Rapina nella gioielleria Nataly: condanne ridotte in Appello

Cinque anni per Francesco Palma e Ani Saku, entrambi in carcere. Dovranno risarcire i danni

BRINDISI – Condanne ridotte in Appello per i due imputati accusati della rapina consumata nella gioielleria Nataly, in viale Aldo Moro, a Brindisi: cinque anni di reclusione sono stati inflitti sia a Francesco Palma, 40 anni, di Brindisi, alias Maradona, in primo grado condannato a sei anni e otto mesi, che ad Ani Saku, di nazionalità albanese, in primo grado condannato a sei anni. Entrambi restano in carcere e dovranno risarcire i danni alla titolare e alla dipendente che la mattina del 21 novembre 2017 furono aggredite.

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La sentenza

La sentenza d’Appello è stata pronunciata nella mattinata di oggi, le motivazioni saranno depositate fra novanta giorni. Il collegio ha accolto in parte il ricorso presentato e discusso dagli avvocati difensori Dario Budano del foro di Brindisi per Palma e Mario Giangualano di Trani, per Saku.

Il mistero del bottino

Resta il mistero sul bottino perché i gioielli rubati, del valore di almeno 55mila euro, non sono stati trovati.

Il verdetto di secondo grado arriva a distanza di sette mesi dalla sentenza, con rito abbreviato, del gup del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis. In sede di discussione il rappresentante della pubblica accusa, Manuela Pellerino, chiese la condanna a dieci anni di reclusione per entrambi gli imputati, sottolineando le modalità cruente dell’azione consumata nell’oreficeria

La rapina e le telecamere

Stando alla ricostruzione dell’accusa, Palma e Saku riuscirono a entrare nella gioilleria fingendosi clienti e una volta all’interno bloccarono e aggredirono la titolare e una dipendente. Entrambe si cono costituite in giudizio e hanno chiesto il risarcimento dei danni, con quantificazione rinviata in sede civile. Palma è difeso dall’avvocato Dario Budano di Brindisi, mentre Saku dall’avvocato Mario Giangualano di Trani.

Palma venne fermato dagli agenti della Mobile a distanza di qualche giorno dal colpo, mentre l’altro venne bloccato dalla Polstrada in provincia di Massa Carrara: in auto aveva un’arma. Entrambi furono identificati perché incastrati dalle telecamere del sistema di videosorveglianza interne ed esterne alla gioielleria.

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La confessione

Il brindisino in sede di interrogatorio per la convalida del fermo, confessò di essere stato l’autore del colpo, dopo aver trascorso due notti nel carcere di Brindisi, ma negò di aver aggredito le donne. Disse al gip di non essere stato armato e sul bottino consegnò una versione ritenuta poco credibile: “I gioielli li ho buttati in un bidone della spazzatura nella fuga, nel quartiere Bozzano”. Palma fu il primo a essere identificato dai poliziotti della sezione antirapina, ma non venne trovato nella sua abitazione. Né in quelle dei familiari.

Nel corso dell’interrogatorio, ammise di essere lui l’autore della rapina nella gioielleria De Marco, in corso Roma, a Brindisi, la sera del 24 ottobre 2017. Per questo capo d’imputazione patteggiò la pena a tre anni e quattro mesi.


 

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