconote da 20 e 50 euro, altrimenti sarebbe stata tutta fatica sprecata. Schiena, secondo il gip, in quella circostanza “appare dispensare ai complici consigli e indicazioni sulle corrette modalità di uso dei componenti esplosivi micidiali” e in particolare “ossigeno e acetilene” da miscelare secondo determinate percentuali.

Per il gip emergeva “un quadro di notevole devastazione, con distributore postamat e focolai di incendio, esattamente uguale a quello descritto dagli indagati”.

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