Scandiuzzi: "Difficile lavorare qui, ma resto"

BRINDISI – “In 17 anni abbiamo subito quasi 30 furti, per un danno indiretto pari a circa 300mila euro. Sono grato alla Squadra mobile per l’ottimo lavoro svolto, ma serve più collaborazione da parte della gente. C’è un’illegalità che va arginata”.

La sede della Scandiuzzi a Brindisi

BRINDISI – “In 17 anni abbiamo subito quasi 30 furti, per un danno indiretto pari a circa 300mila euro. Sono grato alla Squadra mobile per l’ottimo lavoro svolto, ma serve più collaborazione da parte della gente. C’è un’illegalità che va arginata”. Il cavalier Enzo Scandiuzzi, amministratore della nota impresa metalmeccanica trevigiana più volte presa di mira dai ladri che imperversano nella zona industriale di Brindisi, mostra tutte le denunce di furto sporte in questi 17 anni.

Scandiuzzi dice di sentirsi “brindisino d’adozione”. “Scendo almeno ogni 10 giorni – afferma il cavaliere – per vedere come vanno le cose qui in fabbrica. Stavolta, dopo il furto subito la scorsa settimana, ho preferito anticipare i tempi”. Se gli agenti della Squadra mobile diretti dal vicequestore Alberto Somma non avessero subito recuperato il bottino del colpo messo a segno la scorsa settimana, 22 utensili industriali del valore pari ad alcune decine di migliaia di euro trovati in un box del rione Perrino, la produzione della Scandiuzzi avrebbe subito un duro colpo.

“Il furto di attrezzature – spiega il cavaliere – rappresenta un problema concreto per la continuità aziendale. Può bastare il furto di un martello per impedire a un operaio di svolgere il proprio lavoro e quindi provocare danni indiretti a uno stabilimento”. In questi giorni, la Scandiuzzi è impegnata nella realizzazione di un segmento di nastro trasportatore per conto della centrale Enel Federico II di Cerano. Nel capannone in via E. Fermi lavorano 40-45 persone, tutte del posto, con punte annue di 50-60 unità.

La falcidia di furti subiti in questi anni (solo otto nel 2013) fa male. Ma Scandiuzzi, abituato a guardare la realtà con pragmatismo, non si fa scoraggiare, pur rendendosi conto del difficile contesto in cui opera la sua azienda. “Lasciare Brindisi – dichiara il cavaliere, che proprio ieri ha compiuto 64 anni – è un’ipotesi remota. Però questa situazione mi amareggia molto. Senza il ritrovamento della refurtiva, alcuni operai sarebbero potuti finire in cassa integrazione, si sarebbero verificati dei ritardi nei lavori e di conseguenza avremmo dovuto pagare una penale alla ditta che ci ha affidato la commissione”.

Scandiuzzi non mette in discussione l’operato delle forze dell’ordine. A più riprese, anzi, egli esprime profonda riconoscenza nei confronti della II Sezione della Squadra mobile di Brindisi, facendo riferimento al vicequestore Somma e all’ispettore Giudice, per “il lavoro che ogni giorno viene svolto in mezzo alla strada con l’obiettivo di portare la legalità, perché la legalità, vuol dire sviluppo”.

“Qui a Brindisi – spiega Scandiuzzi – abbiamo formato decine di persone, alcune delle quali hanno affrontato anche un’esperienza nello stabilimento di Treviso. Riusciamo a dare continuità a circa 50 famiglie. Ma, ripeto, siamo circondati da una situazione molto difficile”. Scandiuzzi rimarca a più riprese l’atteggiamento omertoso che spesso si instaura fra i cittadini.

“La gente – dichiara l’imprenditore – dovrebbe essere più collaborativa. La nostra refurtiva era stata occultata a poche centinaia di metri dallo stabilimento, in una zona abitata. Questo vuol dire che qualcosa non funziona. Per quale ragione – si chiede Scandiuzzi – la legalità non è più diffusa? Cos’è che manca?”. Il cavaliere è convinto del fatto che quasi tutti i furti perpetrati ai danni della sua impresa siano riconducibili a un’unica banda. “E allora – si chiede ancora Scandiuzzi – perché non si interviene per stroncare questo fenomeno in maniera definitiva?”

Ci sono delle proposte che vorrebbe avanzare al Consorzio Asi o a Confindustria per sostenere gli investimenti esterni?

Non saprei che tipo di proposta avanzare. La mia presenza è sempre stata discreta. In questi anni abbiamo fatto fatturati importanti, cercando sempre di prendere commissioni locali. Questo territorio ha delle potenzialità enormi. Se si sfruttassero meglio il porto, l’aeroporto, la ferrovia e il capitale umano, Brindisi potrebbe diventare un grosso polo industriale, in grado di attrarre lavori importanti.

Perché, a suo avviso, queste potenzialità non vengono sfruttate?

E’ difficile rispondere a questa domanda. Forse per l’eccessiva gelosia che c’è fra le varie imprese. Se riuscissimo a fare più sinergia e più gioco di squadra, ne beneficeremmo tutti.

E nel Nord Est, invece, com’è la situazione?

Anche il Nord Est è stato investito in maniera pesante dalla crisi globale. Ormai cerchiamo di disimpegnarci dal territorio. I nostri clienti sono quasi tutti esteri. C’è poi un problema legato all’età media dei nostri lavoratori del Nord, che è vicina a quella pensionabile. Per sopperire a questo disagio, dovremmo ricorrere alla manodopera extracomunitaria. Ma non è facile integrare in un posto di lavoro persone con lingua, cultura e tradizioni diverse. Brindisi, invece, è un punto produttivo molto importante. Basti pensare che l’età media dei lavoratori locali è di 35-36 anni.

Dunque non intende spostarsi da Brindisi?

Brindisi è una piacevole avventura. Mi trovo bene in questa città e rivendico con orgoglio la mia brindisinità. Potremmo sviluppare il doppio di quello che sviluppiamo, se solo si risolvessero alcune problematiche.

 

 

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